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La vera trama di 50 sfumature di grigio 2

È un giorno qualsiasi, nella vita di Anastasia Steele.
Cammina per strada con aria contrita, entra in ufficio con aria imbarazzata, parla a sussurri, guarda il mondo come un gatto guarda il decollo di un’astronave. Lavora in una casa editrice con ruolo di fermaporta. Un giorno va a una mostra d’arte di un suo amico, dove fatalità ci sono dei suoi ritratti con aria contrita. Anastasia si vergogna, non vuole. L’amico viene a sapere che quei ritratti sono appena stati acquistati da un milionario e lei ne è ancora più imbarazzata.

«Chi li ha comprati?» domanda.
«Io. Sono ricco» risponde Christian Gray, sbucando da un angolo.
«Oh, Christian» dice Anastasia «devi dimenticarmi. Hai superato il limite.»
«Ceniamo.»
«Ok.»

Al ristorante scopriamo che Christian Gray è affetto da una rara patologia per cui deve far presente il suo reddito ogni sedici secondi. Questo complica la comunicazione, perché da un lato Anastasia ha la stessa gamma di emozioni di Daitarn III, dall’altro abbiamo un uomo a cui hanno dato come dialoghi dei titoli di mensili di lifestyle anni ‘90.

«Christian, non abbiamo niente da dirci» dice Anastasia.
«Il polo: uno sport dimenticato.»
«A te piace farlo violento, a me invece piace il sesso raffinato, elegante.»
«Lo smoking si reinventa.»
«Mi stai… mi stai invitando a casa tua?»
«Lo yacht, filosofia di vita.»
«Christian, non dobbiamo! È sbagliato!»
«I migliori elicotteri del 2017.»
Scopano.

La prima scena di sesso consiste in inquadrature di deltoidi, bicipiti, mani che si stringono e lui che le mangia la passera. La colonna sonora pop-hop aumenta il disagio, essendo il genere musicale tipico dei cartoni animati per preadolescenti. Solo che invece della volpe coraggiosa nel bosco incantato c’è una tizia inespressiva che si fa sbaffare il grilletto dal fratello autistico di Tony Stark.

È come guardare il porno amatoriale di Paperone.

 

 

Il mattino dopo, Anastasia è contrita. Va al lavoro e invece di fermare le porte continua a mandarsi SMS con Christian, il quale è nel bel mezzo di una riunione e risponde con la sua solita carica erotica.

«Ci vedremo ancora?» domanda lei.
«I bottoni d’oro del blazer, un segno di distinzione senza età.»
«Siamo dei pazzi. Ma ti voglio ancora.»
«Il golf nel mondo.»

Quando si rivedono, Christian spiega ad Anastasia che lui ha subito delle violenze da piccolo, argomento che viene affrontato con la stessa profondità di un cinepanettone. I traumi hanno causato a Christian un buffo riflesso mentale per cui se qualcuno gli tocca pettorali o addominali, lui viene colto da mostruosi attacchi di dissenteria e caca senza controllo. Anastasia sussurra qualcosa di assolutamente irrilevante che porta Christian a dire una frase importante: «L’eleganza della pelle italiana.»
«Va bene, ma questa volta facciamo qualcosa di più spinto» dice lei.

Christian le tira due sculaccioni e le mangia la passera così.

Il mattino dopo, Anastasia è contrita. Dice che il suo capo non la apprezza. Christian quindi acquista l’azienda che gestisce l’azienda che gestisce la casa editrice dove lavora lei. È per questo che le donne hanno lottato: ottenere qualsiasi cosa non perché lavorano o perché si impegnano, ma perché scopano l’uomo giusto. E l’uomo giusto è ricco. Infatti quando Christian le regala smartphone e macchina lei non fa nemmeno il gesto di rifiutare.

«Ah grazie» dice lei con un accenno di sorriso «cosa facciamo stasera?»
«L’etica dell’estetica, a cura del barone Von Kauffman.»
«Stiamo andando a una festa alla Eyes wide shut? Davvero?»
«Il carattere dell’X5, il jet per eccellenza.»
«Vuoi mettermi delle palline cinesi in berta? Sei pazzo.»
«Rolex, tra passato e presente.»
«Ah certo, bellissimo, ora facciamolo violento, sottomettimi.»

Questa volta la sottomissione di Anastasia è estrema: Christian le tiene le gambe aperte con un bastone e le mangia la passera, ma con atteggiamento molto dominante. Il mattino dopo la festa più imbarazzante dai tempi del mio esame di maturità, Anastasia si sveglia in un attico/villa/yacht/astronave madre e non sa cosa pensare. Lo ama? La ama? Gli manda un SMS.

«Christian, dimmi la verità: cosa sono, per te?»
«Lo scamosciato, per un uomo di carattere.»

Il capo di Anastasia scopre di essere appena diventato dipendente dell’amante di lei, e fa quello che farebbe chiunque: prova a stuprarla. Non c’è momento migliore. Tra le scelte intelligenti si colloca giusto tra provare a disinnescare una bomba a martellate e fare il bagno nei fanghi radioattivi. Uno stupratore sceglie sempre di stuprare una donna nel momento in cui è più blindata. Si piglia un calcio nelle palle e sviene. Anastasia riferisce a Christian che lo licenzia. Il conflitto con l’antagonista termina con questa difficoltà.

