Se questo è un biomaschio

Di recente Facebook ha implementato la possibilità di modificare il proprio sesso. Oltre a maschio e femmina, aveva aggiunto 50 opzioni. C’è stata un’insurrezione popolare, così le opzioni sono rapidamente diventate 71. Essendo io nato maschio con aggravante etero (che nella neolingua si pronuncia biomaschio, o cisgender) ho sempre pensato si potesse nascere maschi o femmine, e che ti potessero piacere maschi o femmine. Che c’era di complicato?

Oggi i miei amici, quando in Internet parlano al plurale, scrivono “ragazz*” con l’asterisco alla fine, perché se uno legge “tutti” ed è una donna, si sente escluso.

Non ho mai visto niente di tanto ritardato sullo schermo. Niente. Nemmeno quelli incapaci di tirarsi una secchiata d’acqua arrivavano a tanto. Cazzo, ora che ci penso nemmeno Vanessa che pensava fosse la Rice bucket challenge, arrivava a tanto. Il nuovo Blade runner dovrebbe avere come teaser trailer uno che entra in un ufficio, dice “buongiorno a tutti” e in un angolo una tizia scoppia a piangere.

Eppure è considerato un grande passo avanti. Nell’articolo, l’intervistat* dichiara che per la prima volta può andare in un sito e dire alla gente qual è il suo gender. Ma perché comunicare alla gente le proprie abitudini sessuali è così importante? Perché oggi uno deve dirmi “ciao, mi piace vestirmi da volpe e farmi sodomizzare da un nano ermafrodita”? Sembri Bran quando dice di essere il corvo a tre occhi, cazzo.

«Ciao, io sono Nebo.»
«Ciao, sono un* trans nonbinary queer lesbian transformer megatron.»

Però sapete cosa, ho 37 anni. Il mondo cambia, è interessante scoprire come. Ho così deciso di informarmi recandomi in una comunità LGBT (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Entro, domando se sono nel posto giusto e uno si mette a urlare che avevo urtato la sua sensibilità: la sigla giusta è LGBTQIA (lesbian, gay, trans, queer, intersex e asexual). Il tizio non aveva ancora finito di insultarmi che dalla stanza di fianco sono fuoriusciti altri tizi indignati perché aveva emarginato delle categorie. La sigla giusta è lesbian, gay, bisexual, transgender, queer, questioning, intersex, intergender, asexual, allied, pansexual: in una parola, LGBTQQIIAAP. Me la stavo segnando sul taccuino quando una porta s’è spalancata e sono entrati due indiani Navajo qualificandosi come Two-Spirit: persone di etnia diversa da quella bianca che esigono una categoria tutta loro in segno di rispetto. La sigla è subito diventata LGBTQQIAAPP+2S.

In inglese si pronuncia El gi bi ti chiu chiu i ei ei pi pi plus two es.
Servono tre secondi e mezzo solo per pronunciarlo.

Si parte con l’agender, uno che si ribella all’ordine costituito autoassegnandosi gli stessi attributi sessuali di Ken. Poi c’è l’androgino, tipo Justin Bieber. Il bigender, uno sia maschio che femmina tipo i dinosauri di Jurassic park. Entriamo poi nella categoria cis, ossia gente sana di men a proprio agio con la propria sessualità. Si dice cisgender perché viviamo in un mondo in cui il panino è finger food, lo zoo è il bioparco, il magazziniere è lo storeroom manager, e nei menu un hamburger ha il cheddar, il bacon, gli onion ring.

Poi c’è Gender fluid, il tizio che avete conosciuto alla festa e a quella dopo si presenta vestito da donna e pretende di essere chiamato Cristina perché quella sera si sente femmina. C’è il gender nonconforming, uno che si ribella alle definizioni dei ribelli e sceglie di avere un genere sessuale non conforme a nessuna regola.

Qualsiasi cosa significhi.

Tipo così, immagino.

Ecco poi il gender questioning, uno che passa molto tempo a domandarsi se gli piacciono gli uomini, le donne o gli animatroni del villaggio dei pirati a Gardaland. Il gender variant, che vorrebbe essere qualcosa che la società gli impedisce di essere, qualsiasi cosa sia, incluso un elicottero militare. Il genderqueer invece non accetta che al mondo si possa nascere solo col pene o con la vagina: una battaglia sacrosanta. Il non-binary è la stessa cosa del bisex, ma più intellettuale. Il pangender invece si sente sia maschio che femmina, ma in percentuali variabili. Tipo 60% maschio e 40% femmina, che esce in base a quanto hai voglia di rovinare la festa universitaria agli altri. I trans invece hanno centinaia di sottogruppi, ognuno dei quali merita rispetto. All’università di Oxford è vietato rivolgersi al maschile o al femminile: al posto di “she” o “he” bisogna usare “ze”, termine neutro della neolingua per non offendere i trans.

A questo punto ho capito di essere vecchio e destinato all’estinzione. Vengo da un mondo in cui i rapporti interpersonali erano più semplici. Ti vedevi, ti conoscevi, ti piacevi, scopavi. Oggi mi trovo a non avere le competenze necessarie per rivolgere la parola a qualcun*. Mia madre mi aveva insegnato ad alzarmi quando entra una signora, ad aprirle la porta, a dare del lei, a regalare fiori, ad attaccare discorso per primo, ad annodarmi la cravatta. Tutta roba oggi vietatissima. Regalare fiori a una donna è considerato molestia. Anche aprirle la porta. Persino se mi metto la cravatta sono sessista. La verità è che non capisco un mondo dove per calcolare equazioni basta premere un tasto mentre per capire se possiamo innamorarci prima devo laurearmi e prendere un master.

 

Uno studente mostra con orgoglio il prestigioso master,
ottenuto all’Università di Pavia.

 

Mi trovo a empatizzare coi millennials che invece di scopare preferiscono stare a casa a guardare serie TV e schiantarsi di psicofarmaci. Chi te lo fa fare, a interagire con qualcuno senza prima aver verificato il suo gender sui social? Che ne sai se in quel momento si sente più Clara o più Francesco? Sbagli un pronome e sei fottuto. Ti screenshottano e il giorno dopo vieni licenziato. O magari quello ti accusa di molestie.

Inoltre, secondo Tom Ford, ogni uomo dovrebbe farsi penetrare almeno una volta per capire meglio le donne. Ma per la madonna, adesso non bastano più le sei ore davanti ai camerini, i pianti da sindrome premestruale, il mestruorage, le tendine coi fiorellini e il tappeto della camera che richiama il quadro della testiera del letto?! Non bastano i “dobbiamo parlare”, i silenzi passivo aggressivi, i “cos’hai niente”?! Devo pure prenderlo nel culo?!

Calma.

Forse hanno ragione i miei amici nella moda a dire che il biomaschio è destinato a diventare minoranza e poi a estinguersi in favore di una sessualità fluida e intercambiabile. Il Time ha dedicato una copertina, a ‘sti gender. In giro per il mondo, le cose stanno cambiando parecchio: a otto anni del sesso mio o altrui manco ci pensavo, l’unica cosa che volevo a ogni costo era lui.

Oggi, alla stessa età, Lactatia è una transgender canadese.
In Svezia, sullo stesso discorso, fanno dei talent seguitissimi.

 

Quindi boh. Staremo a vedere. Ultimamente ho la sensazione di guardare gente di ogni tipo appiccicare manifesti diversi sopra un solo monolite che nessuno sembra voler vedere, ma che li unisce tutti. Cosa sia, ancora non lo so.

  • Riccardo Visione

    Io dico solo che sono cresciuto in una società in cui era “sbagliato” etichettare le persone e adesso è il contrario: devi leggere tutte le maledette etichette, rispettarle, e pronunciarle ad alta voce.
    Io sto dalla parte del sergente Hartman: “Qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani! Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno!”

    • Gerardo Morello

      poesia quella di hartman

    • Nome

      Soprattutto l’ultima frase di Hartmann..

    • ogeid3

      E qui parte la hola!

    • El kelev

      È lo stesso spirito che c’è in Russia: dopo che Stalin ha perseguitato russi, georgiani, tatari, biondi, mori, gente con gli occhi azzurri e altri con gli occhi a mandorla, musulmani, ebrei e ortodossi, tutti questi si sono incontrati nei gulag, si sono guardati negli occhi e si sono detti: “vabbè, almeno non perseguitiamoci tra di noi”.

    • Igioz

      si perde più tempo per etichettare, o trovare l’etichetta, che a FARE quella determinata cosa.
      il distinguo è divenuto più importante del fatto in se….

  • Ruben Castellani

    In parte trovo tu abbia ragione sul fatto di modificare una lingua al fine di far contenti tutti, se qualcuno si vuole far chiamare lei più che lui o anastasia più di paolo che lo dica e lo farò. Sull’aprire la porta, invitare a cena e la galanteria tutta no, è sessismo. Una cultura arretrata che non ha più motivo di esistere, siamo uguali, lei si può aprire la porta come pagare la cena, non dovrai fare qualcosa perché mio nonno pensa sia giusto un qualcosa nato dalla convinzione che la femmina sia da proteggere. Per quanto trovo che il romanticismo morirà assieme a metà della nostra cultura avrebbero detto lo stesso i greci degli schiavi. Il mondo cambia e va cambiato, il futuro è quello ed è giusto sia quello.

    • porcodio

      ma ammazzati frocio

    • TauntedSymbol

      passivismo disgustoso. vai a nasconderti.

    • Francesco Abbonizio

      Io sono estremamente tollerante e mi stanno bene tutte le sessualita’.

      Ma la butto li’… posso aprire la porta per una persona per gentilezza e non per sottolineare che e’ un sesso inferiore?

      Anche ad amici maschi eh.

    • Nicola Ragazzini

      E’ sessismo solo quando lo fai perché pensi di “doverlo fare”, e quindi che anche la donna, dal canto suo, “debba fare” qualcosa, cioè ripagare in qualche modo.
      Quello sì.
      Ma aprire la porta, pagare una cena, ecc., come semplice gesto di cortesia, non ha nulla di sessista in sè e per sè.
      Io ho “aperto la porta” a un sacco di persone, sia maschi che femmine, ma non mi sono mai aspettato niente da loro, né ho pensato che non fossero in grado di farlo da sole.
      I ragionamenti come il tuo puzzano di complesso di inferiorità lontano un miglio: quando qualcuno ti fa una gentilezza, pensi sempre che sottintenda che tu non sia in grado di farlo da solo, oppure che si aspetti qualcosa in cambio.

    • Io apro le porte a tutti, uomini e donne, anziani e giovani, dirigenti e uscieri. Poi, stranamente, solo le donne considerano questo gesto come un atto di galanteria finalizzato al dimostrare la mia attrazione verso di loro; ma questo è un problema mio.

  • Pulsar

    Ho un genere trans-fat-mayonese doppio, scambio con ageder-lilliput o scudetto ternana calciatori Panini 94-95

  • Giovanni Villa

    Battaglie adatte ad una società annoiata che ha tutto.

    • AliAriAnn

      Beh, c’è questa oppure la battaglia della peta per fare in modo che a un macaco andassero i proventi della vendita di un autoscatto eseguito dalla bestia con la reflex di un fotografo. Fotografo che è quasi finito sul lastrico, per inciso.

      • Octavian Scorpie

        E io trovo quasi più utile la seconda

      • Marco Rampinelli

        Necessito di saperne di più plis!

