Confessioni acide

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A diciotto anni andavo sempre al Mojito, una discoteca di provincia. Ci sono andato per anni. Truzzaglia, risse senza coltelli e soprattutto sbarbe contadine. Ditemi quello che volete, ma una che ti tasta il pacco e domanda “ndemo a ciavar?” arrapa più di qualsiasi giarrettiera. Sarà che sono cresciuto con gli spot del Mulino bianco, mangia sano, torna alla natura e incaprettare la figlia del fattore in camporella ti fa sentire più ecofriendly di qualsiasi prodotto biologico.

Era il 1998.

Appena patentato prendo la macchina dei miei e vado al Mojito da solo, come tutti i ragazzini che possono accedere alla macchina dei genitori per la prima volta. Giri, prendi confidenza col mezzo. Certo Ario il giorno della firma andò in puttantour e finì in fosso, ma erano altri tempi. L’età dell’innocenza. Dio, appena uscito l’euro si riusciva a truffare le negre con le banconote fotocopiate, per dire. I più raffinati col distintivo dell’FBI del piccolo detective incollato sul portafogli chiavavano a sbafo almeno una decina di volte.

Ma non divaghiamo.
Entro al Mojito di straforo, il buttafuori fa palestra da me. L’idea era due birre e a casa, invece è la serata giusta. Una bionda mi guarda, sorride e la raggiungo in pista. Balliamo con la solita tattica del lei che finge che no, poi sì, poi no. Alla fine le offro da bere, parliamo. C’è sintonia. E’ lì con le amiche che son state rimorchiate da altri ed è rimasta al palo. Si smolla. Limoniamo sui divanetti. Tenterei di portarla in bagno ma ho paura di sprecarla. Testo il terreno, allungo appena le mani, mi blocca con quel tipo di “no” che significa “con calma”. Parliamo ancora, beviamo ancora. Le amiche tornano a casa e lei è in macchina con loro. Mi offro di accompagnarla io, dopo. Accetta. Venti minuti e venti chilometri di strada tra fienili e capanne di sterco, poi siamo da lei.

Condominio popolare da abuso edilizio anni ’70, tre e mezza di mattina. Salottino signorile, tappeto sciccoso, divano, televisore gigante, libreria. Limoniamo in felicità sul divano quando una porta si apre e appare suo padre in vestaglia. Non la prende bene. “Se credi di poter fare la puttana”, “hai diciott’anni ti trovi un albergo”, “non porti gente alle tre di mattina” e frasi così. Faccio per andarmene, lui mi ferma. Dice che non posso guidare in quelle condizioni; o dormo sul divano o telefona ai miei genitori che mi vengano a prendere.

Sarà che è più bestia che uomo, sarà che sono effettivamente sbronzo, sarà che lei mi tira un’occhiata tipo “rimani e ci scappa il premio”, resto. So che può sembrare un errore grossolano, ma se un trattore umano ti sgama mentre gli limoni la bimba in salotto di casa nel cuore della notte non è il caso di far questioni. Ho pensato fosse la cosa giusta.

Mi tira un cuscino, due coperte, strattona la figlia e se ne va chiudendo la porta della zona notte a chiave. Se hai un adolescente sbronzo in salotto e una figlia che spruzza feromoni in camera non lasci la porta aperta, giusto per evitare la trafila dell’aborto a pugni. Mi metto sul divano.
Chiudo gli occhi.
Tutto gira.

Mi viene da vomitare.
Cerco il bagno ma la zona giorno è composta solo da salotto e cucina. Il grezzo s’è barricato a difesa di tutti i buchi della casa, water compreso. I conati si fanno più pesanti. Apro la finestra del salotto, guardo giù e c’è una panetteria aperta col fornaio che fuma. La finestra della cucina è troppo alta. Non ce la faccio più, corro verso la porta d’entrata ma BRAAA, dal naso, dalla bocca, dagli occhi, espello tutto sul grazioso parquet. Resto ansimante con la gola riarsa e un cacaio sul pavimento. Il panico si impossessa di me. Devo far sparire quella roba al più presto, ma con cosa?