 

«Oh, Christian, mi hai salvata!» dice Anastasia.
«Come prendersi cura della propria Bugatti Atlantic, pg.102.»

Dopo questa cavalleresca scena, Christian fa un bilancio: lui è un palestrato bellissimo che fattura 24,000 dollari ogni quarto d’ora, ha uno yacht, ville con piscina, azioni in borsa, un numero incalcolabile di aziende e gira in elicottero. Anastasia respira, ha la vagina ed è indecisa: è quindi la donna dei sogni di tutti gli uomini dell’alta società. Christian le chiede di sposarlo.

«Non lo so, sono indecisa. Potrei avere di meglio, dopotutto sono una nullità.»
«Tennis, uno sport da gentiluomini.»
«Lo so che mi ami, ma hai ancora il trauma della dissenteria. Non sei perfetto. Ricordati, io rappresento il riscatto sociale di milioni di zitelle che a furia di standard fantascientifici oggi dormono con trenta gatti e quattro antidepressivi diversi.»
«Il Philippe-Patek, un classico intramontabile.»
«Come può esserti passata? È l’amore che provi per me?»
«Gli alberghi sette stelle nel mondo e i loro designer.»
«Ma tu sei un sadico! Ti piace fare del male!»

Le mangia la passera, la porta al castello tra mille e mille fuochi artificiali, organizza un banchetto da 7834893487348734 invitati tra cui Obama, Ghandi, Temistocle, Grace Kelly e l’imperatore Marco Aurelio, la conduce in una piscina sotterranea, mostra un anello che costa come la Morte nera e le chiede di sposarlo. Anastasia dice di sì.

Sostanzialmente, l’uomo ideale per E.L.James è Rin tin tin.

 

La vera trama di Arrival

 

Buio. Archi strazianti, depressione e malinconia. GNAAAAAAA UOOOOO. È sera, il cielo nuvoloso, il mare freddo. Una tavola apparecchiata e vuota. Una casa vuota. Tristezza. Una bocca bacia una manina. Sagome in controluce. Un neonato sfocato. Macchie scure sfocate. Vagiti. Dettaglio di una fede stranamente a fuoco ma subito sfocata. Madre e figlia giocano, dettagli sfocatissimi. Sussurri biascicatih, ti voglio bbeneh PREEEEEEEEEEEE RAAAAAAA. Corridoio di un ospedale. Lagrime. Sussurrih. Primissimi piani di gente mai vista, movimenti di camera a caso, desolazione.

Fine del prologo.

 

Un buon inizio, mio signore.

 

La bionda professoressa F4 Basita inizia la sua lezione di linguistica all’università. Pioggia di SMS tra gli alunni, qualcuno domanda di accendere la TV, sono arrivati gli alieni. F4 torna a casa. Nel tragitto sentiamo passare jet, elicotteri, urla di disordini, carriarmati, ma vediamo solo lei che discute al cellulare con sua madre di bufale su Facebook. È tipo La guerra dei mondi, quando hai città distrutte da tripodi alti trenta metri ma tu reputi più interessante le turbe psichiche della figlia di un portuale.

Il giorno dopo si presenta un tizio in felpa, si qualifica come colonnello Negroni e le intima di tradurre una cosa. Preme play su un registratorino tascabile da cui esce questo splendido dialogo.

Chi siete? Prrrr-r-r-rt.
Da dove venite? Beuurrrp.

«Basta così» dice Negroni, spegnendo «secondo lei cos’è?»
«La gara di rutti di Cazzago di Dolo
«No. Sono gli aglieni. Cos’hanno detto?»
«Che ne so, devo parlarci, interagire.»

Segue tentennamento pietoso inutile ai fini delle narrazione e finalmente decollano. A bordo dell’elicottero conosciamo Phrogy, elemento maschile dalla personalità sfaccettata come un manichino di H&M. Giunti al campo base vediamo l’astronave, un robo a forma di cuori di mela sospeso sopra un praticello. È una bella soluzione di regia. Non solo hai l’impressione che l’alieno Mxztpl si sia aperitivato il cervello e abbia parcheggiato a sboro la starship-sharing, ma soprattutto invece di avere l’effetto drammatico di Indipendence day otteniamo l’effetto Fantozzi contro gli alieni.

Internet non la prende benissimo.

 

L’atmosfera al campo bAAAAAAAA WOOOOOOOOOse è intellettuale e malinconica. Vedo militari correre, c’è una crisi globale, abbiamo un contatto con una civiltà aliena ma io desidero solo sorseggiare tè verde biologico con curcuma e sterco d’opossum, accendere una candela di soia al profumo di nuovo Mac e parlare di Donald Trump.