      • Nicola Ragazzini

        Non dimentichiamoci della “battaglia” della PETA per togliere le pellicce dalle miniature del gioco Warhammer 40.000.
        Fu talmente ridicolo che sul sito della PETA, in calce al loro articolo, ci fu una marea di commenti di cui NEMMENO UNO a favore, compresi molti sostenitori che erano allibiti e che dicevano che avrebbero spostato i loro contributi economici da altre parti.

        • AliAriAnn

          Francamente a questo punto nemmeno i macachi dovrebbero più sponsorizzare la peta.

  • NappiaGufo

    Nebo, io di anni ne ho 25 e leggendo questo post, mi sento ancora più confuso di prima.
    A me è stato insegnato di rispettare tutti (poi crescendo questo pensiero si è trasformato in rispetta tutti, tranne i fascisti, ma vabbè)
    E soprattutto mi era stato insegnato di trattare tutti allo stesso modo in una sorta di principio di uguaglianza.
    Adesso cosa succede? Dobbiamo obbligatoriamente distinguere chi lo prende da chi lo da? Chi lo da solo i giorni dispari e chi invece lo prende solo nei giorni pari?
    Solo a me pare che così si fanno un passo avanti e due indietro?
    Continuerò a chiamare tutti “fioi” come faccio da 10 anni a questa parte.

    • Mattia Maselli

      30 anni e sapevo che esistesse Etero, gay/lesbiche, bisessuali e trans. Ora manco una Treccani basta per contenere tutte le definizioni. E guai a ciccare mezza parola: vieni messo… Pardon mess* al rogo. O impalato, secondo i gusti.

      Non parliamo poi di “attaccare bottone” con una ragazza, se va bene vieni preso per un povero allupato, se ti va male per un molestatore. E nel qual caso riuscissi a strappare uno scambio di parole, dovrei avere un elenco di competenze che Bruce Wayne può solo accompagnare.

      Ragazze che ve la tirate, siate voi stesse, e apprezzate noi poveri cretini che vogliamo veramente conoscervi! Esistiamo eh, ma se voi ci allontanate poi non lamentatevi se trovate solo stronzi!

      • El kelev

        Vedi, io vivo in Russia, paese in cui in effetti l’omofobia è socialmente accettata, però che almeno ti risparmia da queste stronzate decadenti. Leggo i post in Italia di donne che incolpano di tutto il patriarcato, il maschilismo, etc. poi vedi che l’Italia ha un’occupazione femminile tra le più basse d’Europa e trovi mariti separati alla mensa della Caritas. In Russia gli alimenti non esistono, per cui metà dei dirigenti sono donne ma si vedono anche minatrici, muratrici, operaie. E poi si tromba senza problemi, non è che il maschio è un porco maschilista troglodita se gli piace la topa e la femmina è una poco di buono se gradisce il randello.

        • NappiaGufo

          E da qui si torna al solito discorso “Se un maschio in una sera se ne limona 6 è un figo, se una tipa se ne limona due è una troia!”

          • El kelev

            Veramente, se leggi il commento, ho espressamente escluso questo modo di ragionare.

          • NappiaGufo

            Ma l’avevo capito. Era per rifarsi al pensiero comune!

          • El kelev

            Secondo me il maschilismo e il femminismo sono entrambi controproducenti. Dal mio punto di vista di maschio, conviene che questo dualismo sante/puttane cessi di esistere, dal momento che in caso contrario mi sarà più difficile accoppiarmi perché una donna tenderà a limitare il numero dei partner per non passare da troia, oppure sarà più inibita durante il rapporto rendendolo più noioso; se io lo interiorizzo, inoltre, sarò più inibito io perché considero la partner un essere inferiore. Simmetricamente, una donna che mi considera un esponente dell’oppressione patriarcale troverà meno piacere e ne trasmetterà di meno nello svolgere un’attività che si basa sulla collaborazione per il benessere reciproco.

          • Lorenzo Santé

            Fottitene, fotti con amore e non farti impegolare in queste puttanate. Certe cose sono perfette perché semplici, più ci si scervella più si snaturano.

          • El kelev

            Ma infatti faccio questo, oltre a vivere in un paese in cui queste puttanate sono superate. Del resto, i due organi che finiscono con “ello” vanno impiegati per utilizzi diversi.

  • Valerio Ponza

    “Ultimamente ho la sensazione di guardare gente di ogni tipo appiccicare manifesti diversi sopra un solo monolite che nessuno sembra voler vedere, ma che li unisce tutti. Cosa sia, ancora non lo so.”

    https://uploads.disquscdn.com/images/83b5ddef4d6e44ca8e0012cfd8ba01102fbcfc878c545167d4d9b4a771259335.jpg

  • Giovanni Nati

    Nebo sul tema ti consiglio di guardare su youtube qualche video di Jordan Peterson, professore dell’Università di Toronto che a Marzo è finito nell’occhio del ciclone per essersi opposto ad un disegno di legge dell’Ontario che avrebbe imposto l’uso dei “nuovi pronomi” (i vari ze, they, them, ecc..) al posto del solito he/she, e che parla in maniera molto lucida dei rischi legati a questa ideologia post-modernista.. sempre che tu non l’abbia già fatto ovviamente

  • Marco Shaun

    Hai dimenticato di citare l’ ultima forma di molestia, il MANPAYING!
    Ovvero quando noi arroganti maschi, segnati da secoli di maschilismo, ci ostiniamo a voler pagare la cena per una donna che abbiamo invitato fuori, non come atto di cavalleria, ma di oppressione!
    Povere donne, non solo cenano gratis, ma devono pure subire l’ umiliazione di non poter pagare la loro parte del conto con il sudore della loro fronte(?), ma costrette a tener da parte i loro risparmi!
    QUAL BARBARIE!

    https://www.facebook.com/OraQuesto/videos/vb.1589501397746896/1589502231080146/?type=2&theater

    • No. No. No. No. No.

      No.

      • Marco Shaun

        eeeeeh, e invece sì.
        purtroppo.

    • AliAriAnn

      Non guarderò il video perché so già che mi farà incazzare…ma la cena personalmente me la faccio offrire al primo giro, il secondo tocca a me, il terzo a lui e così via….ormai lavoriamo tutti, non c’è ragione di far pagare solo e sempre i poveri xy.

    • Yambo

      Sinceramente non vedo tutte queste donne battersi contro il manpaying… e comunque io sarei il primo dei sostenitori! Anzi, viva il womanpaying!

      • Marco Shaun

        Nono, se ne lamentano, però solo DOPO che gli è stata offerta la cena.
        Povere disgraziate!!

  • AliAriAnn

    In linea di principio concordo, perchè trovo la situazione assurda al punto in cui siamo oggi.
    Il fatto è che alla tua visione semplificata dei fatti “si nasce maschi o femmine e ti possono piacere maschi e femmine” andava aggiunta la postilla “o entrambi” e la premessa “nella stragrande maggioranza dei casi”. Corollario: “non rompiamo i coglion* alla minoranza e vivremo tutti felici e contenti”. Così non è stato e questi sono i brillanti risultati.

  • Nicola Ragazzini

    In tutto questo ambaradàn, il lato inquietante è che dall’altra parte dell’oceano i medici autorizzano i cambi di sesso su minorenni. Ci sono medici che prescrivono senza problemi cure ormonali a bambini di 10, 11, 12 anni perché il bambino si sente femmina e non maschio (o viceversa). E poi via con l’amputazione del pene (o installazione dello stesso, a seconda). Bambini che quasi sempre sono imbeccati da genitori malati di mente, che condizionano i propri figli solo per far vedere quanto sono “liberal”, oppure che incoraggiano normali momenti di confusione. Per carità, io di tutta ‘sta cosa del cambio di sesso non ci ho mai capito un cazzo, e manco voglio capirci, ma penso che a 11 anni una persona non abbia ancora bene le idee chiare su questioni così grosse.
    Una volta per cambiare sesso bisognava essere ALMENO maggiorenni, e se non sbaglio prima di iniziare il trattamento bisognava sottoporsi a un test psicologico per accertarsi che la persona fosse capace di intendere e volere, e non cercasse di automutilarsi.

    • AliAriAnn

      Non hai mai parlato con un transessuale, immagino.
      Ti diranno che sapevano di essere “sbagliati” fin da piccoli.
      Ci sono storie di genitori che hanno provato qualunque cosa per distogliere il figlio dall’ossessione per le gonne, ragazzini suicidi in tenerissima età anche se seguiti da psicologi.
      Nessuno prescrive ormoni a marmocchi in cerca di attenzioni, ma viene fatto per evitare che a un/a minore con disforia di genere cresca il seno, o il pomo d’adamo.
      La pubertà non è divertente per nessuno, per un* trans men che meno. Alla fine non tutti si operano (anzi, si cerca di evitare la chirurgia per quanto possibile) e quelli che decidono di volersi sviluppare secondo il proprio sesso biologico semplicemente smettono di prendere gli ormoni.
      Non escludo che ci possano essere genitori talmente folli da prendere un bambino confuso e farne un idolo dei trans per auto-propaganda, ma del resto esistono genitori che avvelenano i figli per potersi spacciare per “madri/padri coraggio…il mondo è un posto molto avariato.

      • Francesco

        Questo però non dà indicazioni sul contrario, ovvero di gente che da bambin* si sentiva di genere opposto al proprio sesso e poi invece niente.

        • AliAriAnn

          Sai che non ho capito cosa intendi? scusa, sono un po’ stanca.

      • Nicola Ragazzini

        “Quelli che decidono d sviluppare secondo il proprio sesso, smetteranno di prendere gli ormoni”.
        Perché, pensi che basti smettere di prenderli e tutto riparte da dove lo si era lasciato? Le cure a base di ormoni, nonché gli inibitori degli stessi, non sono aspirine, la crescita non riparte come prima. La crescita avviene nell’adolescenza, se durante quel periodo ti bombi di inibitori di ormoni o roba del genere, se smetti quando compi 20 anni non riparti da dove avevi lasciato.

        Oltretutto: mi spieghi come fa un bambino ad avere una visione della propria sessualità chiara come quella di un maggiorenne? Non ho mai detto che si danno ormoni a chi è in cerca di attenzioni, ho detto che li si danno a dei soggetti, cioè i bambini, che attraversano un periodo di confusione e non hanno ancora abbastanza maturità e chiarezza per decidere. Stiamo parlando del cambio del proprio sesso, per la madonna, mica di quale scuola media vuole frequentare!!!!
        Non puoi mettermi sullo stesso piano un 24enne che decide di cambiare sesso, con tutte le esperienze che ha passato, e un ragazzino di 11 anni che fino a due anni prima giocava ancora coi Lego (e magari ci gioca ancora)!

        • AliAriAnn

          Mi pento di aver semplificato. Avrei dovuto scrivere “seguiti dal medico prenderanno ormoni contrari a quelli che hanno preso precedentemente”, con annesso spiegone medico e disquisizione sugli effetti collaterali, non certo lievi.
          Tu ti preoccupi della salute e dell’impatto fisico di una cura ormonale per bloccare la pubertà, mentre ai genitori, ai bambini e ai loro medici interessa molto di più la salute mentale. Ti garantisco che anche molto prima degli 11 anni una persona con disforia di genere ha la precisa percezione di avere un problema, lego o non lego.
          Se ti leggi qualche intervista ai genitori vedrai quel che intendo. Personalmente conosco una famiglia con una figlia in transizione e “sapevano” fin da quando la figlia era un bimbo di 4 anni. Peccato che ai tempi il massimo della terapia a loro disposizione era la negazione collettiva del problema, sinceramente penso che i trans di oggi siano più “fortunati”.