Non è casa mia.
Non so dove mettere le mani.
Lì per lì, l’immancabile foto di famiglia in bianco e nero sul mobiletto d’ingresso mi pare l’idea migliore.

 

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C’è sempre. Famiglia al completo col vestitino della domenica, espressioni sognanti di un futuro prossimo come la ripresa economica. Tolgo la cornice di finto argento e uso la foto a mò di paletta. Funziona egregiamente. Mentre spatolo realizzo di non sapere dove metterli. Provo a fare andata e ritorno fino al lavabo della cucina, ma spando trasformando il pavimento in un lago di succhi gastrici. Disperato, afferro il cassettino del mobile e lo uso come secchio. Il tanfo è mostruoso e solo sentirlo mi fa sboccare ancora, questo giro direttamente nel contenitore perché ormai tanto vale. Vorrei disperarmi ma sorge un secondo problema: crampi da diarrea post sbronza. Il culo s’è innescato e sta per esplodere, ma dove?

Il cassettino è oramai ricolmo.

Mi sporgo dalla finestra del soggiorno e glasso il panettiere? Una pioggia di merda desta sospetti anche negli individui più primitivi. Potrei tempestare di pugni la porta della zona notte urlando al mondo la mia vergogna. Essere un signore, cacare sul pavimento e deglutire l’orrore a cucchiaiate. Me ne manca il coraggio. Piegato in due dal dolore giungo in cucina, apro lo sportellino sotto il lavello dove tutti tengono il cesto dell’immondizia e ci cago dentro. E’ come se l’inferno avesse ghermito le mie natiche, le avesse spalancate e decine e decine di dèmoni le avessero varcate per seminare morte. Il rombo mi squassa. Aria, acqua, terra e fuoco si fondono per attraversare il mio timbramutande e obnubilano il tanfo della monnezza, soverchiandone l’afrore. Tutto è squallore e rovina, ma sono salvo.

Posso farcela.
Gli ho trasformato il salottino nelle stanze di Hostel, ma posso farcela.

Certo, lì per lì non penso che il mobiletto con la sorpresina non si sarebbe autodistrutto e che quando papizappa l’avrebbe aperto per cercare le caramelle di nonnina avrebbe trovato Sarlacc del cazzo, ma ero molto ubriaco. Devo liberarmi del figlio di Satana che ho partorito e dedicarmi alla pulizia, ma siamo al sesto piano. Chiudo il sacchetto della monnezza, decido di scagliarlo dalla finestra della cucina ma è alta, non so cosa c’è sotto e temo l’omicidio colposo. Allora vado dall’altra parte, il fornaio non c’è più. Se lo lascio cadere finisce in strada, ma giusto dall’altra parte c’è un boschetto di cespugli. Devo tentare il lancio tipo bolas. Inizio. Faccio un giro, due giri, al terzo il sacchetto cede con uno schiocco, si squarta a parabola giusto mentre l’orbita attraversa il salotto e un uragano immondo dipinge la parete, la libreria, il televisore, il tappetino, i muri, lo specchio.

Non oso girarmi.
Aspiro l’aria della notte, conscio che alle mie spalle si è consumato il dramma. Il sacchetto squarciato mi penzola dalla mano, vuoto involucro dei miei incubi peggiori che gocciola gli ultimi rimasugli dell’innominabile. Senza nulla dire, il mio viso si contorce in una smorfia di dolore. Piango come un condannato che guarda il muro della fucilazione.

Mi volto.
E’ l’armageddon.