F4, Phrogy e militari entrano nel biscottone, camminano sui muri e giungono a una vetrata. Appaiono due calamari giganti che muggiscono. Uno spruzza inchiostro formando una macchia da tazza di caffè. C’è il rischio il film diventi interessante, quindi si susseguono:

  • bambina sconosciuta su campo fiorito
  • bambina tocca bruco
  • riflessi di pozzanghere
  • tramonti sfocati
  • bastone che mescola acqua
  • bambina gira sasso
  • dettagli sasso
  • dettagli acqua
  • dettagli bastone

Siamo tornati al campo base.
Nella tenda ci sono computer e uomini indaffarati. Su una parete di monitor, scienziati da tutto il mondo cercano d’interpretare le macchie di caffè. Sono connessi via Skype in tempo reale e tra loro spicca il Pakistan, paese il cui motto è “scienziati & banda larga”.

Australia: «Noi stiamo provando a interpretarle al contrario.»
Inghilterra: «Noi abbiamo trovato riscontri logici stendendole su un piano.»
Germania: «Noi gli abbiamo applicato una matrice e sta funzionando»
Pakistan: «B
Francia: «Il nostro governo sta facendo pressioni, qualcuno ci da’ una mano?»
Norvegia: «Raga, qui abbiamo uno che ha trovato qualcosa d’interessante, vi mandiamo le scansioni.»
Russia: «Guardate i picchi in alto a destra del cerchio 24 e paragonateli a quelli del 74. Qualcuno riesce a vettorializzarli?»
Canada: «Russia, abbiamo fatto noi, stanno sul server.»
Pakistan: «u»

I telegiornali riferiscono che nelle città laggente spacca vetrine e crede a gobloddi. I militari, essendo tutti fascisti e stupidi, credono a queste fole e minano l’attrezzatura di Basita e Phrogy quando vanno a parlare coi calamari.
C’è un accenno di esplosione, azione, movimento, quindi subito appaiono:

  • Dettaglio sfocato treccia di bambina
  • Dettaglio occhio destro
  • Dettaglio zigomo sinistro sfocato
  • Dettaglio orecchio destro di bambina sfocato
  • Nasi sfocati si sfiorano
  • Sagome controluce
  • Macchie sfocate
  • Cielo nuvoloso

Basita si sveglia in infermeria.
Ha capito le macchie per magia: in realtà sono una scrittura che altera la percezione del tempo e permette a chi la legge di vedere il futuro. Si guarda attorno, vede il colonnello Negroni.

«Cos’è successo?» domanda.
«Ma niente, i ragazzi hanno messo una bomba.»
«Ah. Eh, succede» fa Basita, scendendo dal letto.
«Sì, manco vale la pena parlarne» dice un infermiere.
«C’è una cosa che deve tradurre per me» dice Negroni, e le fa ascoltare un’intercettazione del primo ministro cinese.

«Dice che hanno sbloccato onore, draghi e fiori» fa Basita «oh mio Dio, i cinesi stanno comunicando con gli alieni usando le tessere del mahjong!»
«AHAHAHAHAHA» ride Negroni «AHAHA IL MAHJONG COI POLIPI SPAZIALI»
«Sono seria.»
«Mi rifiuto di crederlo.»

Invece sì.


 

Quello che mi fa incazzare di Arrival è che ogni sottotrama è interessante tranne la principale. Prendete la riunione degli esperti cinesi: se il mahjong è stato eletto idea meno stupida, quali erano le altre? Io esigo due ore di riunione top secret dove un esperto suggerisce di inviare 150 drag queen, un altro canguri con le lettere dell’alfabeto e il capo di Stato vestito da Sailor moon che dice “nah ragaz, mahjong uber alles”. Oppure gli scienziati del Pakistan che cercano di stabilire una connessione usando un vecchio 386, connessione 56k e precetti del Corano.

Comunque, Basita torna dai calamari, domanda perché sono venuti sulla Terra, loro fanno la solita squirtata nera e il computer traduce donare arma.
È l’apocalisse.

«Arma! Ha detto arma! Via tutti!» urla Negroni al campo base. Tutti i paesi si disconnettono tranne il Pakistan. I russi sparano a un interprete perché boh. Le flotte girano i cannoni contro le altre. Vengono attivate tutte le testate nucleari del pianeta. Nel tendone la gente corre in cerchio urlando, fogli volano, gente grida, cani strusciano il culo per terra. Basita cerca di quietare gli animi:

«Raga, le traduzioni sono imprecise, non potete sclerare per una parola! Nessuno la dirà più. Dai. Magari il calamaro intendeva Arma
«Fate alzare in volo i bombardieri nucleari!»
«…ndo! E guarda dove vai col caffè, m’hai macchiato il maglione di Arma
«Stato di allerta massima!»
«..ni! Vabbè ne prendo un altro in arma
«Via! Via! Agli elicotteri!»
«…dio! AO BASTA FA’ GLI ISTERICI, CARMA
«Portate il presidente in un posto sicuro!»
«…TEVI! Dottore, mi aiuti, distribuisca un farma
«Scappiamo, è la guerra dei mondi!»
«…co! Ma che cazzo, ho dettocalma! Tu! Aiutami a tranquillizzare la sala!»
«Non posso!»
«Perché?»
«Sono il barma
«MORIREMO TUTTI»

Mentre il mondo si piscia addosso dalla paura, Basita scopre non si sa come che la calligrafia degli alieni, se la leggi tanto, ti insegna a prevedere il futuro e quindi di modificarlo! Nei corsi di sceneggiatura è detta tecnica Hokuto-Ken. Notate lo sceneggiatore vestito di blu mentre massacra sospensione dell’incredulità, coerenza, inventiva, soggetto originale e testicoli degli spettatori.