          • Nicola Ragazzini

            Non intendo certo minimizzare o sminuire la sofferenza che prova chi soffre di disforia di genere, ma se hai a cuore la salute mentale di un bambino, te la senti di prescrivergli una cura che, anche se contrastata successivamente con ormoni contrari, gli provocherà delle conseguenze che si porterà avanti per tutta la vita? Come hai detto anche tu, gli effetti collaterali non sono di certo lievi.
            Non ci sono metodi per curare il loro benessere psicologico, che non siano prescrivere bombe ormonali, in modo che possa fare una scelta più consapevole quando saranno più grandi e avranno le idee un po’ più chiare?
            Credo che tra quello che c’era una volta, cioè la negazione collettiva del problema, e la situazione attuale, cioè le cure ormonali in tenera età, ci possano essere delle vie di mezzo.
            Altrimenti, gli attribuirai la responsabilità di certe scelte, responsabilità che a quell’età non è in grado di accollarsi perché è troppo giovane. Hai detto anche tu che molti non concludono il percorso di cambiamento, e tornano al loro sesso d’origine.

          • AliAriAnn

            Non sono un medico, per cui prendila con le pinze, ma da quel che ho capito ci sono cure per bloccare la pubertà e cure ormonali per il cambio di sesso e sono due cose diverse. Le prime sono state sperimentate per anni su bambini troppo precoci e non hanno effetti collaterali pesanti, anche se ovviamente non possono essere prese in eterno, le seconde sono quelle usate dai trans adulti.
            In pratica quando hai un figlio che si sente femmina e minaccia suicidio in caso di comparsa di voce baritonale e baffi come genitore trovi accettabile figli guadagnare un paio d’anni semplicemente bloccandogli lo sviluppo….e non sono gli stessi due anni che avrebbe avuto lasciando crescere il suo corpo secondo natura. Leelah Alcorn si è buttata sotto un tir perché i genitori le impedivano di prendere medicinali per bloccare la pubertà e era terrorizzata dal pensiero che “dopo” fosse troppo tardi cambiare sesso.
            Non credo che una persona che soffre di disforia di genere abbia una scelta vera, a nessuna età: tanto vale provare la strada meno dolorosa per la mente.
            Leggiti il blog “mio figlio in rosa”, se hai voglia, fa capire cosa passa per la testa di un genitore il cui figlio rifiuta di sedersi con i maschi se in classe i maestri casualmente chiedono di dividersi i banchi per genere.

          • Nicola Ragazzini

            Mea culpa, finora mi sono espresso male: le cure somministrate in giovane età su cui sono dubbioso sono quelle per bloccare la pubertà, non le cure ormonali. Errore mio.
            Le perplessità mi vengono perché mi chiedo se il blocco della pubertà in età così giovane sia una cosa sensata: la persona prova certamente una sofferenza psicologica, sentendosi qualcosa di diverso da ciò che è, ma come fare a capire se è veramente così oppure se è solamente una fase transitoria? Non è facile da capire, nemmeno per chi ci sta passando. I miei dubbi dipendono dal fatto che un blocco della pubertà a quell’età potrebbe compromettergli in modo permanente lo sviluppo (sottolineo “dubbi”, dal momento che nemmeno io sono un medico).

            Io credo (opinione mia personale, eh) che bloccare la pubertà con farmaci non sia una scelta giusta, così come non lo è negare il problema e liquidare le parole del proprio figlio con frasi dozzinali tipo “ma va là, ma vedrai che ti passa”, “non pensarci”, ecc. Credo che si posa trovare un modo per fargli condurre una vita serena almeno finché non sarà abbastanza consapevole per decidere un cambio di sesso.

            Per la sofferenza durante la pubertà, non nego che sia grande, ma faccio anche notare che è una cosa per tutti: la stragrande maggioranza della popolazione ha passato una pubertà travagliata, perché è un periodo di cambiamenti, e se non soffri perché ti senti di sesso diverso da quello di nascita, soffri perché il tuo corpo non ti piace, perché non ti piace la tua persona, perché i tuoi coetanei ti rifiutano, perché i tuoi non ti cagano, ecc., insomma i motivi per soffrire durante la pubertà sono innumerevoli. Questo, ribadisco, senza sminuire le sofferenze di chi soffre di disforia di genere.

    • Laura Lagonigro

      Stronzate! ma dove l’hai sentita sta storia? c’e’ una procedura lunghissima per fare la transizione e l’operazione e’ l’ultimisima fase a cui non necessariamente si arriva. E dopo l’operazione ci sono delle “procedure di mantenimento” molto dolorose che includono penetrazioni giornaliere mattina e sera, praticamente per non far “chiudere” la cavita’ creata.
      Ma immagino che le tue fonti siano limitate a qualhe stronzata che leggi su facebook e che semplicemente nominare l’amputazione del pene ti abbia fatto confluire tutto il sangue altrove…

      • Nicola Ragazzini

        Datti pure una calmata.
        So benissimo che la procedura per il cambio di sesso è lunghissima, che comprende terapia ormonali, che l’operazione é solo l’ultima fase, e che il decorso post-operatorio prevede la cosiddetta “dilatazione”, da fare tutti i giorni perché la cavità non si chiuda. Non sei mica l’unica a sapere le cose.
        Quando ho scritto “e poi via con l’amputazione” mi riferivo alla fase finale, non era sottinteso che avvenisse subito (come tu hai supposto), ma se provi a mettere un attimo da parte l’emotività e a leggere gli scambi con AliAriAnn, ti accorgerai che il discorso verteva sulla prescrizione di cure per bloccare la pubertà.
        Ma immagino che a te il sangue sia confluito altrove appena si è toccato l’argomento, dal momento che non ti sei nemmeno presa la briga di leggere tutto il discorso qui sopra, e che hai dato per scontato che io non sapessi un cazzo.

        • Laura Lagonigro

          Ma se le sai le cose, come fai a dire che si possano fare sui ragazzini? Sta cosa dei “ragazzini” si usa sempre come spauracchio per azzittire la gente… “non e’ permesso il topless, perche’ ci sono i ragazzini”, “la bambina trangender non puo’ venire in classe col vestito da femminuccia, senno’ come lo spieghi ai ragazzini”, “Non si puo’ accettare sta cosa del transgender perche’ si fanno operazioni ai ragazzini a cui asportano i genitali…” … ma quando?!

          • Nicola Ragazzini

            Mi pare di averti spiegato nel commento qui sopra:

            “mi riferivo alla fase finale, non sottintendevo che avvenisse subito, ma se leggi gli scambi che ho avuto con AliAriAnn, ti accorgerai che il discorso era centrato sulle cure per bloccare la pubertà”.

            Sarà che nel primo post mi sono espresso in modo poco chiaro, ma mi pare che nei commenti successivi si sia capito di cosa stavo parlando. Tu ti sei limitata a leggere il primo e bòn.

  • davide finazzi

    Quello che mi fa più rabbia è che estremismi di questo tipo fomentano quelli di segno opposto

  • Alessandro Ceppi

    io la penso come Cassano…

  • E’ evidente che la nostra societa’ si sta autodistruggendo, stiamo portando avanti un meccanismo suicida simile a quello dei lemmings che commettono suicidi di massa nei momenti di sovrappopolazione. A questo punto non possiamo fare altro che dare il benvenuto alle “risorse” che almeno sono piu’ interessate alla droga e agli stupri che al definirsi gendervoid treekin pansexual.

  • Giovanni Dal Mas

    Non so, secondo me la sessualità dovrebbe essere una cosa semplice. Voglio dire…. leggo di come vivevano i greci e di come, scopandosi qualsiasi cosa capitasse loro a tiro, siano riusciti a inventare la democrazia e la società occidentale. E non ricordo che Socrate, Aristotele o Pericle si facessero pippe esistenziali sulla loro sessualità. Pippe mentali se ne facevano, certo, ma il pene lo infilavano dove gli pareva e nessuno rompeva loro i coglioni.

    Ma forse, è solo una riflessione che può anche essere sbagliatissima, il tutto dipende dal fatto che oggi tutti vogliono apparire a tutti i costi e tutti sembrano avere la necessità di sentirsi in qualche modo unici e diversi da tutti gli altri.
    Devi avere una fottuta allergia, una sessualità inventata incrociando parole a caso prese dal dizionario, un profilo social iperattivo con mille foto di te stesso sorridente come un ebete e aver vissuto qualche esperienza alternativa e via dicendo.
    Forse abbiamo solo troppo tempo libero e troppo interesse solo per noi stessi.

    Sicuramente mi sono spiegato male, spero si capisca qualcosa di quello che volevo dire..

    • Ti sei fatto capire benissimo, invece. Grazie. È un’osservazione interessante.

    • Nicola Ragazzini

      Concordo con Nebo, ti sei spiegato benissimo. E’ quella che chiamano la “special snowflake syndrome”: devono inventarsi qualcosa per sentirsi speciali.
      Sui social c’è gente che dichiara, pure vantandosi, di avere disturbi mentali (ovviamente inventati): c’è chi nella propria bio scrive di essere schizofrenico, chi bipolare, di soffrire di attacchi di panico continui, di ansia cronica, ecc. ecc.
      Una persona che soffre VERAMENTE di quelle cose non le sbandiera ai quattro venti come se fossero medaglie al valor civile, perché sono cose di cui non vede l’ora di liberarsi per smettere di soffrire: chi scrive quelle fesserie nella propria bio probabilmente non sa nemmeno cosa siano veramente.
      Ti do pienamente ragione.

      • AliAriAnn

        A meno di non voler dire che il fatto di inventarsi problemi mentali per farsi compatire online sia esso stesso una malattia mentale. Come cura suggerisco schiaffi a mano aperta e cinghiate dalla parte della fibbia, da applicarsi per un’ora al giorno fino a completa guarigione.

        • Nicola Ragazzini

          Su questo sono d’accordo. Anche perché inventarsi malattie mentali per attirare l’attenzione non fa altro che sminuire la gravità della malattia mentale millantata.
          Se un idiota scrive “schizofrenico” solo per attirare l’attenzione, poi le persone lo conoscono e scoprono che è normale e solo un po’ coglione, saranno portate a pensare che la schizofrenia non sia poi una cosa così grave.

        • El kelev

          Hai cebtrato il punto.

      • Igioz

        forse quella persona che dici che soffre, soffre appunto xkè si sente diversa.
        sembra un goffo tentativo di riconoscere ogni differenza, per far sentire chiunque incluso.
        booooo

    • Aoimoku

      Scusa, ma da storico sta visione bucolica/hippie della sessualità greca è un poco fallata 🙂

      I greci ficcavano secondo la dominanza sociale

      Gli uomini liberi potevano ficcare la qualunque: schiavo/a, stranieri/e, adolescente maschio, femmine dalla pubertà in poi.
      Non potevano però farsi ficcare da nessuno, men che meno uno di condizione inferiore, perché sarebbe stato estremamente disonorevole e simbolo di sottomissione.

      Stessa cosa circa i romani, se non una condizione vagamente più libera della donna che poteva assumere posizioni dominanti nell’amplesso col proprio amante, mentre per i greci era veramente equiparabile alla capra

      In generale ogni società ha codificato la sessualità in cosa si poteva fare e cosa no. Quella più libera in fondo rimane la nostra attuale, anche se certe società passate potevano non considerare tabù ciò che per noi lo è, e viceversa.