Gusci d’uovo putrefatto sulla tovaglia ricamata, assorbenti usati tra i libri, scatolette di tonno, fazzoletti sporchi, lische di pesce sul ventilatore, piatti di plastica unti sul tappeto, diarrea che gronda dal soffitto. Non v’è rimedio. La casa va demolita, le macerie sparate nel Sole. A essere un uomo aprirei il gas e mi farei detonare con la famiglia, ma me ne manca il fegato. In un ultimo atto di pietà piego con cura le coperte miracolosamente immacolate. Sono tentato di lasciare un biglietto ove spiegare tutto, ma nessuna parola vale il rischio di lasciare le mie impronte digitali. Getto un’ultima occhiata al mobiletto contenente i drink della serata, poi apro la porta e me ne vado per sempre.

Da allora smisi di frequentare il Mojito. Il buttafuori disse che la polizia andò a fargli qualche domanda. Lui fu evasivo, data la mole di erba che si fumava grazie alle piantine di Ario. Io preferii vagare nelle tenebre della notte e fare il writer, dopotutto avevo un talento innato nel pitturare muri. Ecco perché le dico che da qualche parte qualcuno vuole uccidermi, dottoressa»

La psicologa della scuola tiene la bocca semiaperta.
«Dice che sono pazzo?» chiedo.
Non risponde.

  • Salvatore Coppola

    HAhahahaha spettacolare 😀

  • Brujas

    È la giusta punizione per il trattore che non ti ha fatto scopare la figlia. Poi se ci vogliamo immedesimare nel padrone di casa ti avrei staccato le dita con un’accetta arrugginita, ma questi sono dettagli.

  • Anacroma

    Anche se l’aggettivo è abusato, sei un fottuto genio 😉

  • Ste

    Assolutamente geniale

  • Sonny

    La descrizione dell’apocalisse che ho appena letto meriterebbe di essere inserita nei programmi ministeriali. La scuola pubblica ha bisogno di te!

  • – Doc –

    Nebo, sei un grande e sei una Catarsi vivente, se qualcuno ha fatto qualche cagata, tu scrivi di uno che l’ha fatta più grossa. In questo caso letteralmente, ma vabbé.

  • Avion

    Grazie Nebo, ero in depressa e me l’hai fatta passare. Ma mi è venuto il mal di pancia per il troppo ridere.

  • todos

    ahahahaha Nebo fa davvero troppo trainspotting!!!!! http://www.youtube.com/watch?v=HfTPZ-iUkWE

  • Reiza

    Arte.

  • Giacomo Dabisias

    capolavoro indiscusso. Qui abbiamo toccato nuove vette

  • Clayton82

    Nel 1998 i sacchetti per la spazzatura non c’erano

    • Fil Rouge

      Charles “Hank” Bukowsky divideva gli scrittori tra “paraculi” ed “onesti”, e poneva Hemingway nel mezzo. L’autore di questo blog è chiaramente appartenente alla prima categoria.

      • tonimola

        Come Bukowsky tralatro….

      • Gabriele Saporetti

        se tu avessi mai letto qualsiasi cosa di bukowski sapresti che era di un’ipocrisia mai vista ed era a sua volta un paraculo d’eccellenza. sempre che con paraculaggine si intenda arricchire e romanzare una storia per renderla più interessante

    • Franco Carrozza

      c’erano….

      • Mozzarella in Carrozza

        Nel 1998 non c’erano però le “meme” prese di peso da 4Chan che corredano questa smaltata di merda di testo. Spacconate da liceali che persino negli anni ’50 sarebbero sembrate fasulle e banali.

        • Franco Carrozza

          Hai ragione le “meme” non erano ancora fra noi, per il resto: Pazienza.

          In un tripudio di banalita’ mi viene da scrivere che non tutte le ciambelle vengono col buco, altre erano decisamente piu’ saporite, ma In fondo la lettura è gratis e gli insoddisfatti possono sempre chiedere il rimborso…

  • Pazzini Pazzone

    Ci sono psicologi nelle scuole italiane? Credevo fosse una roba da yankee. Questo blog è falso come una banconota da 30 Euro rifilata alle nigeriane (che nel 1998 non era ancora in circolazione, bamboccio).

    • Stark

      Deve far ridere, Pazzone. Non essere vero.

    • andonio gondeh

      Si ci sono gli psicologi nelle scuole italiane.Ma a quanto sembra non hai frequentato molto..

