“Partire è un po’ morire” disse un viaggiatore Trenitalia. 

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A casa mi preparo due panini con un etto di crudo, asiago, insalata in dosi massicce, pane fresco, bottiglietta d’acqua riempita dal rubinetto di casa, costo totale: 2,80 euro. Non mi è chiaro come sia possibile che in stazione per due pezzi di pane alla naftalina, una foglia d’insalata e un velo di prosciutto in crisi d’identità ne chiedano 4.80, ma non importa. Ho altro a cui pensare.

Entro in stazione tra tedeschi obesi, hipster in interrail che prenderei a sberle volentieri, branchi di giappocinesi che si muovono in slow motion intasando qualunque via di accesso o di fuga, guardie giurate convinte di essere Rambo che hanno occhi solo per le svedesi mentre le scalinate sono piantonate da tizi che sequestrano il bagaglio alle donne, fanno le scale e le aspettano in fondo con la mano tesa per il riscatto. Raggiungo la biglietteria. Diciassette sportelli di cui due operanti devono tenere testa a falangi d’idioti di ogni nazionalità la cui età va dai quaranta ai duemila anni, nessuno dei quali parla una lingua diversa dal dialetto.

Fermi in coda aspettano il loro momento di gloria.

«Senta, il prossimo anno circa in questo periodo devo andare a Genova, ma non so se partirò da Milano o da Roma. Il biglietto posso farlo qui adesso? Mi costa uguale?»

L’omino dietro il vetro si lancia in una descrizione complicatissima di cinque minuti declamata col tono di chi stanotte si ucciderà. Il cliente lo ascolta con sguardo gallinaceo. E’ chiaro che non stia capendo un cazzo, ma non interrompe perché è furbo ed è convinto che alla fine, con l’ultima parola, comprenderà tutto per magia.

«Ha capito?»
«No»

La spiegazione viene ripetuta.
Lo sguardo viene ripetuto.

«Ha capito?»
«Cioè… sta dicendo che io non… non posso prenotare?» tenta l’idiota.

«SENTA, QUI DOBBIAMO PRENDERE IL TRENO!» grida uno in fila.
Il tizio si fa da parte con occhi di livoroso rancore.

«Dica» fa l’omino.
«Io un anno fa avevo fatto un biglietto per andare a Genova ma l’ho perso, quindi non lo uso. Potete rimborsarmelo lo stesso?»
«No»
«Come no?! Ma io non lo uso!»
«E io che posso farci?»
«Rimborsarmi il biglietto!»
«Ma se manco lo trova, io come faccio a sapere che quel biglietto esiste?»
«Mi sta dando del ladro?»
«SENTA, QUI DOBBIAMO PRENDERE IL TRENO!» grida il cliente alle sue spalle.
«Un attimo, sono appena arrivato!» bercia il cliente.
«E’ lì da cinque minuti!»
«Io ci sto quanto voglio, se permette»
«Guardi che chiamo i vigili»
«E io chiamo la polizia»
«E io lo dico alla maestra»
«GNA»

 

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Dopo dieci minuti abbandono questa sottospecie di asilo mariuccia e vago alla ricerca delle biglietterie automatiche, oggetti del demonio che vengono spostate ogni settimana per motivi ignoti. Fermo un impiegato di Trenitalia.

«Sa dove sono le biglietterie elettroniche?» chiedo.
«E io che ne so, sono un impiegato, mica un indovino» risponde.
Se ne va.

Aguzzo le orecchie. Tra l’altoparlante che annuncia ritardi, scioperi e cancellazioni intercetto le frequenze dei lamenti umani. Raggiungo una fila di Escher davanti a quattro biglietterie automatiche. Due non funzionano, una va solo col bancomat, la rimanente è presa d’assalto dall’armata mongoloide che fissa lo schermo come io fisso una lavagna con una disequazione.

 

SELEZIONARE STAZIONE DI PARTENZA

«Questa è Venezia o Mestre?» chiede una donna «vabbè, facciamo Venezia»

SELEZIONARE STAZIONE DI ARRIVO

«Io… io vorrei andare a Milano»
Preme Trapani.