      • Giovanni Dal Mas

        Ma no! mi hai appena ucciso un mito d’infanzia! E vabbè, alla fine ho vissuto nell’ignoranza anche troppo mi sa, quindi meglio così.
        Battute a parte, se posso vorrei approfittare delle tue conoscenze per una mia curiosità. Il senso del pudore nella Roma antica in cosa si sostanziava? Cioè voglio dire…..tra le tante storie di lupanari e le poesie dell’epoca ammetto che non mi è chiaro. So che non centra nulla con il discorso ma…. ci provo.

        • Aoimoku

          Ti consiglio “Amore e sesso nell’antica Roma” di Alberto Angela, molto scorrevole e di facile lettura

          Cmq la società romana (che dura quasi 1000 anni prima di incontrare il cristianesimo, quindi la sessualità e il pudore cambiano nei secoli) era in generale assai meno sessuofobica di quella cristiana. Per dire, il pene era ritenuto simbolo di buono auspicio e per le strade c’erano enormi peni in pietra da toccare come portafortuna e immagini pornografiche erano comuni come decorazione degli oggetti, anche in case rispettabili. D’altro canto, nell’uso delle terme si passa a seconda del secolo dal permettere a uomini e donne di usarle nudi nello stesso momento a criticare gli anziani che si spogliassero davanti ai giovani.

          I lupanari erano pubblici e manifesti e andarci ogni tanto non comportava nessuno problema. Però va capito che la società romana era divisa in varie caste, non solo uomo-donna. I lupanari erano soprattutto per la plebe o gli schiavi, mentre un patrizio in teoria aveva le sue schiave personali. Viceversa, era normale che a prostituirsi fossero schiave del gestore o donne plebee, mentre sarebbe stato un grave scandalo prostituirsi per una donna patrizia.

          Concludo che la società romana, pur più libera per certi versi e meno sessuofobica, era ben lontana da quell’orgia 24/7 con cui la descrive l’Hollywood americana 😉

          • Giovanni Dal Mas

            Onestissimo! Grazie mille, ora non mi resta che approfondire con calma.

      • LBreda

        È un po’ fallata anche la visione de “la Grecia che inventa la democrazia”, e in ultima analisi anche de “la Grecia che esiste come entità unica in età classica”

        • Aoimoku

          Sì, un sacco di stereotipi storici da Hollywood sarebbero da sfatare, in tutte le epoche.

          Però dai, è accettabile dire che i greci siano stati i primi ad attuare un governo non tribale di tutti gli uomini liberi (che non equivale a tutti gli uomini) e anche che esistesse un’entità chiamata Grecia (i cui membri potevano partecipare alle Olimpadi) sebbene frazionata e dedita alle guerre interne

        • Giovanni Dal Mas

          vabbè raga, faccio il programmatore….. potete chiudere un occhio ed evitare di mettermi al rogo? Almeno aspettate settimana prossima che prima devo andare al concerto dei Rolling Stones… ancora 8 giorni e potrete darmi fuoco, ok?

          • LBreda

            Dai, ti risparmio solo perché collega 😛

          • Giovanni Dal Mas

            non avrei mai pensato che la frase “faccio il programmatore” valesse come un esci gratis di prigione 🙂

          • LBreda

            ROTFL

    • No, anzi ti sei spiegato benissimo. Imho il problema è che oramai qualsiasi “pippa mentale” è stata elevata a modo d’essere e quindi sacra, intoccabile, inconfutabile e non commentabile.

    • Laura Lagonigro

      Non credo proprio che uno lo faccia per sentirsi speciale. Il contario, se ti attacchi un’etichetta e’ perche’ vuoi “appartenere”, rientrare in una categoria che ti riconosca. Per quanto ne so io andare in giro “dicendo” sono transgender o gay ha soltanto attirato bullismo, incluso dalle proprie famiglie, gente messa alla porta a 15 anni… ragazzi che si sono suicidati. Altro che attirare attenzione…

      • Giovanni Dal Mas

        Questo è un ottimo punto. Devo però fare una domanda.
        Se il desiderio è quello di riconoscersi in un gruppo perchè allora inventare categorie ex novo e non usare quelle già presenti? Voglio dire: io ho l’impressione che se uno si crea 70 etichette nuove lo faccia per non essere accomunato agli altri e far parte di un piccolo gruppo a parte e diverso.

        • Laura Lagonigro

          Ok, faccio un esempio usando i colori: ci sono tre colori fondamentali giallo rosso e blu. Si e’ fatta una battaglia per riconoscere il verde (per esempio). Arriva il verde acqua e dice “ma io non sono ne’ verde, ne’ blu, sono un verde aqua”… se nasci e cresci con il concetto di spettro continuo, accetti la parola verde aqua, capisci dove si colloca e vivi la tua vita senza stress che esista un altro colore.
          Quello che succede e’ che adulti cresciuti con delle “certezze” (e piu’ si e’ adulti, piu’ si e’ rigidi) non riescano a concepire una realta’ diversa, piu’ flessibile. E siccome non riescono a tenere il passo, vanno in crisi e negano la leggitimita’.
          Sono gli stessi meccanismi che hanno negato il sistema eliocentrico per secoli… menti rigide!

        • Laura Lagonigro

          ok, per spiegarmi faccio l’esempio dei colori: ci sono tre colori fondamentali, giallo, rosso e blu. il verde deriva da giallo e blu… ma per capirsi, gli si da’ un altro nome. Ed esistono anche diversi tipi di verde… o di blu… Se uno accetta che ci sia uno spettro e delle “sfumature”, accetta il nuovo nome, sa dove si colloca, sa che non toglie niente ne’ al giallo, ne’ al blu. E non si fa tanti problemi!!
          Non capisco perche’ dovremmo forzare il verde ad essere o giallo o blu…
          ogni giorno accettiamo nuove parole, internet, web, bit… perche’ si identificano concetti nuovi. Rifiutare un nome significa rifiutare l’esistenza di cio’ che il nome rappresenta. Per questo tutti questi nuovi colori ci tengono ad essere definiti con delle parole!!

          • Giovanni Dal Mas

            Si, capisco il punto. è un’ottica diversa da quella da cui sono partito io ed è una cosa sulla quale mi ha fatto piacere riflettere. No meglio: è una cosa sulla quale rifletterò attentamente.

            Grazie del tuo tempo e del confronto.

          • Laura Lagonigro

            Piacere mio! 🙂

  • Francesco

    Lucido come sempre Nebo. Mai ci fu citazione più azzeccata di quella della “neolingua”. La cosa triste è che le battaglie vere passano in secondo piano rispetto alle cazzate, e si spinge a idolatrare delle follie come grandi vittorie solo per distogliere l’attenzione dal fatto che sui punti cruciali non solo non ci sono vittorie, ma.nemmeno battaglie. Grazie come sempre.

  • Ottone Erminio

    il califfato metterà tutti d’accordo col taglio classico halal altezza collo.

  • Comunque la storia dei 50 generi su facebook è una bufala. È possibile scegliere “Male”, “Female” o “Custom”, quest’ultima opzione lascia un campo libero in cui puoi scrivere il cazzo che ti pare e la possibilità di scegliere se vuoi che ci si riferisca a te con “him”, “her” o “them”

    • Giovanni Dal Mas

      io ho scelto il genere “Us and Them” per una sessualità molto Pink e provocatoriamente Floyd.
      Voglio dire che il fatto che uno definisca da solo la sua sessualità e riesca a tirare fuori di tutto e di più non mi sembra migliori la situazione di cui sopra. Ovviamente è sempre un mio parere e basta.

  • Khazash

    Boh, io ho risolto da qualche anno guardando chiunque voglia rompermi le palle con questa storia usando quel sorriso speciale che si riserva ai bambini un po’ ritardati e dicendo “sisi, certo”

    Onestamente sono d’accordo con quello che dice che queste son pippe mentali dovute al fatto che abbiamo troppo tempo libero e che mettiamo noi stessi al centro del mondo.
    Rincaro la dose che per me chiunque decida di rompere le palle con questa cosa ha di media una vita triste, ricce di insoddisfazioni, e decide di sentirsi importante rompendo i coglioni al mondo sbandierando queste cazzate.

  • Dario Emorroi

    Questa mania delle etichette ha origine negli Stati Uniti negli anni 70 e in Italia è arrivata in pompa magna soltanto recentemente.

    L’origine viene da una sorta di moderna “lotta di classe” di minoranze che in passato sono state emarginate.

    Come ogni lotta, porta con sé i propri estremismi. Concentrarsi su quelli è bello per farne una parodia e per capire fino a dove non avventurarsi, però alcune di queste etichette (penso a gay, lesbian, trans) hanno anche permesso a molte persone di identificarsi, riconoscersi, e ottenere dei diritti impensabili 40 anni fa.

    Poi ovvio, visto che il metodo ha funzionato, adesso è tutto un etichettare per esprimere la propria individualità. Bisognerebbe tornare ai tempi dei greci e trombarsi un po’ quello che capita senza che a nessuno freghi alcunché.

    • LBreda

      Ora aspetta un attimo che inventino la macchina del tempo, vai in nell’antica Grecia, vestiti da povero e prova a trombare gente a caso.

      • Dario Emorroi

        Orsù, era una battuta.

  • zus

    Penso che sia da vent’anni che nei collettivi e in certi ambienti si usa car* al posto di cari/e, e’ una forma simpatica, informale e inclusiva e non capisco davvero che differenza faccia a te chi la usa appunto in discorso informali o in un certo contesto.

    Dubito tu ti sia informato di alcunche per uscire dalla tua bolla visto che in questo rant per te genere, preferenze e abitudini e identita’ sono la stessa cosa.
    Ad esempio:
    “Eppure è considerato un grande passo
    avanti. Nell’articolo, l’intervistat* dichiara che per la prima volta
    può andare in un sito e dire alla gente qual è il suo gender. Ma perché
    comunicare alla gente le proprie abitudini sessuali è così importante?
    Perché oggi uno deve dirmi “ciao, mi piace vestirmi da volpe e farmi
    sodomizzare da un nano ermafrodita”? Sembri Bran quando dice di essere
    il corvo a tre occhi, cazzo.”

    Le abitudini e le preferenze sessuali sono etero, omo, bi, pan, zoo e quel che vuoi e di solito sono specificabili solo sui siti d’incontri per ovvi motivi anche perche’ fuori da quel contesto e’ praticamente irrilevante. Per il resto come hanno gia’ scritto su facebook e’ possibile specificare “custom”. Ti turba davvero al punto di lamentartene, magari ti senti discriminato tu, che qualcuno li ci possa scrivere che si sente la volpe a nove code? Che differenza ti fa?

    Visto che citi il sessimo, le molestie e articoli scandalistici riguardo questi temi, mi chiedo e ti chiedo, c’e’ mai stato un caso in cui hai corteggiato una ragazza e un tribunale ti ha condannato? O ci sono stati problemi oltre ad un rifiuto? O qualcuno si e’ irritato perche’ ai aperto la porta?
    Sono curioso della risposta

    • Vincenzo Lorusso

      E a noi che c’è frega? Di preferenze e abitudini e identità, intendo.
      Sono seghe da sfigati che amano definirsi per essere, come hanno ben detto sopra, “Sindrome da Fiocco di Neve”.

