Nello sfintere della balena

La giornata inizia alle 6, quando gli impiegati aprono le aziende facendo partire gli allarmi. Risuonano come petardi a capodanno qui e lì. Riconosci il UUIIIIIUUUUUIIIII di una, il UA’UA’UA’UA’ dell’altra. Mi trovo a fantasticare se il capo abbia scelto la suoneria come fai con quelle del cellulare.

WAAAA-WAAAA-WAAAAA
«QUESTA LE PIACE?!»
«NO FA UN PO’ VECCHIO»
EEEEEEEOOOOOOOOEEEEEEEEOOOOOO
«QUESTA?!»

Non ce l’ho con gli impiegati. Quei cosi vengono installati dai paranoidi dirigenti, convinti il mondo pulluli di gente ansiosa di rubare il loro rossetto gigante da salotto. Impostano quindi la tolleranza dell’allarme a livello Internet; la fotografia di due gambe di donna sull’asfalto potrebbe urtare la sua sensibilità, un’esplosione che smembra 30 persone no. Risultato, appena lo attivano il malnato scatta dozzine di volte al giorno, tanto che se ormai un ladro entrasse davvero per rubare qualcosa, dai palazzi la gente scenderebbe a ringraziarlo.
AAAAAAAAOOOOOOOOOAAAAAAAAOOOOOO

«Madonna cheppalle» dico.
«No, scusi» fa il vicino sporgendosi dalla finestra «è lei che è uno snob.»
Ah, giusto.

Dopo un anno in questa città ho capito che se esprimi opinioni diverse dall’intellighenzia di Twitter sei uno snob, modo elegante che hanno qui per dire dilettante contadino. A Milano persino gli allarmi alle sei di mattina vanno ascoltati o, al massimo, ignorati. Tutto qui è una performance artistica, una provocazione postmoderna, una composizione sonora avant garde. Quello che salta la coda al semaforo e mette la freccia all’ultimo potrebbe stare facendo una performance d’arte figurativa, se è bianco e ha un’automobile ironica. Se invece ha un SUV no. L’altra sera entro in un locale raccomandatissimo e ordino un white lady. È uno dei cocktail più vecchi del mondo. Semplice, pulito, efficace. Mi portano tre bicchierini da shot su un vassoio in pietra lavica.

«Quello contiene il gin, quello il triple sec, quello il limone» dice il cameriere.
«Grazie, però io avevo chiesto un…»
«È un White lady. Ma destrutturato.»
«E come lo shakero?»
«Non ha capito. È una provocazione del mixologist. Gli ingredienti vengono serviti separati, è il cliente a mescolarli dentro di sè, sostituendo al ghiaccio dello shaker il gelo che ha nel cuore; sciogliendolo.»

 

«Diciotto euro ben spesi» dice il tizio al tavolo di fianco.

Mi manca, picchiare la gente.
Proprio le risse ignoranti che finisci a rotolarti per terra a dargli in faccia col portacenere, bam bam bam. Ma sono io, a non volermi rassegnare a crescere. E a 37 anni è patetico. Anzi, questa mia tendenza a non capire i meccanismi sociali moderni mi è costata un contratto della madonna. Invitato a una sfilata, ho detto che mi era piaciuta. Poi in giardino ho parlato di un altro stilista, il mio preferito. Tragedia. Gaffe imperdonabile, mi hanno spiegato gli addetti ai livori. Non possono piacerti due cose assieme, qui; quando sei in un posto, deve essere la cosa più figa del mondo. Poi devi andare in un altro e ripetere.

«Devi fare come Diprè. Tutto è bello. Tutto è arte. Così fanno i professionisti. Devi scegliere una cosa e martellare su quella. I cocktail ti piacciono?»
«Sì. Bè, quelli clas
«NONONONONO. Cocktail. Punto. Devi martellare su quelli. Bam bam bam, un brand dietro l’altro. È uscito il nuovo gin? Uao, figata. Fanno il White lady destrutturato? Capolavoro geniale, provatelo, hashtag, call to action ai brand, aumenti l’engagement e accendi un cero alla madonna.»

Milano, città dalle cento puttane e nessuna troia. Qui tutte scopano per soldi, nessuna per piacere. E del resto ci sono venuto apposta da Mestre, Negrato Pozzetto che vien dalla campagna. Darwin insegna che o ti adatti o muori. E l’hiphop mi ha dimostrato che è vero.
AAAAAAAOOOOOAAAAAAAAOOOOOOOAAAAAAAAOOOOOO

«Una brillante provocazione postmoderna» provo.
«Vedo che si intende di arte» dice il mio vicino di casa, dal cui ano spuntano misteriosamente delle verzure «Ha colto il riferimento agli allarmi delle fabbriche vintage? Una severa ironia sul mondo del precariato di oggi.»
«Magnifico» dico.
«Sente come prende bene il timpano, come perfora le pareti? Grida il dolore della moderna classe operaia, quei giovani sottopagati freelance che…»
«È la cosa più bella che abbia mai sentito.»
«Già, già» annuisce lui.