«Ma… il treno per Trapani passa per Milano?» domanda a quello dietro, un cinese che la folgora con lo sguardo. La donna capisce che non riceverà aiuto e chiede a quello dietro, un moldavo grosso come un carroarmato e alto come una betoniera.

«Scusi, lei capisce come funziona?» trilla.
«Picchiare dona, pichiare macchina, vodka per tutti» sibila tra i denti lui «siempre funziona»
«No, eh? Tu?»
Sono io.

Faccio per passare la fila e aiutarla, ma il moldavo mi ferma alzando il braccio.

«Dove tu va?»
«Le do una mano o qui facciamo notte, non sto saltando la fila»
«Io guarda te»

Il giappocina nemmeno mi considera. Raggiungo la biglietteria, compilo i campi richiesti.

 

INSERIRE CONTANTE

 

Mi giro.

«Cosa vuoi?» domanda stizzita.
«Deve mettere i soldi» sospiro.
«Non ti do niente»
«Ma no a me, alla macchinetta!»
«Vabbè, quanto?»
«C’è scritto»
«Dove?»

Guardo il moldavo. Lui con la mano sinistra mima l’afferrarle il collo, con la destra il colpirla in faccia. La donna inserisce i soldi, afferra il biglietto, verifica due volte di non aver lasciato monetine e se ne va senza dire nulla.

«Oh, grazie, eh?» le grido dietro.
Torno in fila.

Il samurai giappocina impiega un tempo ragionevole. Il moldavo arriva davanti allo schermo, smanetta, inserisce il denaro. La macchina impiega due secondi di troppo a cagare il biglietto, così il pachiderma le assesta un cartone a potenza genkidama che la fa traballare e spegnere.

«SVOBODA NARODU KRISHNEV!» ulula la bestia, e inizia a distruggerla a calci.
Me ne vado lasciandomi le urla alle spalle. Tre poliziotti corrono verso di lui. Urla di donne, gemiti di uomo, berretti della polizia che volano.

«Scusa, tipo? Oh, tipo? Tipooo» chiama qualcuno.
Mi basta uno sguardo per riconoscere un videogiocatore a corto di smack.

 

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«Mi manca un euro per fare il biglietto» dice, impaziente, guardando il drago magico allontanarsi.
«Te ne ho dato uno la settimana scorsa, ancora non sei partito?»
«Ma è per un altro viaggio» geme, scalpitando.
«Valuterei la bicicletta, a ‘sto punto»
«Dammi qualcosa, no? Stai in cravatta!»
«Vuoi la cravatta?»
«Un euro, un… seh vabbé, ciao»

Arrivo al binario, il luogo dove donne e uomini si guardano di nascosto apprezzandosi, evitandosi, selezionandosi e posizionandosi in modo da finire nella stessa carrozza. Noto una sudamericana che attende assieme al resto del popolo, stipato dietro in venerazione della sua 42. Arriva il treno. La gente spintona, tremante e ansimante per la tensione del momento. All’apertura delle porte con un grido corale uso marines al D-day tutti scattano incastrandosi nelle portiere tra urla, pianti, gemiti, spinte, bestemmie. Alcuni lanciano i bagagli verso i finestrini nella speranza di romperli. Abbatto la sudamericana a gomitate in bocca e uso il suo corpo inerte come ponte per scavalcare.

All’improvviso le porte fanno BEEEEEEEEEEE, poi si chiudono.
E’ il massacro.

Arti vengono fratturati, valigie rigide divelte, persone rimangono incastrate a metà in un crescendo corale di imprecazioni disperate. Gli unici riusciti a salire siamo io e un camerunense perché abbiamo borsoni morbidi e un tono muscolare tale da permetterci di issarci a braccia aggrappandoci alle sbarre di sostegno interne. Ci lanciamo in aiuto dei mutilati, forzando le porte.

«MA CHE FATE, FERMI!!» urla qualcuno al capotreno in fondo, che sta chiacchierando col macchinista.
«FERMIIIII!!» urla una donna stritolata.
«IL BAMBINO! ATTENTI AL BAMBINO!»
Il bambino è finito sulle rotaie.

«State tranquilli, è solo un test delle porte» fa il capotreno soffiando il fumo della sigaretta.
«FATE UN TEST DELLE PORTE MENTRE LA GENTE SALE?! MA AVETE LA MERDA NEL CERVELLO?!»
«Calma, calma, ora le riapriamo»
«AAAAH!»