 

In sala il pubblico applaude entusiasta.
Nel film, Basita legge il libro che pubblicherà in futuro e capisce che i calamari sono lì perché fra 3000 anni saranno loro ad avere bisogno di aiuto. È la scrittura, la vera arma che portano! A quel punto Basita ruba un telefono satellitare, telefona al primo ministro cinese e gli ripete le parole che sua moglie gli ha mormorato sul letto di morte, senza che nessuno abbia idea di come, quando o perché lei le abbia sentite. Non sapevamo nemmeno il primo ministro avesse una moglie; è un peccato, sarebbe bastato togliere un paio di inquadrature di sassi e zigomi per dirlo.

 

 

Come succederebbe a chiunque, se uno sconosciuto ti telefona e ripete le ultime parole di tua moglie morta, tu ringrazi, riattacchi e smetti di lavorare. Anche il primo ministro cinese fa così: ascolta, si commuove e annulla l’ordine di attacco. Tutto il mondo è felice e contento, abbassa i cannoni. A quel punto le astronavi si girano, diventano invisibili e ne vanno.

Fine

No, scusate.
Mancano ancora venti minuti di AAAAAAAA WOOOOO GNEEEEEEEE. Inquadrature lente. Mare freddo. Cielo nuvoloso. Una shilouette. Shusshurrih ci shpieghanoh lah verithàh. È proprio quando l’unica parte interessante del film s’è conclusa che vale la pena rivangare le interruzioni di cui non te ne fregava niente prima, figurarsi adesso.

Ancora meglio farlo con shpshhshussurrihh.

A crisi ultimata, Basita si fa ingravidare da Phrogy. Siccome vede il futuro sa che la figlia morirà di cancro a dodici anni. Phrogy dice che non vale la pena farla, Basita invece dice che tutte le sue amiche su Facebook partoriscono e poi, comunque, un gatto dura meno. Phrogy la mollaAAAAAAA WOOO GNIGNIGNIIIIIIII, lei partorisce e cresce la bambina da sola. Le fa anche fare la chemioterapia pur sapendo che comunque schiatterà, perché al festival di Venezia non può mancare la scena di qualcuno moribondo in ospedale.

Fine.

In una tenda, un monitor polveroso ha un bagliore.
Pakistan: «ongiorn»

 

Come funziona la hate parade

Da quando sono su Facebook m’hanno invitato in tutti i gruppi chiusi del mondo. Qualsiasi cosa con favelas, degrado, pastorizia, etc. Tutti.

Dentro trovo i soliti quarantenni che fumano canne e si sentono Escobar, i soliti trentenni felpa&calvizie che cercano di darsi un tono e le solite pornofoto corredate da insulti tipici dei repressi (caGNNe, tRRoie, eccetera). Di solito mi disiscrivo dopo tre post. Soltanto un sociopatico mai uscito dalla cameretta dei genitori può pensare quella roba sia da duri o divertente. Nel mondo reale i maschi rispettano chi riesce a rimorchiare, a fare bene un lavoro, a guadagnarsi da vivere, a difendersi e aiutare il prossimo. La lingua è il cazzo degli impotenti, gli insulti sono i pugni dei codardi e i membri di queste pagine sono sbarbati o cialtroncelli che ridono tra benzodiazepine e crisi di panico.

Purtroppo qualche giorno fa gli stimaticolleghi ne scoprono l’esistenza e per incanto un manipolo di perdenti diventa “la cultura dello stupro”, “gruppi per uccidere le donne” con lo stesso principio per cui un cazzotto diventa “massacrato di botte” o un tamponamento “inferno in autostrada”.

Ne risulta il solito starnazzar di penne nell’aja che riassumo in questa gif.

 

È emozione, non informazione.
Cioè immondizia.

Purtroppo ogni volta che Selvaggia Lucarelli giuoca a la Stella della senna delle baraccopoli, nella mia casella messaggi fioccano richieste di commenti sul suo operato. A cui non rispondo, perché piuttosto di parlarne mi piallerei lo scroto con una grattugia arrugginita. Ma dato che i messaggi su FB stanno diventando tantini, chiudiamo ‘sto discorso una volta per tutte.

Dunque.

Insultare qualcuno in Internet attiva lo stesso meccanismo psicologico del gioco d’azzardo: soddisfazione immediata, quindi dipendenza. Fateci caso: è molto più difficile ignorare che insultare, perché l’odio è una droga. Ogni volta che vedo gente screenshottare i propri arguti commenti in risposta agli status di qualche VIP io vedo questo.

 

 

Sono tossicodipendenti.