      Puoi preferire una donna
      Puoi scoparti un uomo
      Puoi essere un unicorno
      Se sei un povero pirla, lo resti
      Io preferisco le donne
      Abitudinariamente vado a letto con le donne
      Mi sento un uomo
      Cosa cambia nel mio essere in rapporto alla società? Una beata fava.
      https://www.youtube.com/watch?v=urwnrnHexmM

      • Ariel Vittori

        A me può anche non fregare un cazzo di che squadra tifi, ma se lo scrivi sul tuo facebook non vado a dirti che vuoi per forza far vedere a tutti quanto sei speciale, penserò che per TE è una parte importante della tua persona e hai diritto anche di sventolarla se vuoi.
        No, però se lo fai col tuo genere o con la tua sessualità (come se non fosse implicitamente esposta al pubblico dalle foto in cui ci si slingua col fidanzato o simili), sei uno special snowflake, e va be’.

        • Mauro

          Credo che il punto sia che ‘sta cultura dell’affermazione di un’identità minoritaria spesso e volentieri si scaglia non contro chi vi si oppone, ma contro chi ne ignora l’esistenza e in generale non se ne interessa e non vi attribuisce un peso o un giudizio, e ignorare le categorizzazioni sempre più minuziose e francamente incomprensibili per chi non si dedica attivamente a conoscerle, è un attimo: se solo la persona che ti piace tanto tanto ti provoca un fremito nei lombi non sei innamorato, no, sei DEMISESSUALE.
          E guai a non riconoscerti (per cattiveria o disinformazione, che comunque vengono giudicate ugualmente inique) questa specificità.

          Credo che il punto sia che quando la lotta identitaria prende la forma di guerra contro un sistema grammaticale considerato sessista perchè in caso di generi differenti si concorda al maschile, perpetuando così maschilismo tossico e patriarcato, è naturale che ai più sembri una lotta talmente di principio da risultare vuota e inconcludente, un po’ come una manica di sgallettate che costringono un fisico aerospaziale a chiedere scusa in lacrime per una maglietta, o la convinzione che il fatto che Flynn Ryder (ah, no, a quel punto del film si identificava come Eugene) taglia i capelli a Rapunzel sia equiparabile allo stupro.

          • Ariel Vittori

            No, stai parlando di community estremiste e ristrette, anche se vocali, su tumblr.
            Nella vita reale anche chi si definisce demisessuale davvero non attacca nessuno per ignorare alcunchì o alcunché.
            L’ignoranza che si attacca è quella che porta a mescolare tutto in calderoni e a perculare, non il semplice non sapere.

            Il femminismo e/o l’antisessismo sono i primi a condannare episodi come quelli che hai descritto, soprattutto qui in Italia. Trovo molto miope stare a guardare i casi gravissimi di distorsione della realtà e danni alla società giustificati con una matrice antisessista (il caso dello scienziato che citi ad esempio) per avere poi carta bianca sul mescolare tutto e far apparire la stragrande maggioranza delle minoranze come non sono.

            Il bello è che molti di voi scommetto siano uomini di sinistra, e di fronte a generalizzazioni simili magari sulla base della nazionalità storcereste il naso: invece di fronte a questo miscuglio insensato annuite, perché non comprendete.

            Va benissimo non interessarsi di sessualità, a ognuno il suo. Io non m’interesso di motori. Ma non sto a fare un articolo mescolando pistoni e specchietti, e giudicando meccanici e macchine sulla base di chi truffa e di chi guida ubriaco.

          • Mauro

            Le community estremiste e ristrette, quando vocali, sono tutto quello che basta a mandare a puttane una realtà più moderata e ben più numerosa: i musulmani terroristi, i siciliani mafiosi, i trumpiani nazifascisti di charlottesville, i saccheggiatori alle spalle delle manifestazioni BLM e l’equivalente YES ALL WHITE PEOPLE dall’altra parte della barricata.

            Riconosco certamente che il punto di partenza, parlando di società in generale, sia eteronormativo, patriarcale, omo/trans-fobico, eccetera, ma sentirsi fare le pigne sugli asterischi in fondo alle parole (perchè la minoranza vocale ritiene sia una battaglia da combattere, mentre la maggioranza silenziosa è impegnata a vivere la propria vita e le proprie quotidiane battaglie, che per carità sono certamente più dure delle mie che sono un maschio bianco eterosessuale di buona famiglia) è la maniera più sbagliata di educare la grande maggioranza (anche qui, silente, opposta alla vocale minoranza di “PIANTIAMO CHIODI NEGLI OCCHI DI TUTTI I FROCI (PER DIO)” che semplicemente non sa/non se ne interessa.

            Poi, per carità, magari non “la passione, l’ossessione della tua diversità che al momento dove è andata non si sa”. Non escludo che un movimento che inserisce un di conflitto (per quanto uno opinabile quanto gli asterischi) sia l’elemento di rottura che nel tempo porterà ad un cambiamento (se una tipa nel ’55 si alzava dal seggiolino del bus, invece di cagare il cazzo, chissà come sarebbe andata), e forse tutti quelli che adesso non capiscono stanno dalla parte sbagliata della storia.

            E comunque quelli che si presentano come “Dottore” mi stanno apertamente sul cazzo, trovo solo coerente farmi stare sul cazzo chi dopo il proprio nome snocciola che i suoi pronomi sono ze, zir, zirself. Ma ammetto che sia una cosa più da americani che da italiani.
            Il problema è che filtra per importazione senza neanche troppe basi sociali per farlo.

          • Laura Lagonigro

            Io conosco sicuramente un numero di persone apparteneti alla sfera “in between” sicuramente piu’ altro della media. E ti dico che in realta’ e’ molto piu’ semplice di cio’ che si creda: se ha un aspetto femminile, uso Lei, se ha un aspetto maschile, uso Lui, e spesso puo’ essere la stessa persona in giorni diversi! In dubbio, chiedo quale pronome preferiscono, ma mi sara’ capitato una volta o due.
            Le “pippe mentali” a mio parere se le fanno molto di piu’ le persono che parlano di ste cose in linea di principio, ma non hanno mai incontrato una persona transgender in vita loro (o almeno cosi’ credono).

          • Lorenzo Santé

            E infatti, la maggior parte della gente alfabetizzata oggi farebbe lo stesso: lei, lui, pace e bene. Se ci si sbaglia non succede nulla fintanto che si è tra persone civili e accomodanti. E’ il bombardamento mediatico che uccide la salute.
            Chi si identifica come “maschio che ama la fica” ha bisogno di libertà e di spazio, di un terreno di gioco, fisico e mentale, forse maggiore rispetto alle femmine che nella storia hanno avuto la forza per sopportare condizioni oppressive in tante società patriarcali, noi non potremmo riuscirci, almeno non potremmo farlo mantenendo gli attributi e gli stimoli che queste ghiandole danno al nostro corpo e al nostro Essere.
            Il pensiero politicamente corretto, tra mille battaglie inconsistenti come questa del gender, rompe i coglioni, mette catene e paletti all’uomo etero, con un piccolo bonus di colpevolizzazione universale se è bianco. Ognuno può essere, identificarsi e credere ciò che vuole, il problema per me è il metodo propagandistico, multimediatico e costante, con cui si martellano i coglioni, non tanto le cose in sé, che spesso un po’ di buon senso basta a comprendere le altre persone e le loro esigenze. Ho comprato io stesso hamburger vegani all’estero dove si mangiava di merda ho preferito il vegan ad altre porcate.
            Ma il veganesimo e simili menate da rompicoglioni stronza e lesbica tinta di fucsia, si aggiungono alla serie di cose che minano il precario equilibrio su cui si basa la sopravvivenza degli uomini (e quindi dell’umanità tutta) nella società e l’adeguato sfogo dei nostri naturali impulsi. Una volta razziavamo e stupravamo. Oggi lo sport televisivo e la pornografia online ci tengono in cattività… Sicuri che il maschilismo sia una brutta parola? Io credo ce ne sia forte bisogno

          • Lorenzo Santé

            Avevo scritto un commento lungo e ragionato. Purtroppo è andato perso, il succo del mio pensiero è che ci avete abboffato le palle col gender, siete liberi di tutto, tranne che di imporre agli altri il vostro modo di pensare, che già teniamo le palle che ci girano perché non c’è occupazione e i maschi bianchi sono troppo maltrattati per poter concedere meriti a chi pretende applausi per le coppole di minchia in cui si identifica

        • Vincenzo Lorusso

          Il punto, molto più banalmente sarebbe che sessualità/identità/genere sono uno solo dei mille-mila aspetti che ti qualificano come persona. Definirsi primariamente alla luce di questi è da poveretti e paragonare la cosa al tifo per una squadra non c’azzecca molto. Quando mi presento a degli sconosciuti non tengo a precisare che sono un maschio eterosessuale perchè sono altre le cose che primariamente mi inquadrano.
          Sarà che sono allergico ai rigurgiti identitari, sarà che ‘sta roba puzza della deriva liberal americana più idiota e deteriore, sarà che chi ti scopi è l’ultimo dei miei problemi ma definire se stessi in base a paradigmi monodimensionali è limitante e autoghettizante. E, esclusi 4 trogloditi, non gliene frega un cazzo a nessuno.

          Hai presente il personaggio di Daffyd Thomas in Little Britain? Ecco, satira azzeccatissima sulla “sindrome da fiocco di neve”. Fatta da un gay ciccione e pelato

          • Ariel Vittori

            Puoi pensare che sia da poveretti ma sono fatti tuoi, anche per me è da poveretti identificarsi principalmente per mille motivi (es. per il titolo di studio, quando nella mia esperienza a meno che non si scelga una carriera accademica è poco indicativo dello spessori di una persona), ma la ritengo una scelta di vita valida quanto la mia e la mia opinione basata su una preferenza personale, non la sua identità inventata o non reale solo perché a me non verrebbe mai in mente di sbandierarla allo stesso modo.

            Non ce l’ho presente, e telefilm a parte ti sfido a portarmi un esempio di persona nella VITA REALE che si comporti in questa maniera.
            Qui state confondendo un gruppo principalmente di adolescenti su tumblr fissati con le micro-etichette con problemi assolutamente reali, e passa quasi il messaggio che non esistano più omofobia e soprattutto transfobia solo perché ci sono persone estremiste ed estremamente vocali.
            Mi spiace ma è una prospettiva troppo da esterni.
            In nessun punto di accoglienza LGBT ti accoglieranno davvero urlando che ti sei dimenticato lettere.
            Al contrario di voi probabilmente, io ho conosciuto persone agender, genderqueer, trans, nessuna ha mai mangiato qualcuno per un pronome sbagliato ed erano tutte persone normalissime che non si presentavano dicendo ‘ciao sono Franco e sono demisessuale’.
            Anzi, vi dirò che sicuramente ne conoscete di persone così, ma dato che non corrispondono al teatrino assolutamente inventato dell’articolo, manco ve ne siete accorti.

          • Vincenzo Lorusso

            Acciderbolina, meno male che sei qui a illuminarci. Ma che ne sai chi conosco e frequento. Che ci metti a fare l’omofobia in ‘sto discorso…vedi che si va a finire sempre là. Ma porco qui e porco là, è difficile capire che le etichette autoghettizzano e che, fondamentalmente, a parte 4 sciroccati, non gliene frega una fava a nessuno con chi scopi?
            Hai appena confermato l’esempio che ti avevo fatto e che viene esplicitato in Little Britain. Che non è un telefilm. Però te sei troppo occupat* a fare cose e vedere gente a-trans-genderfluid scappellata a destra per cagare il riferimento perchè, tu, VIVI LA VITA, mica come me che frequento esclusivamente bianchi maschi eterosessuali con cui parlo di figa mentre sparo ai barconi.
            Dato che non ti risponderò mai più perchè è una pratica oziosa: sì, hai ragione, non c’è nessuno al mondo con la tua sensibilità, sono un bieco omo-trans-omofobo e, soprattutto, SEI UN FIOCCO DI NEVE, NON C’E’ NESSUNO COME TE.