Le porte si riaprono a macchia di leopardo.
La nostra evidentemente era di un puma.

«Ecco, l’avete rotta!» grida il capotreno, isterico «vi farò pagare i danni»
«AIUTOOOOOOO» urla una vecchia sul marciapiede con una gamba bloccata sotto un trolley dentro il treno «AIUTATEMIIIIIH»
«Signori, in carrozza, si parte» fischia il controllore.

Con la forza della disperazione riusciamo a caricare persone e bagagli. Alcuni restano a terra, sguardi disperati che battono contro le portiere. Tutti li ignorano, è già partita la caccia al posto migliore. Le donne cercano di sedersi per ultime per poter scegliere il migliore compagno di viaggio che possa issarle le valigie e difenderla dai questuanti che non hanno soldi per mangiare ma distribuiscono cartoncini stampati in comic sans. Gli uomini cercano i compagni che puzzano di meno. Quelli che riescono a raggiungere un quadrato di quattro posti liberi si affrettano a occupare le altre tre poltrone con tutto quello che possono uso fortino. Quando qualcuno domanda “è libero?” digrignano i denti e sibilano “sssssì”. Dieci minuti dopo, finalmente, la calma. È ora di dimostrare ai miei antenati che anch’io posso sopravvivere a un’era glaciale.

Per viaggiare con Trenitalia è bene munirsi di camicia di lino e montone, giacché grazie al progresso della tecnologia oggi tra un vagone e l’altro puoi passare dal Sahara alla Finlandia. Un tempo col caldo c’erano i finestrini abbassati, oggi i finestrini sono sigillati e tutti gli scompartimenti sono dotati di condizionatori, distributori di Legionella e di inaudite bestemmie in quanto il termostato viene affidato al primo idiota che frigna col capotreno. Quindi assistiamo a scene di questo tipo:

«Capotreno, scusi, ma in carrozza si muore di caldo» geme una donna in pelliccia.
La temperatura scende a 7°. Le prime mani tremano, i deboli vengono colti da attacchi di dissenteria fulminante che li porta a bussare contro la porta del cesso urlando PRRRREEESTOOOO, FACCIA PRRRREEESTOOOOHOHODDIO PRRREESSSTOOOOO. La gente squarcia i sedili di finta pelle per farne vestiti di fortuna. A malincuore, alcuni scotennano il proprio gatto per farne un copricapo di pelliccia.

«Capotreno, scusi, in carrozza ho le sopracciglia ghiacciate» protesta un vecchio in camicia a maniche corte.
Vertiginosa salita a 20°. Gli abiti di fortuna vengono rimossi e utilizzati per accendere un focherello e grigliare i resti degli animali abbattuti. Spuntano bermuda, camicie hawaiane, infradito, piedi sudati sui sedili liberi, afrori di morte. Le donne tentano di abbassare i finestrini blindati senza riuscirci. Offrono prestazioni sessuali ai maschi che riusciranno nell’impresa.

«Capotreno, mi si sta sgelando il pesce!»
Crollo a 2°. Vengono documentati i primi atti di cannibalismo. Fuori dai bagni ci sono uomini e donne annichiliti in posizione fetale. A terra, diarrea congelata. Stretto nel montone osservo la gente fuori dal treno in maniche di camicia, sentendomi come un pastore afghano con la casa bombardata che guarda repliche di Jersey Shore. Una donna si avvicina tremante, mostra i seni a labbra serrate. Dice che se le faccio posto nel montone potrò averla. Impietosito, la accolgo.

«Capotreno, mio figlio ha le labbra blu» piange una madre.
Risalita a 18°. La donna schizza fuori dal montone e scrive alla redazione di GQ che sono sessista. Tra i sopravvissuti spuntano sorrisi, pacche sulle spalle, dialoghi amichevoli. Tutto è dimenticato, ogni atrocità perdonata. Nel benessere alcuni passeggeri si raggruppano e fondano movimenti a difesa dei diritti degli animali, piangendo i caduti e accusando i passeggeri di essere dei mostri. Motteggiando sarcastici, i passeggeri deridono Trenitalia e la sua organizzazione. Si fondano associazioni dei pendolari, che litigano e si scindono in associazioni per pendolari e passeggeri.