Il lavoro di Lucarelli, Salvini, Adinolfi, Grillo etc. consiste nel raccogliere le deiezioni emozionali della suburra, attaccarci il proprio nome sopra e venderle alla massa, che a suon di commenti e condivisioni eleva il venditore a “personaggio controverso”. Ossia uno che in radio, TV e giornali garantisce valanghe di ascolti, quindi di soldi. Succede grazie agli haters, non ai fan. Se una cosa ti piace, solo premere “like” ti fa fatica. Ma se una cosa ti fa incazzare allora parte la risposta, lo spam ossessivo, la ricerca di supporto, le condivisioni, gli insulti. Quando vedi un filmato su Youtube che ti piace, spesso ti dimentichi di mettere il like. Viceversa metti il dislike e aggiungi il commento.

Se vuoi fare numeri veri, in Internet, devi procurare odio e linciaggi.

Pagine degrado: le donne sono troie, linciamole. Lucarelli: gli uomini sono sessisti, linciamoli. Salvini: gli immigrati caccapupù, linciamoli. Marcianò: gli scienziati mentono, linciamoli. Grillo: i politici arrubbano, linciamoli. Adinolfi: i gay fanno schifo, linciamoli. Animalisti: gli umani sono cattivi, linciamoli.

È sempre la stessa formula.

Ai capipopolo non importa nulla di chi difendono. Donne maltrattate, popolo italiano, gente che non arriva a fine mese, animali, sono pretesti. Scuse per massacrare idioti a caso legittimandosi con la legge del taglione. E lo fanno perché nel medioevo in cui viviamo odio e sangue fruttano barche di soldi.

 

Una persona sana di mente, se ha tempo libero, legge cose che gli interessano. Coltiva le proprie passioni. Lavora per migliorare la qualità della propria vita. Assorbe positività. Ecco perché ogni giorno cerco di non cascarci. Quindi, per favore, non scrivetemi cosa penso delle ultime novità in hate parade. Sarà stronzo e snob, ma ho di meglio da fare.

La giuria popolare, gli elettori e una macchina

Sottosuolo della nuova sede Casaleggio associati
Il sotterraneo è un’arena di monitor, tower e tastiere, illuminata da lampade e schermi a led. In alto, nella postazione di comando, Lucrezia Banana tiene le braccia incrociate e ascolta le parole del telegiornale. 

L’Umile Portavoce, dopo aver fatto un passo di lato, poi un passo indietro, poi un passo avanti, poi aver affermato di essere lui l’unico capo del M5S, ha dichiarato che la realtà, d’ora in poi, verrà sottoposta a una giuria popolare di iscritti al suo blog. Se la giuria stabilirà che un evento, un fatto o un’informazione non sono reali, non lo saranno. In Internet…

«Oh, Gesù» fa Lucrezia.
«SIGNORA!» urla l’addetto al sito, ma non serve: tutte le luci d’emergenza diventano rosse, e nell’aria risuona una sirena digitale.

BEEP

«Si comincia» fa Lucrezia, guardando il commento «animo, abbiamo visto di peggio. Frank, chiama gli autori e domandagli cosa si sono fumati con ‘sta storia della giuria po

BEEP

 

«Che cazzo dice, questa?» fa Frank, viceresponsabile, di fianco a Lucrezia.
«Toglietelo.»
«Ma è un account certificato!»

I telefoni squillano in un crescendo di grandine digitale: «Signora, dagli uffici del terzo piano domandano quanto tempo ci serve per formare la giuria popolare.»
«Formarla? Ma sono seri?»
«Signora, dal quinto piano domandano se qualcuno di noi ha mai letto 1984.»
«Va bene» dice Lucrezia, scrivendo in fretta su un block notes «dov’è Casaleggio?»
«È morto.»
«MA NO LUI, L’ALTRO!»
«Ah. L’hanno trovato che vagava in stato confusionale nella foresta del costa Rica. Un’equipe di guerriglieri addestrati alla Playstation stanno organizzando il rimpatrio.»
«…allora chi da’ gli ordini?»
«Lei, signora.»

BEEP

«E da chi dovrebbe essere controllato, da un chirurgo?»
«Piantala di cercare un senso, Frank, è come cercare di cacare un esagono. Abbiamo altri problemi. MATTEO!»
«Comandi!»
«Tira giù dal letto gli influencer a casa, falli venire tutti. Social! Quanto ci vuole per blindare i trending topic?»
«Almeno mezza giornata, senza rinforzi.»
«Mi basta un muro di hashtag scorrevole, ce la fate in due ore. ANDREA, MARZIO, PORTATEMI I CANDIDATI PER ‘STA GIURIA POPOLARE, VAMOS!» dice Lucrezia, battendo le mani. Da qualche parte una stampante inizia a sparare fogli pieni di nomi.

BEEP

 

«I famosi avvocati che operano come volontariato» mormora Lucrezia.
«Il nutrito pool» aggiunge Frank.
«Signora, abbiamo dei problemi su Facebook.»
«Fate vedere.»

 

Lucrezia Banana inspira dal naso con forza, espira: «Gestitela voi, solito protocollo.»

BEEP

«Cioè… cioè questo crede Beppe sia Gesù Cristo redivivo?»