    • Laura Lagonigro

      Concordo, e’ chiaro che non ci ha capito una minchia. E’ come madarlo a una conferenza sulle onde gravitazionali, dove sente parole che non capisce e torna nella sua idiozia prendendo per il culo e dicendo che sono una manica di pazzi.
      E’ terribile come non si accorga di quanto stupido e limitato si dimostri in questo “articolo”.

  • Mauro

    Sei vecchio sí, piú che altro perché questi tumblrismi sono cosa vecchi di anni, farci il post ora, con tanto di meme “Apache attack helicopter” fa abbastanza effetto “Ehi della ghenga, ci sono sfitinzie, che palle i matusa, che sballo intermets!”.

    Ma immagino che l’arrivo di questa deriva anche in Italia, per uno che scrive per lavoro, possa un po’ suonare come l’Apocalisse.

  • El kelev

    La cosa buffa è che questo modo di vedere il mondo, alla fine, è simile a quello di un omofobo. Entrambe le ideologie rifiutano l'”essere” per affermare un “dover essere”: l’omofobo rifiuta il fatto che esistono oggettivamente persone attratte da altre dello stesso sesso (tanto da definire contro natura questa osservazione di un fenomeno naturale), mentre il LGBTWKπ@ rifiuta il fatto che apparteniamo ad una specie a riproduzione sessuata e nasciamo uomini e donne, per cui bisogna definire “donna” un trans anziché uomo vestito da donna, che al limite si è tagliato il cazzo e ha preso ormoni, a spese del sistema sanitario ma non si può dire che è una persona malata. Sarebbe come se fosse brutto chiamare pazzo un pazzo che pensa di essere Napoleone ma andrebbe chiamato Generale o Imperatore.

    • Jessie

      Non è esattamente così semplice. Gli ormoni nella maggior parte delle regioni si pagano, e non si tratta di un semplice “taglio al cazzo”. È una complessa operazione che ricostruisce una vagina funzionante.
      Tanto che per la legge italiana, una persona che termina il suo cambio di sesso è considerata semplicemente una donna a tutti gli effetti.
      La realtà, che piaccia o meno, è che abbiamo raggiunto un livello di avanzamento medico/chirurgico tale che ci permette di cambiare il sesso di una persona, indipendentemente da come è nata. L’unica cosa che non abbiamo ancora raggiunto è dare la capacità di partorire, ma ci siamo vicini. Esistono già progetti di uteri e ovaie artificiali testati e funzionanti nei topi.
      La faccenda del chiamare “pazzo” un individuo che pensa di essere Napoleone non c’entra nulla. La nostra sessualità è un processo che si genera delicatamente quando ancora siamo dei feti, ed è governato da un bilanciamento di ormoni meticolosissimo. Basta un niente a creare persone intersessuali o con la disforia di genere, non si tratta di una malattia mentale ma di situazioni particolari avvenute durante la gestazione.

      • El kelev

        Beh, la differenza è che un gay può semplicemente fare sesso con altri uomini ed essere soddisfatto così. Una persona che soffre di disforia di genere si rivolge all’aiuto di chirughi, sessuologi e specialisti varî per ricevere un trattamento medico. E chi richiede un trattamento medico per mutare la propria condizione è il primo a definirsi malato. Poi, questo non è un giudizio morale: io ero miope e ora vedo benissimo grazie al laser, però porto con me i geni della miopia.
        In realtà la differenza tra sessi investe una miriade di espressioni genetiche, essendo presente anche nelle piante: al più se ne potranno cambiare alcune di esse, ma non la stragrande maggioranza. Per un uomo che soffre di disforia di genere sarebbe stato meglio nascere donna, e sarà sempre così.

        • Lorenzo Santé

          E’ follia, qui si sfocia nell’eugenetica. Questa merda è contro natura

  • Baboo85

    Il riassunto e’ che la societa’ sta andando a puttane, la gente diventa (o nasce, ormai) lesa nel cervello e sinceramente non pensavo fino a questo punto.
    Si nasce maschio o femmina, se si potesse leggere il DNA delle persone e degli animali si leggerebbe M o F nei geni di chiunque e qualunque cosa.
    Come dici tu, non frega un cazzo a nessuno cosa ti piace prendere o dare o fare quando scopano (SE scopano), se nasci col cazzo sei maschio, se nasci con la figa sei femmina.
    Tutto il resto e’ un cortocircuito mentale con conseguenti neuroni morti bruciati dalla scarica, tutta roba inventata alla cazzo di cane.
    Non ho nulla contro gay (o le altre categorie inventate alla cazzo di cane), ma siamo A e B. Un A puo’ anche sentirsi B o un B puo’ sentirsi A, ma sempre A e B ci sono. Non esiste C, D, E Y, omega, esiste solo A e B.
    C’hai il cazzo o la figa, in qualsiasi cosa infili o ci infili dentro, sempre due strumenti per scopare e riprodurti hai.

    A questo punto dico: e i pedofili? Perche’ sono emarginati? Perche’ non va bene? Sono solo persone che hanno la PERVERSIONE per le bambine (o bambini) minorenni. E quindi? Non e’ una perversione come tutte le altre che la gente si inventa?
    Anzi, a questo punto cancellerei la parola PERVERSIONE dal dizionario: la sua definizione e’ “un atteggiamento deviato rispetto alle norme sociali riconosciute” o roba simile. Se avere il cazzo a meta’ e buttarlo nel culo ad un cavallo e’ considerato horsegender e normale, cosa cambia allora da tutto il resto?

    O gli stupri? E’ gente che ha la perversione (aveva, la parola non esiste piu’) di scopare persone non consenzienti ed obbligarle a farlo. Non e’ una perversione? Non e’ uguale a tutto il resto?

    Dico solo una cosa: andate tutti a fanculo. Vorrei vivere per sempre e vedere il degenero del genere umano e la sua autoestinzione sociale e psicologica a causa di tutte le troiate del genere che sto leggendo in questi ultimi tempi. E riderci sopra. Tanto.

    La frase giusta non e’ “Di che gender sei?” ma “Quanto sei ridicolo?”.
    Grazie a dio i nostri nonni sono morti o ad un’eta’ in cui non capiscono piu’ nulla o ci darebbero fuoco a tutti. E farebbero bene. Hanno combattuto due guerre mondiali per poi vedere questo scempio… L’avessero saputo, si sarebbero fatti fucilare tutti per diserzione dicendo “ma sticazzi, chi me lo fa fare di assicurare un futuro a sti coglioni”…

    P.S.: e dire che le donne in passato e anche nel presente hanno lottato tanto per l’uguaglianza e non essere discriminate rispetto agli uomini, ora non si sa piu’ da che parte si devono girare perche’ l’uomo non esiste piu’…

    • Mauro

      La pedofilia è reato.
      Volersi considerare uno spirito di una volpe reincarnato in forma di essere umano, ed eccitarsi solo se si caga dentro il pannolino di un costumone di peluche, che io sappia, non lo è ancora.

      Urlare “E ALLORA LE FOIBE?!?” mi pare uno stratagemma dialettico abbastanza ridicolo, così come bollare tutto quello che non sai/non capisci/non condividi come DEGENERO e PERVERSIONE.
      Ho sentito gente che non lecca la figa sostenendo che “Fa schifo, non ho intenzione di sottomettermi così, e comunque fa venire il cancro”. Per loro il PERVERSO DEGENERATO sono io, che ci vivrei, ma capisci che i limiti di queste definizioni sono basate su strograncazzo. Considerali scemi, se vuoi, così come io considero scemi quelli che fanno gli schizzinosi di fronte al sesso orale, ma non hai alcuna superiorità morale per dire che tu hai ragione e loro devono andare affanculo.

      Sarà anche affare della gente cosa si vuole ficcare dentro e come preferirebbe essere chiamata, anche se sono il primo ad ammettere che portare avanti queste battaglie fissandosi sugli asterischi a fine parola, o sull’ennesima micro-distinzione di genere, fa più male alla causa di quanto faccia bene.

    • Laura Lagonigro

      La differenza e’ il consenso. ma mi pare che un concetto cosi’ semplice sia oltre la tua capacita’ elaborativa.

      • Baboo85

        Ma consenso di cosa, che discorso e’ il tuo…

        • Nicola Ragazzini

          Consenso nel senso (scusa il gioco di parole) che finché ti autodefinisci un drago in corpo di uomo, di sesso maschio/femmina/omega/ecc., ma non rompi le palle a nessuno, non ci sono problemi. Se invece costringi qualcun altro a fare qualcosa che non vuole, con la violenza, allora il discorso cambia. Ecco perché stupri e pedofilia non sono “perversioni accettate”.

          • El kelev

            Sì, ma questo attiene alla sfera morale. Se uno è attratto dall’idea dello stupro e sfoga questa sua inclinazione con giochi di ruolo con una partner consenziente, sono cavoli suoi. Lo stesso per un pedofilo che si sfoga su bambole gonfiabili che somigliano a bambini.

    • Jessie

      Beh insomma, c’è gente che la vagina (o il pene) li ottengono grazie ad interventi chirurgici. Gente che magari prima aveva anche qualcosa a metà invece che un organo sessuale ben definito. Anche loro sono maschi o femmine in base al risultato di quegli interventi, anche se non ci sono nati.

      • El kelev

        No, sono qualcosa che gli somiglia, come uno che indossa uniformi da alto ufficiale francese del primo ‘800 somiglia a Napoleone. Però, francamente, a me l’idea di fare sesso con un trans operato fa senso.

        • Jessie

          No, sono la stessa cosa. I nostri organi sessuali, in particolare il pene, non sono altro che lo sviluppo di un organo comune non-differenziato fino alle prime settimane di gravidanza. Il pene, in particolare è una mutazione di una vagina primitiva. Il clitoride si allunga e viene ricoperto di pelle, mentre le grandi labbra si chiudono e formano lo scroto. Ciò che fa il chirurgo non è altro che riportare il pene ad essere una vagina, come era in origine. A te può fare schifo, la cosa è soggettiva, ma la verità è che in fondo non c’è poi tanta differenza. Soltanto certi tessuti utilizzati. E comunque sia, per la legge, una trans operata è semplicemente una donna. Il termine trans lo può buttare nel cestino perché è alla pari di una qualsiasi donna sterile.

          • El kelev

            Ma la differenza tra un maschio e una femmina mica riguarda solo il pene e la vagina (organi che comunque hanno una complessità enorme, che non puoi cambiare come un meccanico cambia un pezzo ricambio). C’è tutta una serie di caratteri sessuali genetici che sono permanenti: la distinzione maschio-femmina esiste anche negli insetti e nelle piante, è proprio un elemento fondante non solo della nostra specie, ma di un raggruppamento di milioni di specie a più e più livelli di tassonomia.
            Poi, la legge può dire quello che vuole (e comunque per legge uomini e donne hanno pari diritti e ora esiste il matrimonio gay, per cui la distinzione giuridica tra uomo e donna è quasi zero) ma le leggi biologiche non le decidi per alzata di mano.