Mi tolgo il montone e addento il mio panino. Quello davanti a me estrae un sacchetto del McDonald e inizia a masticare a bocca aperta. Il controllore arriva e mi chiede il biglietto. Dico che non ce l’ho perché non sono riuscito a farlo. Dice che dovevo avvertirlo, io guardo il corridoio e gli spiego che non sono un giocatore di rugby professionista. Mentre mi fa una multa di 50 euro dice che non è un suo problema.

«Capotreno, ma qui dentro non si respira!» sbraita un tizio con la spilla del M5S.
Esasperato, il controllore schianta la manopola al massimo e se la porta via. La temperatura collassa a -10°. Abbandono il vagone di corsa mentre alle mie spalle inizia Hunger Games.

  • VaricoCele

    Comunque i capotreni, almeno una percentuale compresa tra il 90 e il 93%, hanno la mamma puttana.

    • Antani

      no, hanno la mamma che lavora in ferrovie.

      Letteralmente.

      Tutti quelli che conosco, nessuno escluso, che lavorano in ferrovie hanno almeno un genitore che lavora in ferrovie.

      • Bill

        Ma non mi dire? Secondo te come fa il disservizio a essere tanto eccelso?

    • breezio

      Stando a quanto sostiene Antani qui sotto, allora il babbo è ferroviere.

    • Pascal Door

      il solito ottimista

  • Nicola

    Sintesi perfetta dei miei cinque anni di pendolare a Padova. Anche poco romanzata.

    • karlonamed

      peccato che ai miei tempi (primi 2000) l’aria condizionata fosse una chimera…

      • morteallacensura

        almeno si aprivano i finestrini…

        • Vero, anche se ad aprirli durante la corsa produceva gli stessi effetti di sparare ad un oblò di un Airbus in quota crociera

  • griso

    Bellissimo 😀

  • zingus

    “una va solo col bancomat”
    E USIAMOLO STO CAZZO DI BANCOMAT, come cazzo ti pagano, in rotoli di banconote arrotolati nelle mutande per fare massa?

    • ihaveadrin

      Leggendo il post “forza chiara”, potrebbe anche essere

    • Tra l’altro penso sarebbe l’unica imbottitura che una donna non disprezzerebbe.

    • Populista

      ah quindi le macchinette le rompono apposta per far usare il bancomat?

      • zingus

        GOMBLODDO!

  • mbt6

    Alla classica fauna comune a quasi tutte le stazioni d’Italia manca soltanto l’individuo che finge di aiutarti a fare il biglietto nelle casse automatiche per fotterti il resto.

    • syrel

      Roma ne è piena… e non sono individui, ma zingari… e la cosa peggiore è che se vai da quelli della sicurezza la risposta è “e io che ce posso fa?”, Non so magari quello per cui sei pagato??? E se ti rifiuti di pagare il pizzo rischi anche il linciaggio…

  • Angelo Pane

    Ma fare il biglietto On Line, pare brutto ?

    • Demone Pesce

      ma farti 2 risate senza rompere la minchia, pare brutto?

      • Angelo Pane

        cosa ti fa pensare che non abbia riso ?

        • Tancredi

          tuttavia hai riso e fatto la battutina per romper la minchia

  • Johnny

    Una volta un videogiocatore a corto di smack (per inciso, la miglior metafora di “tossico” che abbia mai sentito) mi chiese soldi millantando melodrammaticamente, uso Carmelo Bene, un tremendo incidente stradale con macchine ribaltate, ambulanze, polizia e bisogno impellente di un autonoleggio per tornare a casa a Milano.
    Peccato che i referti ospedalieri che mostrò per validare la sua tesi parlassero, in breve, di overdose.
    Per dire, tutto il mondo è paese. Anche la stazione Porta Nuova di Torino, non proprio un hub ferroviario italiano ma comunque ricettacolo di tutto ciò che racconti e anche di peggio (barbone che pisciano sui tornelli dei bagni della stazione, per dire)

    Ciò detto non so se augurarti ogni bene possibile per il futuro o una sequela inimmaginabile di piccole tragedie in modo che tu possa parlarne qui sul blog soddisfacendo il mio bisogno quotidiano di Bagni Proeliator.