    • ‘sto cazzo

      E’ una storia ingigantita o inventata? Seriamente? Cazzo che genio… ma allora anche il Signore degli anelli è inventato? Ma porca puttana vorrei esserci arrivato anch’io.

    • Gianpa

      Ovvio che è falso. I contadini non mangiano pesce (credono che siccome l’acqua non si può bere sia tutto veleno quello che c’è dentro) figuriamoci tonno in scatola: riuserebbero le scatole dopo averle lavate, niente spazzatura. Oppure la bruciano.
      E poi, una contadina seria si sarebbe fatta scopare nel caro vecchio granaio, con la paglia che ti si infila nel culo.
      Dai, però fa ridere, crediamogli sulla fiducia. Anche perché ai miei tempi si spacconeggiava dicendo che la contadinotta s’era trombata.

    • laura

      Si, ci sono. Interessante definire “falso” un blog di racconti inventati, sei un genio.

  • Michele Balocchi

    Solo per la parte della contadina iniziale ti meriteresti il Pulitzer: da qualche parte per la casa ho ancora a giro gli infradito col logo di quella discoteca…ti sono vicino. Ricordo l’ambiente.

    Grande Nebo!

  • Franco Carrozza

    Trainspotting?

  • Jacopo

    Checcazzo di genio.

  • Simone Guidi

    Si. Questo è il Nebo che mi piace di più. Questo è l’uomo a cui donare IL BASTONE DI TUONO! Ahr,ahr,ahr . Sei forte Nebo.

  • Danny

    fatevi un respiro profondo al posto di dare voce alla vostra depressione su un testo comico…

  • MarioMacca

    Mi fa male la mandibola ora.

  • Riky

    Bravo, mi hai fatto piangere come sempre.
    (Peccato solo che alla fine, nei tuoi articoli, ti freghino sempre alcune inconguenze, come l’Euro nel 98, o alcune forzature come le “negre”, o il conoscere tutti a 18 anni o la psicologa. Ma il risultato è sempre ottimo e sei capace di regalare momenti di ilarità unici, da trattenersi la pancia tra le mani!)
    Continua così, cazzo.

  • lin

    La chiusura è come quella di Portnoy.

  • Gasb

    La storia è verosimile e anche se fosse un pezzo scritto solo per far ridere, qual’è il problema? Finitela di fare gli intellettualoni del cazzo e della merda, godetevi il pezzo e non pensate troppo a sentirvi superiori con le correzioni da maestrina sottopagata.

    • CorpseFucker

      Parole sante, diomerdaio!

    • Baba

      “Del cazzo e della merda”… Armata delle Tenebre? (mo me mena)

    • Silvia

      “Qual è” si scrive senza apostrofo.
      TROLOLOLOLOL….

  • Marco Ceribelli

    Ho pianto dal ridere!!!

  • ‘sto cazzo

    “A essere un uomo aprirei il gas e mi farei detonare con la famiglia, ma me ne manca il fegato” questa è epica!

  • Puzza87

    Ribaltato completamente. Il top è quando pensi di cagare e mangiare il tutto.
    Puzza87

  • Alessandro Bruseghin

    MIO DIOOOOOOOOOOOOOO, sto x morire…

  • il Trattore

    mi piacciono tutti quelli che non leggono le cose a fondo e criticano a caso.
    @tutti quelli che dicono dell’euro: entrata in vigore come valuta sui mercati 1*gennaio 1999, effettiva circolazione 1*gennaio 2002. siccome il testo dice “Appena uscito l’euro…” può starci che Ario, individuo che non si sa ne per cosa abbia firmato ne quando abbia preso la patente, trombasse nigeriane con banconote stampate in euro.

    @psicologi nelle scuole: ci sono, non ci sono, di sicuro questo non caratterizza una scuola per bene o una no.