          • Jessie

            Certo che ci sono differenze biologiche e le leggi della biologia non le cambi. Ad esempio, le persone che tendono a richiedere un cambiamento di sesso lo fanno perché già il loro cervello si è sviluppato seguendo un modello femminile anziché maschile. Alcune ricerche hanno dimostrato che certe zone dimorfiche del cervello di una persona che cambia sesso, in particolare il nucleo della stria terminale, sono simili se non identiche alla maggior parte delle persone del sesso di destinazione.
            È questo il motivo principale per cui si cambia il corpo e non la mente: cambiare un organo sessuale è fattibile, cambiare la morfologia del cervello è impossibile.
            Per quanto riguarda i geni, ci sono rari casi di donne nate con i cromosomi XY che non lo sanno fino a quando non ricevono la diagnosi medica. Una di loro qualche anno fa ha partorito due gemelli e la notizia ha fatto scalpore proprio per questo.
            La legge è perfettamente a conoscenza della biologia, ed è per questo che cerca di allinearcisi con delle leggi giuste sia a livello scientifico che giuridico, chiedendo di fare il lavoro di identificazione del cervello della persona ad uno psichiatra e ad adeguare anche il corpo alla biologia del cervello ad un endocrinologo, prima di prendere decisioni in merito.

          • Sara

            Quindi secondo questo ragionamento siamo tutti brodo primordiale.

  • m.

    Ma alla fine no, se ad uno gli piace di sentirsi sessualmente un nano da giardino, a te cosa cozza te ne frega? Tra l’altro in un circolo LGBT nessuno sarebbe mai insorti urlando, avrebbero semplicemente spiegato pacatamente le varie sfumature di nano da giardino che tanto ti danno fastidio…

  • Nebo, ora ho paura. Ho paura di essere un adulto a cavarmela da solo nel mondo senza la protezione dei miei genitori. L’ultima gif è stata il colpo di grazia. Ma tu come fai a vivere tranquillo in ‘sto mondo pieno di ‘sta gentaglia?

  • Nome

    Cito la frase che l’infermiera Stella dice al signor Jeffris ne “La finestra sul cortile”: ” Balle! Ai miei tempi ci si incontrava, ci si piaceva, ci si sposava. Ora a forza di leggere libri, scervellarsi con parole difficili e psicanalizzarsi a vicenda non si capisce più la differenza fra una pomiciata e un esame universitario!”
    Già negli anni ’50 le cose erano complicate, e all’epoca c’erano uomini e donne (agli omosessuali toccava fare tutto di nascosto). Oggigiorno la società si sta sempre più frammentando (non solo a livello sessuale, la cosa mi sembra trasversale), arriveremo al punto in cui ciascuno avrà diritto (dovere) alla propria categoria o passerà anche questa follia?

  • Laura Lagonigro

    Ecco cosa succede quando mandi un ignorante in un covo di attivisti… che il primo non capisce niente uguale e ha una scusa per dipingere gli altri come dei pazzi.
    PRIMA DISTINZIONE: gender (identita’ sessuale tipo maschio o femmina) e sessualita’ (mi sento attratto da maschi o femmine) sono due cose diverse e indipendenti. Cisgender significa sentirsi dello stesso genere associato ai tuoi genitali!! non ha niente a che fare con la sessualita’.

    Una volta che hai fatto questa separazione, considera “maschio -femmina” non come due cose separate tipo bianco e nero, ma come delle “sfumature di grigio”, il cosiddetto spettro. Quindi uno puo’ identificarsi con una particolare sfumatura di grigio (gender) o essere attratto da un aparticolare sfumatura (sessualita’.

    E’ chiaro che non ci si capisce niente, si cerca ancora di “inscatolare” con dei nomi tutte le sfumature dell’arcobaleno!!

    • Mauro

      Quand’ero ragazzino scherzavo sempre dicendo che ero una lesbica intrappolata nel corpo di un uomo.
      Fa ridere che poi sia diventata una frase con un senso.

      • Laura Lagonigro

        quand’ero ragazzina andavo sempre dietro ai maschi molto femminili, mi innamorai di Frank’n’further del rocky horror picture show ma sono cresciuta convinta che fossero tutti “gay”. Ho dovuto espatriare e arrivare a 38 anni prima di sapere che ho un vastissimo bacino di cross dressers/transvestite/transgender a cui attingere!!!

    • Sì, devo ammettere che è stato parecchio traumatizzante, soprattutto quando dal nulla sono spuntati i Navajos. Però me la sono cavata mettendo le carovane in cerchio.

      • Laura Lagonigro

        la prossima volta chiedi a me e ti faccio un disegnino.

      • Laura Lagonigro

        La prossima volta vieni da me che ti faccio un disegnino…

    • Yurassik

      Il punto, secondo me, è che non deve essere necessario utilizzare una etichetta per ognuna di quelle sfumature anche perché, alla fine della fiera, qualsiasi siano i tuoi gusti sessuali (perché alla fine di questo parliamo), non ha alcun senso sbandierarli.
      Il problema della categorizzazione non è esclusivo solo a questo argomento, ma a qualunque forma di “inscatolamento” degli esseri umani. Siamo entità uniche, ognuna diversa dall’altra (che non significa né speciale, né migliore, semplicemente unico esemplare), e portando questo discorso all’estremo avremmo bisogno di 7 miliardi e rotte di definizioni.
      Le categorie sono delle strutture artificiali che si utilizzano per poter semplificare la vita e non dover prendere in considerazione ognuna di queste sfumature… Anche la tua altezza è una categoria che racchiude infinite misure.
      Ora ti chiedo, è necessario dire che sei alta 165,1231454685789434 cm o è sufficiente dire che sei alta 165? Possiamo dire che sei nata biologicamente donna e lasciare alla tua sfera privata quelle che sono i tuoi orientamenti sessuali o è necessario creare una etichetta che ti identifichi (e che comunque al suo interno racchiuderà infinite diversità)?

      • Laura Lagonigro

        Sono contenta che tu abbia fatto questo esempio numerico, perche da fisico me la gestisco bene!! 🙂 il punto in cui ci si “ferma” si chiama cifra significativa. l’ultima cifra significativa in generale indica il tuo ERRORE, cioe’ se dici di essere alto 1.70 in realta’ sei alto tra 169.5 e 170.5.
        Usando il tuo stesso esempio, se definisci le persone “basse” o “alte” (dualita’ maschio femmina) assumi un errore di definizione piuttosto alto. Ammesso che la maggior parte delle persone sia o 160 o 180, si commette un errore di 10cm e la definizione binaria sta stretta soprattutto a quelli alti 170…
        quindi crei una terza categoria, riducendo il tuo errore di definizione a 5cm. E cosi’ via. E chiaro che se sei alto 180 non te ne frega niente, perche’ hai gia’ la tua categoria e ci sei comodo, ma per uno che e’ 175 stai facendo un bell’errore a dire che e’ 180.
        ok.. l’ho tirata per le lunghe, il punto e’ che da due a infinito ci sono anche delle vie di mezzo.

        E in ogni caso per favore, almeno cercate di capire la distinzione tra gender (chi sono) e sessualita’ (da chi sono attratto).

        • Yurassik

          Ovvio che quanto più è esiguo il numero di categorie diminuisce l’utilità della categoria stessa, d’altro canto però aumentare il numero di categorie serve solo a rendere ancora più confondente l’informazione da veicolare.
          Il punto è quindi di cercare un compromesso che possa portare al suo interno la maggior parte di informazione significativa.
          Esempio, a livello di altezza possiamo definire categorie numeriche che si fermano ad una certa cifra: carta d’idendità ci si ferma al cm, ma se devi decidere l’ingresso ad un parco tematico allora bastano due categorie, under 140 e over 140cm.
          Ritornando alla questione genere e sessualità, ti chiedo, quale è la discriminante che ti porta ad avere 2, 4 o 50 categorie? In quale contesto è importante sapere che sei biologicamente una donna, che si sente un uomo, ma che è disposta ad andare a letto con entrambi anche se con una maggiore predisposizione per gli uomini?
          Poi, permettimi, le assunzioni hanno sempre lasciato il tempo che trovano, sia in una direzione che nell’altra: puoi avere una certa preferenza sessuale, ma anche se ti approccia la combinazione a te congeniale può non piacerti chi ti approccia…
          Sei una fisica, dovresti amare le leggi quanto più generali sono, basta dire “mi approcci, non sei il mio tipo”, per qualsivoglia sia la ragione.. sei lesbica, non ti piacciono gli italiani, preferisci i biondi.. e senza bisogno di dover creare un’etichetta specifica.
          Per me non è il problema di come ti identifichi e di cosa ti piace, ognuno è libero di sentirsi e fare quello che vuole, ma non vedo la necessità di richiamare un’attenzione particolare su qualcosa che è sempre esistito e sempre esisterà.

          • Laura Lagonigro

            Capisco la difficolta’ a memorizzare tutte le definizioni quando in realta’ non ti riguardano e non hai a che fare con nessuno a cui associarle e restano parole campate in aria. Cmq per altri hanno senso e anche un’utilita’.
            Non nego neanche che possano esserci delle sovrapposizioni, ma cio’ e’ dovuto soprattutto alla mancanza di un inquadramento un po’ piu’ ufficiale e riconosciuto e alla confusione creata dagli stereotipi (tipo le donne non sono brave in materie tecniche o non sanno orientarsi con le mappe, gli uomini non hanno sensibilita’ o empatia).
            Una volta che il concetto di “spettro” sara’ piu’ accettato come realta’, allora cominceranno ad apparire delle definizioni un po’ piu’ essenziali e sistematiche.

          • Yurassik

            Difficoltà? Dipende… quando una categorizzazione ha un senso hai voglia a ricordare anche quando non posso applicarle ad una persona in particolare. Ti chiedo però ancora quale è l’utilità di voler per forza darsi un nome per cosa preferisci. Ritieni giusto anche fare un discorso simile anche per quel che mangiamo? Del resto se mi inviti a cena e sono vegetariano e mi offri carne ho il diritto di essere offeso, o no?
            Capisci dove voglio andare a parare?
            Sei Laura Lagonigro, a me basta questo, ti dovessi approcciare per una relazione mi basterebbe si o no, senza che mi devi stare a spiegare il perchè e il percome 🙂

          • Laura Lagonigro

            Veramente sono un po’ confusa… l’esempio del “sono vegetariano” rende perfettamente l’idea del perche’ uno si mette etichette e di come in realta’ siano utili piu’ a chi vuole interagire con la persona che alla persona stessa, proprio per evitare l’imbarazzo di servire carne a un vegetariano! Per esempio negli ambienti che frequento io mi e’ capitato piu’ volte di chiedere. Una volta ero con un’amica (transgender) e vidi una creatura fantastica, e da lontano dissi “madonna santa, ma chi e’?” e la mia amica “Si chiama Miriam”, e io:
            – “Transgender o Transvestite?”
            – “transgender”
            – io: “lesbian? is she into girls?”
            – “yes!”
            e sono partita…. 😀
            perche’ vedi, il fatto che fosse transgender significa che in tutto e per tutto devono essere trattate come donne. Quindi identificandosi come donna, attratta da donne sono lesbiche. Se fosse stata transvestite, sarebbe statO “straight”!
            Nel mondo “maschio-femmina-straight” basta guardare una persona per assumere genere e orientamento sessuale, per cui le cose sono date per scontate. Ed e’ proprio questo l’errore che si vuole evitare: i preconcetti.
            Se tu vivessi in un paese dove la maggioranza degli uomini e’ gay, e continuassi ad avere uomini che “ci provano”, ad un certo punto ti verrebbe la voglia di andare in giro con una maglietta con su scritto “sono straight!!”, no??