    • Rob Von Soma_Cruz

      Porcodio, faccio avanti e indietro nelle festività per andare dalla mia ragazza in provincia di Modena, posso confermare tutto!

  • San Giorgiotto

    La cosa triste è che la descrizione è perfetta per il Salerno Napoli… quindi se è cosi anche a Venezia, SIAMO A CAVALLO!!!!!

  • morteallacensura

    Nebo sei un grande osservatore della realtà, tutte le situazioni descritte le ho vissute in anni di pendolarismo
    (A parte le prestazioni sessuali in cambio dell’apertura del finestrino)

    • Pietro L’irriempibile Donganag

      purtroppo oserei dire…

  • Ben Buddy-Marco

    Ve la prendete con i ferrovieri anche dopo la minuziosa descrizione dell’anarchia che imperversa nella mente degli italioti che non sanno assolutamente rispettare una qualsiasi regola loro imposta?Io se fossi un ferroviere (e non solo) farei un corso di arti marziali e poi mi allenerei tutti i giorni con la “clientela”.!

    • Pietro L’irriempibile Donganag

      se io fossi un ferroviere invece mi farei un corso di bon ton, e accoglierei i clienti come si confà, perché mi ricorderei che il mio stipendio è pagato dai loro biglietti, e maggiore sarà la loro soddisfazione e maggiore sarà la possibilità che tornino e paghino di nuovo il biglietto per far sì che il mio stipendio aumenti!

      • Marco Manconi

        !

      • Bello!
        Anch’io voglio vivere sul tuo stesso pianeta!!
        Dov’è che si trova a proposito?

        • Lenno

          Appena fuori dal tuo paese.

  • Marco Manconi

    Cambiato proprio niente, è un quarto di secolo che hanno sigillato quel cazzo di finestrino e fatti saltare i termostati, tra l’altro sono vetri molto duri, non puoi neanche spaccarli per scappare, secondo me ci odiano.

  • Ben Buddy-Marco

    Ve la prendete con i ferrovieri anche dopo la minuziosa descrizione dell’anarchia che imperversa nella mente degli italioti che non sanno assolutamente rispettare una qualsiasi regola loro imposta?Io se fossi un ferroviere (e non solo) farei un corso di arti marziali e poi mi allenerei tutti i giorni con la “clientela”.!

    • L

      Niente da dire sulla clientela pessima che si trovano ad affrontare. Ma questo non spiega in alcun modo l’aria condizionata perennemente in modalità “Polo Nord marziano” che si trova sui treni. Persino ***ad ottobre***.

      (Probabilmente per bilanciare, visto che a quanto pare ci tengono che la temperatura confortevole tu la provi sotto forma di media su tutto l’anno, d’inverno dal caldo spesso sono costretto a togliermi ogni strato magliettina a mezzemaniche esclusa. La filosofia pare essere quella della massimizzazione del consumo di elettricità)

    • blabliblo

      Non mi pare che nessuno abbia detto che solo i ferrovieri sbagliano. Ci sono sia i coglioni in fila che gli idioti dietro lo sportello. In ogni caso non giustifica affatto la loro assoluta non voglia di lavorare.

  • Ben Buddy-Marco

    Ve la prendete con i ferrovieri anche dopo la minuziosa descrizione dell’anarchia che imperversa nella mente degli italioti che non sanno assolutamente rispettare una qualsiasi regola loro imposta?Io se fossi un ferroviere (e non solo) farei un corso di arti marziali e poi mi allenerei tutti i giorni con la “clientela”.

  • Ben Buddy-Marco

    Chissà perchè posto e mi sparisce il post…son tre volte che lo posto e sparisce…magari tra poco spuntano tutti insieme…Discus del cavolo…

  • definizioni a domicilio

    il racconto di nebo è la modalità normal :
    ho fatto il pendolare per 8 anni(superiori ed università),
    a quanto sommato aggiungeteci interi vagoni pieni di adolescenti con la psiche straziata dagli ormoni.

    • RoccoBalboa

      Dimentichi di dire una cosa: agli adolescenti ci puzzano assai le ascelle.