    @è vero, è falso, è copiato: qualsiasi cosa sia, fa ridere, adempie allo scopo, e se anche fosse copiato da trainspotting perché falso, siccome il film è un capolavoro, da parte di nebo sarebbe un omaggio al film. un tributo. con un altro capolavoro si intende

    il principio però è un altro. questo è nebo. ti piace? ridi, tienti la pancia alle 2 del mattino e sveglia il tuo coinquilino per farglielo leggere. non ti piace? ti ho forse obbligato io a leggerlo? ma di sicuro non ti obbligo io a rompermi il cazzo, perché il bello sta proprio nel goderselo così come viene, e immaginarmi che faccia doveva avere il trattore, o inferno in cucina.

    e poi però mi chiedo anche perché perdo tempo a scrivere ste cose, forse perché è un gran pezzo, e so che scrivere non è facile, quindi apprezzo più di tanti altri e rendo omaggio alle cose che lo meritano.
    grande Nebo, continua così

  • Gian Marco

    hahahahahaha mitico nebo! oggi è un buon giorno 😉

  • Francesca

    Hurr durr.

  • Franco

    Meraviglioso! 😉

  • Mik

    E come al solito ho riso tanto da star male.
    Grazie di esistere, Nebo, e grazie di condividere con noi queste perle.

  • Godo D’Andolo

    Per tutti i commenti di critica e contro critica, Godo D’Andolo ha una confessione da fare:
    Mi piace l’odore dell’indice e del medio dopo essermi grattato il culo e aver fatto un ditalino

    sniff, sniff

    Sentite che aroma

  • Io-Me

    Mi ritengo una persona abbastanza imperturbabile, e quindi mi ostino a leggere il tuo blog al lavoro. E tutte le volte continuo a farmi sgamare per le risate soffocate.

  • El Gato Mato

    con il lancio del sacchetto mi hai steso.Grande vecio!!!!!!

  • martin luternano

    Fanculo nebo, non posso continuare a ridere da solo in autobus per colpa tua! Sei una forza.

  • Indovina?

    qua leggo spesso domande tipo la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere. vi sfugge il dramma umano, ragazzi.

    cacherò il cazzo, ma grazie ancora, nebo. di nulla, ovviamente

  • CorpseFucker

    Cristolurido, mi sto cagando sotto dal ridere. Nebo, standing ovation per te!

  • LucaM1992

    “Aria,
    acqua, terra e fuoco si fondono per attraversare il mio timbramutande e
    obnubilano il tanfo della monnezza, soverchiandone l’afrore. Tutto è
    squallore e rovina, ma sono salvo. Posso farcela. Gli ho trasformato il salottino nelle stanze di Hostel, ma posso farcela.

    Certo,
    lì per lì non penso che il mobiletto con la sorpresina non si sarebbe
    autodistrutto e che quando papizappa l’avrebbe aperto per cercare le
    caramelle di nonnina avrebbe trovato Sarlacc del cazzo, ma ero molto
    ubriaco.”

    90 minuti di applausi.

  • Ilija

    Credo di essermi strappato il diaframma dalle risate.
    L’utilizzo della foto di famiglia a mo’ di spatola è una nuova vetta del fai da te.

  • GiraViti

    Ma in cucina non avevano un lavello come tutte le famiglie normali nel quale espletare i propri bisogni? O erano altri tempi?

  • Marco Santucci

    Ok, sono in Grecia e sono all’aeroporto aspettando il check-in è la gente mi vede piangere davanti al cellulare… Al pezzo della distruzione della casa nel sole ho dovuto prendere un paio di minuti di pausa per respirare… Asd

  • Van

    Nebo, questa volta ho pianto. Ho i muscoli della mandibola distrutti, mal di pancia e giusto ora ho ripreso a respirare.

    Grazie. X°D

  • sanodimente

    E’ colpa del mercurio se sei così, Nebo… 😀

    http://www.beppegrillo.it/2013/11/mercurio_nellacqua_di_treviso.html

  • Ruben Rinaldi

    e quando ti sei svegliato eri sudatissimo

  • Ecco perché rimarrò astemio.