BEEP


«Perché s’è interrotto?»
«Devono essere arrivati gli infermieri» dice Lucrezia, afferrando un plico di fogli che gli porge un influencer. Sono i nomi dei 37.000 iscritti al blog. Lo butta sul tavolo: «Non posso passare il pomeriggio a scorrere gente con la seconda e mezza elementare o pazienti psichiatrici. Tu, tu e tu, fatemi una scrematura. Tirate fuori una decina di tizi capaci di passare per sani a un’intervista superficiale.»

«SIGNORA!» urla l’addetto comunicazioni «IL MEETUP DI POSILLIPO DOMANDA SE LA GIURIA POPOLARE HA STABILITO SE LORO ESISTONO O MENO.»
«Cosa?»
«Un fatto è reale solo se la giuria popolare decide che lo è, giusto?»
«Sì.»
«Ma è vero che Grillo l’ha detto?»
«Certo, è scritto.»
«Ma nessuna giuria popolare l’ha approvato. Quindi, finché una giuria popolare non dichiara che Grillo ha davvero ordinato di formare una giuria popolare, quella giuria non si può formare. Ma se non esiste una giuria, come si fa a dire che Grillo ha davvero detto che bisogna formare una giuria popolare? Potrebbe essere una balla dei media.»

 

BEEP


«Ah, certo» fa un analista «il famoso stato Giorgia.»
«Il blocco catene verità-bitcoin.»
«Il recente esempio.»

Se solo padre Pio fosse qui, pensa Lucrezia, m’aiuterebbe a bestemmiare.

BEEP

«Non sarpei davevro, signore» dice Frank guardando il megaschermo «inspiegabili intrighi di poetre.»
«FRANK, NON TI CI METTERE ANCHE TU!» grida Lucrezia «Matteo, riferisci al meetup di Ritardia che abbiamo già abbastanza problemi. Novità dalla writing room?»
«Hanno tutti rassegnato le dimissioni e viaggiano spediti verso la Cayenna.»

BEEP

«Ma certo, certo» annuisce Frank, lavorando al suo terminale «Non ricostruiremo Amatrice prima di aver stabilito se quest’anno fa più caldo dell’anno scorso.»
«FRANK!»

BEEP

Lucreziaaah…

 

BEEP

«Ho già visto ‘sto sistema di governo, era il villaggio dei Puffi.»
«No, lì c’era il grande puffo.»
«Ma Gargamella e il suo gatto Birba potrebbero rappresentare Renzi e
«Silenzio!»

 

BEEP

«OH DIO» grida un influencer «OH DIO SONO CIECO, CIECO!»
«Mandatelo in infermeria, ha riletto il commento. Tranquillo, ragazzo, tra un’ora sarai come nuovo. Arriva ‘sto personale ausiliario o no?» fa Lucrezia.
«Stanno sellando i cavalli.»
«Cosa?»
«Sono le nuove regole della decrescita ecologica cruelty free bio vegan, signora. Il problema è che i cavalli cacano senza controllo, e ogni dieci metri gli influencer devono fermarsi a raccogliere stronzi grossi come coccodrilli. Sa, la raccolta differenziata.»

BEEP

«Ps4 hai foto di piedi?»
«Un giorno faranno un film su questo secolo e lo chiameranno Ritardati fantastici e dove trovarli.»
«Chiamatemi l’influencer senior.»
«In vivavoce adesso, signora.»
«Giddap! Vai, Ombromanto! Al trotto! Chi parla?»

 


 

 

 

 

 

 

 

Il mattino dopo, ore 5.32
Primo piano della Casaleggio associati.

Frank esce dalla stanza, raggiunge la macchina del caffè. Vede Lucrezia a occhi chiusi seduta su due sedie, con la testa all’indietro. Frank apre una busta di Nescafè cercando di fare il meno rumore possibile. Lei apre gli occhi, si rigira il cellulare tra le mani, tira su la schiena con una smorfia.

«Come si sente, signora?»

 

 

 

 

 

«D-domanda sbagliata?»
«Ti ho mai parlato di Sofia?» dice Lucrezia, stiracchiandosi.
«No» dice lui, versando l’acqua calda «lei non parla molto.»
«Famiglia medioborghese, caruccia e stupida. Viveva di fronte a casa nostra al mare. Estati insieme. Stava sempre male.»
«Di salute?»
«Di testa. Ogni cosa le creava ansia. Crisi di nervi solo per decidere cosa mettersi.»
«Ho avuto una ragazza così all’università.»
«Bè, a diciannove anni Sofia decide che vuole vivere senza pensieri. Non vuole più decidere o preoccuparsi di niente. Come una principessa.»
«S’è fatta d’eroina?»
«No. Ha iniziato a prostituirsi.»
Frank scoppia a ridere e gli va di traverso il caffè: «Scusi, ma…»

«Coi primi soldi va in palestra, apre un profilo Instagram dove si mette in mostra. Va alle feste giuste. Si paga una plastica dopo l’altra fino a diventare una bambola. Oggi ha ventiquattro anni e ce l’ha fatta.