  • Mik

    Questa è la trama che avrebbe dovuto avere Snowpiercer. Nebo, pochi come te riescono a trasformare una situazione di ordinario disagio in un pezzo che ti lascia senza fiato dal ridere. Sei riuscito a farti perdonare le tre settimane di attesa. (Cazzo, Nebo, ero in scimmia a controllare il blog ogni poche ore, non mi puoi fare questo.)

    • Simone Daminato

      Cazzo se e’ vero, controllarlo ogni giorno per tre settimane senza trovare niente e’ decisamente deludente 🙁
      Pero’ per questo pezzo ne e’ valsa la pena :DD

  • framp

    Geniale.
    Tra l’altro se il tossico che chiede i soldi era alla stazione di Mestre lo conosco bene (per via dell’inconfondibile “seh vabbé, ciao”).

    Quando gli ho fatto notare il numero di volte in cui mi ha fermato ha risposto bestemmiando e dicendo “ma guarda te se questo deve tenere conto di tutte le volte che gli chiedo soldi”.

    Che feccia.

  • X

    MCDONALD’S CAZZO. M-C-D-O-N-A-L-D-‘S. CON L’APOSTROFO E LA ESSE CAZZAROLA.

    • Qwerty

      Perché dovrebbe usare il genitivo sassone quando sta parlando in italiano? Sta usando un nome americano, non la gramamtica. Sarebbe come dire: “che films ci sono in tv questa sera”, no?

      • In realtà ha ragione X perchè “McDonald’s” è un trademark così come è scritto quindi in questo caso non si tratta di errata applicazione di genitivo sassone ma di corretta citazione di nome proprio di un brand.
        Poi ti do pienamente ragione sul fatto che la grammatica straniera non vada applicata ai termini stranieri in uso nella lingua italiana.

    • L

      Scappa, Nebo!

      • L

        Sta arrivando la Grammar Police!

  • Giampietro Belotti

    Sai vero che se gli Hunger Games finali avessero visto affrontarsi scapoli Vs ammogliati tu saresti stato il nuovo Paolo Villaggio?

  • Djeug WiKo Vuillermoz

    1 anno a fare avanti e indietro da un capo all’altro dell’italia fino a trieste per trovare la ragazza di allora tra un “ci scusiamo per il disagio” e un “ce l’hai un euro?”. troppi ricordi.

  • carlo

    Ci stava anche una tappa in bagno, con annessa ricerca dell’unico aperto e scoperta dell’assenza di acqua per lavarsi le mani. Tralascio volutamente la pulizia perché è ora di cena, ma il risultato di una sigaretta fumata di nascosto nelle toilette è noto credo a tutti.

  • Pietro L’irriempibile Donganag

    Risalita a 18°. La donna schizza fuori dal montone e scrive alla redazione di GQ che sono sessista.

    TU HAI VINTO! in culo a tutte le barbie del mondo!

  • Savino Pio Liguori

    Sior Nebo, si dimentica il famoso “Portatevi panini e coperte”.

  • Luigi

    praticamente in stazione sono tutti dementi eccetto te! esattamente quello che pensa ogni italiano medio!!!

    • L

      Ma cosa c’è qua nei commenti, l’invasione dei ferrovieri offesi?

      • La bellezza di Internet sta anche nel fatto che non importa di cosa scrivi e dove: puoi sempre pestare una merda

    • Eritreo Cazzulati

      mannò dai.Solo i ferrovieri sono dementi…

    • Ma io SONO un italiano medio. E’ un mestiere duro, ma qualcuno deve pur farlo.

  • Lenno

    “La donna schizza fuori dal montone e scrive alla redazione di GQ che sono sessista”

    Hai vinto un internet d’oro.

  • massimo
  • CoffeyM

    La situazione con riferimento a Barbie e la descrizione del tossico sono veramente da “sito letterario”. A “mi si sta sgelando il pesce!” sono rotolato giù dalla sedia. Complimenti, deve essere difficile scrivere di quello che succede in stazioni e treni perchè è il tipico caso in cui la realtà supera la fantasia; anche una fantasia come quella di Nebo. Ce ne sarebbero così tante che si può fare uno spin-off del blog in “Stazione Proeliator centrale”.

  • Valerio

    Heroin Hero!