          • Yurassik

            Non essere confusa, il mio discorso continua. Possiamo dire quindi che esistono onnivori, vegetariani e mettiamoci anche vegano no? Tra i vegetariani ci saranno quelli che mangiano broccoli e quelli che no, quelli che mangiano cavoli e quelli che no, dobbiamo dare un nome diverso ad ogni sfumatura dello spettro? Io credo di no.
            L’imbarazzo tra l’altro non dovrebbe essere di chi offre il cibo non consono al vegetariano, ma di quest’ultimo che doveva avvertire, altrimenti a ogni cena devo fare un’intervista a ogni singolo invitato per sapere cosa mangia e cosa no. Problema comunque marginale perché per uno spaghetto ci vuole il tempo di bollire la pasta.
            Nel mondo per definizione si assume il punto di vista della maggioranza culturale (non per pregiudizio ma per economia cognitiva), eventualmente si rivaluta con le nuove informazioni; vivo in un paese a maggioranza omosessuale? Considero normale tale approccio e lo declino, senza far partire crociate (e a dirla tutta, anche se non è il mio gusto, un minimo di lusinga c’è).

          • Laura Lagonigro

            Sono ancora confusa perche’ vedo contraddizioni… dici che il vegetariano deve avvisare di sua iniziativa, ma il gay non puo’ dire che e’ gay senno’ sta sbandierando una cosa personale e invece dovrebbe semplicemente declinare?
            Mah.. comunque andra’ come e’ naturale che sia. Le nuove generazioni saranno in media piu’ elastiche proprio perche’ crescono piu’ esposte a queste discussioni e voi diventerete i vecchi che si lamentano perche’ “ai vostri tempi ste cose non esistevano”. Poi per tutti c’e’ sempre ‘a livella!!

          • Laura Lagonigro

            in realta’ sono un po’ confusa visto che la cosa del vegetariano mi sembra un buon esempio a favore dell'”etichetta”. Ed e’ un buon esempio anche per farne capire l’utilita’: l’etichetta serve per aiutare GLI ALTRI a capire come relazionarsi alla persona stessa. Quando uno ti invita a cena e dici ” sono vegetariano” in una parola comunichi una serie di cose. Se poi ti dicono “ma mangi ala carne che ti fa bene” hai ragione ad incazzarti.
            C’e’ da dire poi che essere vegetariani e’ una scelta, essere transgender o gay no…

            E poi scusa, immagina di vivere in un paese dove 99% dei maschi e’ gay, quindi sistematicamente ricevi approcci da ragazzi che assumono che anche tu sia gay… non credi che ti verrebbe voglia di metterti un timbro in test con la scritta “sono straight!”?

  • Fabio Daniele

    Scusate, ho cercato di scrivere un commento sensato, ma non riuscivo a smettere di pensarci.
    https://uploads.disquscdn.com/images/9cbc0e359d70b4347a2d3b9c8e95f96595d38a813ba42e1c71fa171a8b440dff.jpg

  • Federico Armani

    Da tempo mi sento una opel manta 400 del 1983!

  • Roberta Vexy

    Buongiorno. Ho scoperto questo blog da poco e lo leggo con piacere.
    Questo è il mio primo intervento e spero non l’ultimo!
    In questo ultimo articolo però vedo una certa confusione tra identità di genere e preferenza sessuale.
    Gli omosessuali sono persone che hanno un tipo di preferenza sessuale. I trans o le trans sono persone che non si identificano nel genere biologico con cui sono nati. E le due cose sono differenti. La mia preferenza sessuale non mi identifica come persona e, ad un certo punto, cosa mi piace fare nella mia intimità sono anche fatti miei.
    Il genere invece mi identifica come individuo.

    • Alessandro Guarda

      In genere al 99% delle persone (compreso me), non frega un accidenti di chi ti scopi né di cosa ti senti di essere.
      Hai il cazzo: sei MASCHIO. Hai la figa: sei FEMMINA.
      Poi ti puoi anche mettere in testa un cappellino con l’elica e dire di sentirti uno spitfire, ma significa che non hai davvero niente di importante a cui pensare!
      Basta cazzo, ne ho i coglioni pieni!

      • AliAriAnn

        Ho la figa, coppia cromosomica XX e non penso di essere una “femmina” nel senso sociale del termine. Sono abbastanza stronza da fottermene della questione, ma non capisco cosa frastagli i tuoi coglioni se qualcuno a cui la dotazione fisica dà più problemi che a me ti chiede di cambiare il suo nome da “mario” a “maria” e di usare pronomi femminili. Forse anche tu non hai niente di importante per cui infastidirti.

        • Yurassik

          Non credo sia quello il punto. Vuoi essere chiamato Mario, Maria o commodoreamiga500 e nessuno ha niente da ridire. Quello che è esasperante è la necessità di dover creare un etichetta per qualunque sfumatura della coppia genere/preferenza sessuale.
          Per me basta che sei AliAriAnn, che poi hai la figa o il pisello, che sei geneticamente maschio o femmina, che preferisci accoppiarti con uomini, donne o televisori stica.

          • AliAriAnn

            Eh, ma se tutti fossero del partito “chissenefrega” non avremmo avuto un singolo problema al mondo e oggi staremmo a scannarci sulla questione della dimensione ideale delle banane…
            Il problema è nato perché quelli del partito “sticazzi” sono la minoranza: prova a tenere per mano il tuo migliore amico per un pomeriggio di shopping in centro e poi dimmi se non diventi pazzo. Trovo che quest’ansia di definire e etichettare sia una reazione estrema e particolarmente deficiente a secoli di terapia stile “ti butto da un palazzo se non ti conformi a quel che hai nelle mutande”. Come dice Eddie Izzard, siamo l’unica specie ossessionata da orientamento sessuale e identità di genere, ci sta che i “non conformi” siano un tantino paranoici al momento.
            Poi ad aumentare il casino sono arrivati i fiocchi di neve, a cui personalmente regalerei un anno nei campi a zappare.

          • Yurassik

            Hai ragione, ma ho anche fiducia nel fatto che più passa il tempo meno questa gente peserà sull’opinione generale e si possa vivere la propria sessualità a 360° gradi come più ci aggrada, rimanendo negli ambiti della legalità ovviamente. E comunque Bonobo power 🙂

  • angelo969

    Auguri Nebo, leggendo i commenti mi sa che ti sei infilato in un vespaio che Barbie Xanas al confonto … !
    Qest* ti scatenano un catfight che al confronto un gay pride sembrerà una convention di catechist*

    • Giovanni Dal Mas

      si dice comment*. Mica puoi usare così il maschile e il femminile!

  • Dr. Doppietta

    A questa gente sfugge una cosa molto semplice: la domanda “Sei maschio o femmina?” significa “Hai un cazzo o una fica tra le gambe?”. Punto. O l’uno o l’altro, non puoi avere altre cose.
    Poi fottesega se hai la vagina ma ti senti di avere il pene, oppure hai il pene ma senti di essere attratto dagli elicotteri. “Maschio” e “femmina” sono definizioni biologiche, non comprendono l’identità né l’orientamento sessuale.

    Abbiamo sbagliato a dare tanta corda al politically correct. Oggi, ogni opinione è lecita e ‘sto branco di stronzi si sente autorizzato a difendere aprioristicamente le proprie cazzate.
    Che poi, ironia della sorte, il 99% di quelli che difendono ‘ste scelte del cazzo sono femministe mestruate e isteriche (a volte con la combo “ciccia ovunque” + “capelli colorati tagliati a cazzo) e checche imbecilli in cerca di un’identità.

    PS: No, non ce l’ho coi gay. Son sempre stato per il sesso libero. Uso il termine “checca” per indicare quei maschi, nemmeno necessariamente omosessuali, dal carattere isterico, intrattabile e permaloso. Insomma, i rompicoglioni implacabili.
    Pace.

    • Oddio, gli elicotteri! “I sexually identify as an attack helicopter”!

    • Dr34mz

      il politically correct è il male. va estirpato con violenza

  • segolas

    Nebbo difende ai uomofobi!!1!!1

  • Matteo Turrisi

    Dirò la mia: Il problema è che ad oggi siamo nove miliardi. Quindi, queste cazzate servono semplicemente a soddisfare il nostro bisogno di sentirci unici, speciali e diversi. Per questo tutti devono avere essere il concetto sessuale più astruso del gruppo, avere un’allergia, un’intolleranza, una fissa strana: Per sentirsi speciali, e non doversi guardare dentro per scoprire un vuoto pneumatico là dove dovrebbe esserci la loro personalità.

  • Matteo Runchi

    Ciao, sono un maschio, bianco, etero, alto un metro e ottanta e destrorso, il mondo è fatto su misura per me e per questo motivo sono il demonio reincarnato. Guardo una donna? Molestia, parlo ad una donna? Aggressione, regalo un mazzo di fiori? Sessista. Qualunque cosa faccia è sbagliata, anche se sostengo la causa della parità di genere, sono il nemico.
    In determinati ambienti questa è la verità, essere maschio ed etero è peccato mortale, quindi perché non elevare una mia trascurabile preferenza sessuale ad etichetta in modo da avere l’approvazione sociale di cui ho bisogno?
    La mia personale spiegazione al proliferare di lettere in quella sigla è questa, se anni fa bisognava nascondere la propria non eterosessualità per essere accettati in certi ambienti (cosa che accade ancora troppo spesso) ora bisogna ostentare le proprie preferenze per ottenere l’apprezzamento della parte più avanzata della società. Non è né giusto né sbagliato, forse è fastidioso, ma con la situazione precedente non c’è paragone.

  • Laurelion

    “Mi trovo a empatizzare coi millennials che invece di scopare preferiscono stare a casa a guardare serie TV e schiantarsi di psicofarmaci.”

    Taci te, che qui in canada mi hanno fatto mandare in paranoia che mi dicono che guardo troppo negli occhi le persone e molte donne potrebbero denunciarmi per sessual harrasment.

    Il capo di abbigliamento più comunemente indossato è il cappellino da baseball, l’ho indossano tutte, specie le asiatiche, sai perché? E’ solo una mia speculazione, deduzione, ma ho il forte sospetto che lo usino apposta per tagliare il contatto visivo abbassando il capo.

    Una ragazza qui ha letteralmente abbassato la testa non appena è sbucata da una curva e l’ha rialzata dopo che mi è passata a fianco, ho paura a farmi le seghe a casa da quando sono qui.

    “Ultimamente ho la sensazione di guardare gente di ogni tipo appiccicare
    manifesti diversi sopra un solo monolite che nessuno sembra voler
    vedere, ma che li unisce tutti. Cosa sia, ancora non lo so.”

    Quando crei queste immagini mentali a me mi si illumina il cervello.

    • Laurelion

      P.S.
      Quanto ci batti su sta storia dei 37 anni

  • Dr34mz

    queste cagate vanno estirpate dalla società. ci vuole una guerra per risistemare i cervelli debosciati. fortuna ci siam vicini, forza best korea!

  • Nebo la cosa del pronome vietato ad Oxford e’ una bufala, l’aveva tirata fuori The Onion ed un gruppo di “stimati giornalisti italici” ci e’ cascato piu’ o meno volontariamente.