Non deve decidere il menu. Non deve scegliere i drink. Non deve pensare a cosa fare, dove andare, con chi. Non si preoccupa del futuro. Non fa i conti a fine mese. Non ha idea di quanti soldi ha in banca. Non pensa nemmeno a cosa mettersi la mattina o la sera, trova sempre tutto pronto. Vestiti, borse, gioielli, istruzioni, orari. Se vuole, chiede. E non ha più ansie. Gira alberghi a sette stelle e voli in prima classe con addosso vestiti e gioielli che io non avrò mai, in posti che non vedrò mai» dice Lucrezia, guardando le foto con un sorriso d’ammirazione «Non è bellissima?»

Frank sporge la testa: «È sicuramente un gran pezzo di… donna.»
«Non lei, Frank. Quello che rappresenta. Il suo Instagram è la prima cosa che guardo appena sveglia, o quando sono stanca morta. È un monumento, per me.»

«Alla prostituzione?»
«No. Alla volontà.»

«Scusi, non è degradante?»
«È degradante Inside Out, semmai. Il manifesto di un occidente fatto di bestie emotive come quelle lì» dice Lucrezia, indicando la control room «la protagonista del cartone te la ricordi? Solo emozioni. Gioia, rabbia, disgusto, paura. Fine. Un animale. Sofia è l’esatto opposto.»
«Non capisco.»

«Come abbiamo scalato la catena alimentare, Frank? Con le emozioni? Facendo sapere ai leoni e ai nostri simili cosa provavamo in quel momento?»
«Non credo.»
«Infatti, ci siamo evoluti sopprimendole. Con dedizione e disciplina. Sofia voleva vivere come una principessa? Bene, s’è ficcata plastica sotto la carne, fresata le ossa, mangiato e bevuto da monaca, s’è fatta un culo così in palestra e s’è fatta penetrare da un numero imprecisato di vecchi e ciccioni. E ha ottenuto quello che voleva. Dov’è che le sue emozioni sono state utili?»

«Da nessuna parte.»

«Già. Ci sono solo razionalità, volontà, dedizione: in una parola, azione.» dice Lucrezia, e i muscoli del naso hanno un tremito: «Le emozioni sono escrementi mentali. Interessano solo alle nullità che si crogiolano nella propria pigrizia e si masturbano con l’invidia. Che celebrano le loro importantissime emozioni come scimmie che venerano la propria merda. Per me la vita ha senso in funzione di quello che faccio, non di quello che sento. Per questo Sofia a ventiquattro anni mangia aragosta a Dubai, io dirigo un reparto e le nostre coetanee frignano su Internet da casa dei genitori.»

«Non volevo offenderla.»
«Non l’hai fatto. So che era una cortesia. Lo apprezzo. Ma io non sono una donna dolcemente complicata, Frank. Sono una macchina. Non ho amiche, né amanti, né animali, né gioielli, né vestiti diversi da quelli che indosso. Ho solo quello che voglio e quello che devo fare per ottenerlo. Capito?»
«Sì.»
«Nessun problema. Riposiamo venti minuti, poi torniamo al lav

 

 

«Perché mi guardi così?» fa Lucrezia.
«C-cosa? Come la guardo?»
«Smettila. Sembri un imbecille.»
«Scusi» dice Frank.
È che mi innamoro sempre delle donne sbagliate, pensa.

Mestre, 200x

Degrado ambiente

Cinque e mezza, esco dal palazzone. Goccioline di sangue sul marciapiede mi guidano a una siringa. Alla fermata noto una macchina col finestrino rattoppato dal nastro adesivo. L’asfalto è dissestato da una ventina d’anni. Dal boschetto alle mie spalle proviene un fruscìo, è un tossico accovacciato nell’aiuola coi pantaloni calati.

«Minchia frateeeee» geme.

Segue zbrof che diventa quaaaark, poi una colonna di vapore sale pigra nell’aria frizzante della mattina. Arriva l’autobus. Il tossico scatta in piedi tirandosi su le braghe, barcolla e sviene sui propri escrementi mugolando oh nooo. Le porte del mezzo si aprono su una muraglia di piumini neri. Permesso, scusi, mi spiace, permesso, dove vuoi che vada, si ma ce l’ha il biglietto, signora non arrivo, il piede, ahia, quei brutti cadaveri, ah ma c’ha ragione Bossi, permesso, scende? Ma lavatevi, Cristo! Ce l’ha con me? Vergogna! È il controllore, quello? No è della sicurezza di COIN. Chi mi tocca il culo?

Dai vetri appannati vedo scorrere immondizia bruciata, muri lerci, sedie di plastica dove di notte lavorano travestiti ecuadoregni, prostitute somale, spacciato
«E gli zingheri, ce lo scriva, gli zingheri col campo profughi albanese che gli rubano il lavoro» dice una signora col cappottone in collo di volpe anni ’90.
Scendo per far salire gente. Non riesco a risalire.
Vado a piedi.