  • Mambombuti

    Gran bel pezzo, come sempre del resto. Il tono, non so perché, mi ha riportato alla mente il bel libro “Il più grande uomo scimmia del pleistocene” (lo hai letto?)
    “È ora di dimostrare ai miei antenati che anch’io posso sopravvivere a un’era glaciale”!
    Geniale.

  • dddDDD!

    per fortuna pochi ricordano l’autobus ai tempi del liceo…uno solo per arrivare in orario, 40 posti, tratta quattro paesi. quanti studenti arriveranno a scuola oggi?!?

  • nebopersempre

    «Io… io vorrei andare a Milano»
    Preme Trapani.

    già a questo punto ho intuito lo splendore del pezzo !!!

  • Si ride per non piangere, parola di pendolare.

    (Il “ce l’hai un euro”, poi, è presenza costante in ogni stazione d’Italia. E puntulamente mi verrebbe da rispondere “Se avessi un borsello con dentro cinquecento euro in monete da uno, preferirei ingoiarlo piuttosto che darne uno a te”.)

  • Laurelion

    Fiacco, davvero fiacco. Faresti meglio a lasciar passare molto più tempo tra uno scritto e l’altro che non preparare materiale tappabuchi come questo.

    • Bella Laurè, come butta? Di nuovo finiti gli antidepressivi? Era un po’ che non commentavi, temevamo il gesto sconsiderato

      • Laurelion

        Le compulsioni erano aumentate a livello tale da non riuscire più a commentare su molti blog tra cui il tuo O:

        Poi ho smesso di prendere gli antidepressivi e il problema si è risolto.

        Non che mi sia perso molto, devo dire.

        • Ma infatti.

          • Angelo Sciancalepore

            vuoichemuoro.mp3

  • Io sul treno, in quelle condizioni lì, per tre anni, ogni cazzo di giorno, ci studiavo. A volte però avevo botte di culo e potevo viaggiare a orari disumani in cui era vuotissimo a parte il maniaco di turno che mi srotolava la minchia sul sedile di fronte. Ricordi eccellenti.

    • “il maniaco di turno che mi srotolava la minchia sul sedile di fronte”
      Hahaha, grazie, con questa mi hai risolto una giornata del cazzo.

  • Dane

    scusa, quand’è che ci stanno le svedesi a mestre?

  • Tennger

    In Francia tutti i vagoni sono regolati da un termostato centrale automatico, che a mia esperienza è calibrato per -6 in Estate e +36 in Inverno. Le peggiori marmotte della mia vita le ho buscate sui loro intercity. Ormai sul tratto Parigi Clermont-Ferrand mi porto una coperta nello zaino o una maglietta sotto il montone.

  • Santra Brenna

    Mancano la nera che urla al telefono e i sedicenni con la musica al massimo, in verità.
    (Pezzo gradevole, soprattutto se letto in treno)

  • killerklown

    ti sforzi troppo. il tuo wannabe umorismo è tirato per i capelli, non fa ridere(tranne i paninari veneti). una brutta copia di bukowski. si vede che non l’hai vissuta la vita di merda che ti forgia quell’umorismo devastante tipico di bukowski. non prenderla troppo a male, non e colpa tua se sei cresciuto a videogiochi e mama colalapasta. nonostante tutti gli sforzi si vede benissimo-diciamo dopo il primo paragrafo- che rimani un paninaro del veneto anche nella prosa.

  • Marco Ceribelli

    Tutto vero: Nebo, sei un genio!

  • Francesco

    Aria condizionata? Un sogno nella tratta Brescia-Parma.
    Solitamente la temperatura delle carrozze rasenta quella del nucleo solare, mentre negli intermezzi imperversa una bufera di neve.
    E nella migliore delle ipotesi ti trovi a dover viaggiare nello scomparto biciclette/animali stipato come galline da allevamento per la carenza di posti, a fianco di ghanesi che sbranano pollo al curry a mani nude e ad anziane signore che ogni 25 secondi ti chiedono di avvisarle quando il treno arriva a Parma (nonostante tu cerchi invano di spiegare loro che trattandosi del fine corsa se ne accorgerebbero comunque).
    Senza dimenticare ovviamente le improvvise pause in mezzo alla radura desolata della provincia Parmense causa guasti.