Nelle tabaccherie, vecchie e badanti grattano schedine come rosari. Entro in farmacia. Plotoni aspettano la distribuzione dell’ostia chiamata Minias, Solian, Valium, Ansiolin, Tavor, Zoloft, Xanax, Rivotril e una falange di roba che finisce in “zpam”.
«È la mia stampella» spiega un uomo «ne prendo 13-18 goccine al mattino.»
Da vent’anni, aggiunge.

Quando lo stampellato se ne va, dietro al banco vedo lei.

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La neolaureata dottoressa Veronica Lazzari. Bionda, occhi verdi, vita stretta e due poppe che mettono a durissima prova i bottoni del suo camice e della mia cerniera lampo. È una di quelle donne che vedi nei sogni, mentre scende da una Bugatti Atlantic sulla ghiaia di una villa del 1900. Domanda cosa desidero con un sorriso che ricorda giardini in primavera e tende di lino. Devo assolutamente troncarglielo nel culo, ma non posso approcciarla lì. Devo prepare il giusto habitat. Spianare la strada. Rendere la penetrazione un’opzione verosimile.

Compro il deodorante della Vichy come nulla fosse, ringrazio, esco e vado a lavorare. Al bar della stazione indosso la divisa e mi preparo a ricevere l’orda di viaggiatori. È una settimana che la mattina lavoro qui e il pomeriggio in cantiere a Marghera. Accendo la radio e cerco una stazione decente, sovrappensiero.

ema di smentita che la ripresa economica inizierà nella seconda metà del 2009 chsssh nel primo trimestre 2010 chssh a metà 2010 chsssh all’inizio del 2011 chsssh a fine 2011 chsssh nella prima metà del 2012 chsssh verso fine 2012 chsssh

Le donne sono emotive, non logiche. Abbiamo la tendenza a pensare gli piacciano soldi, muscoli e begli oggetti per lo stesso motivo per cui piacciono a noi. Non è affatto così. Alle donne piace ciò che è evocativo. Il motivo principale per cui “non hanno niente da mettersi” con l’armadio pieno non è che schifano quello che c’è dentro: è che schifano com’è presentato. Prendi la stessa roba e disponila bene: si vestirà felice.

 primo trimestre 2013 chsssh a metà 2013 chsssh a fine 2013 chsssh a inizio 2014 chsssh metà 2014, chsssh fine 2014, chsssh tra 2014 e 2015 chsssh nel 2015 chsssh arriverà del tutto nel 2016.

Perché adorano il letto a baldacchino? Ci dormono nello stesso modo di uno Ikea, ma il baldacchino evoca una vita da principessa. Perché adorano le scarpe coi tacchi, se poi non le mettono? Perché evocano le occasioni in cui indossarle. Con le donne, sui 100 metri, lo stile batte i soldi. Alzarsi quando si alza, togliersi il cappello e aprirle la porta dell’auto ti fanno guadagnare 10 metri. Saper declinare i congiuntivi altri 10. Avere  scarpe pulite altri 10. Se sei bravo e hai un minimo di culo, ce la fai. Poi oh, se vivi in un garage subaffittato come me non hai speranze d’amore.

Ma almeno trombi.

ZZZWHla ripresa economica inizierà nel 2017 e i soldi usciranno dai tombin
Spengo.
Ho un’idea.

«No, abbia pazienza» dice un ragazzo «a me interessava sapere quando ci sarà la ripresa economica.»
Riaccendo.

«Chssshla ripresa inizierà nel 2028
«A posto, grazie.»
Spengo.

Finito di lavorare galoppo verso il fioraio, domando cosa può farmi.
Apro il portafogli. Ci sono 10 euro.

«Un mazzolin di fiori che vien dalla montagna» risponde.
«E se ci aggiungo due euro?»
«È la svolta.»
«Per favore. Sono per la dotto
«…la dottoressa Lazzari, sì. Immagino.»
«Come lo sa?»
«Guardi, quello devo consegnarlo in farmacia domattina da parte dell’avvocato» dice indicando un geyser di fiori alto due metri «la sfera genkidama dai mille profumi invece è da parte del commercialista, la consegno in pausa pranzo. Nel pomeriggio dovrebbe venire il dottore coi biglietti per l’opera da mettere nella busta.»
«E quanto costano?»
«I fiori? Bah, seicento, settecento euro. Dipende.»
«Ci dev’essere una soluzione che non preveda il malaffare, il reato, la truffa.»
«Bè, nei centri sociali troverà femmine anagraficamente umane dispo


La mia bestemmia fa crollare il monastero di santo Stefano protomartire, venti carmelitane trapassano, il Papa ha un lieve giramento di capo, sull’Everest odono un’empia voce e nel sud Dakota si registrano morìe di conigli.

Anche oggi si scopa domani.

Salgo in autobus. Mi lascio alle spalle il centro, osservo sfilare giovani depressi, adulti farmacotossici, vecchi rancorosi, volti deformati da quell’odio strano e sinistro che abbiamo qui, tra sirene delle fabbriche e fischi di treni, dove l’italiano è considerata una seconda lingua e la speranza è la bottega dei genitori. Magari un giorno dimenticherò tutto e diventerò uno di quelli nostalgici che sogna di tornare ad avere vent’anni.

Per ora no.