«Senta, parlando d’altro, perché ha una carota nel culo?»
«Mi piacevano le verdure, un pubblicitario ha inventato una marketing strategy provocatoria che spinga la gente a interagire. Lei infatti si è interessato. Sono carote Burzì, buone qui e buone lì.»
«Si guadagna bene?»
«Certo. Ho potuto permettermi un quadro che sognavo da tempo. Venga, glielo faccio vedere» dice, rientrando.
Seguo la sua coda verde sculettare.

 

«Non è stupendo?» domanda.
«È la cosa più bella che io abbia mai visto» annuisco.
«Lo so. È un Pigasso originale commissionato e dipinto per me.»
«Ma Picasso è morto.»
«Ho detto Pigasso. Non Picasso.»

 

Meet the pig who is conquering the art world with her abstract paintings after her rescue from the chop

Mi giro a guardarlo in faccia.
UEIUEIUEIUEIUEIUEIUEI
Continuiamo a guardarci.
UA’UA’UA’UA’UA’UA’
La carota cade a terra.

  • Nebo, da oramai (ex) milanese, ti posso assicurare che non tutta Milano é cosí. avendo bene o male le tue stesse opinioni in quanto a no-nonsense, capisco perfettamente il senso di straniamento (per non dire repulsione) che ti assale al frequentare certi ambienti, immagino piú per questioni di lavoro che per piacere. ma la parola chiave é “certi ambienti” , Milano non é solo l’apericena in centro con cocktail a 20 roiz l’uno nel locale fighetto, é fatta anche da birrerie, bettole del cazzo, birra in strada fino alle tre di notte. gira le periferie e le zone universitarie (bicocca e piazza leonardo) e troverai gente “normale” 🙂

  • segolas

    Dovevi spaventare il vicino così avrebbe “risucchiato” la carota

  • Abibobe

    Senti, io te lo dico seriamente, te c’hai un problema solo, o meglio, ce lo abbiamo noi: scrivi troppo poco spesso.

    Ma se la qualità è questa, accetto volentieri di aspettare

  • Verzura. I see what you did there.

  • Nebo, ok che è “un blog di puttanate che..”, ma seriamente t’hanno servito un White Lady a quel modo?
    Perché se ero io gli cacavo negli shot e glieli rimandavo indietro.
    (ma poi 18 euro porcaccialamadonna?!)

    Ah, e davvero hai perso un contratto della madonna per una cazzata simile?
    Ti prego, dimmi che è un’altra puttanata che la gente si ostina a prendere sul serio.

    PS: bella la nuova tipa dell’header.

  • Harry Deekolo

    Da un trentasettenne veneto rifiuto della società a un altro, dico solo: FINALMENTE di nuovo le PUTTANE nell’header. Era ora, dio selvatico.

  • Giovanni Villa

    Basta solo che vai a Lambrate e ti ricredi all’istante.

    Però scrivi più spesso dai, sennò in ufficio non so cosa fare.

  • Guarda Milano.
    Ha, che ridere.

    • segolas

      O Torino

  • Giammi

    Ti sei ripulito o Milano ti ha piegato? Si sente la nostalgia per l’ignoranza di provincia. Speriamo che non ti spegno Nebo.

    • Giammi

      Speriamo che Milano non ti spenga Nebo.

      • È più probabile le dia fuoco io.

  • Milano è adorabile, stolto, se hai pessime frequentazioni vuol dire che stai chiedendo alle persone sbagliate. 😀

  • Zen Zen

    Al cocktail destrutturato, dovevi rispondere con un pagamento beckettiano… Aspetta aspetta che prima o poi pago… Fight fire with fire.

    • Lorenzo

      Vale a dire senza strutto?

  • È quello a cui vai incontro quando un barman si fa chiamare mixologist. Deal with it. E paga.

  • FBN

    Dio Nebo come hai ragione. Milano in tutto il suo opinabile fascino é in fondo una cittá di gente banalmente del cazzo.
    Si racchiude tutto in una frase: <><><><>. Da applicare a qualunque cosa.

  • Baboo85

    La prima domanda lecita è “ma dove cazzo sei finito”. Mai vista o sentita una Milano come la descrivi tu. Sì ok una volta mi sono infilato di straforo ad una mostra architetturale di porte e portoni di un’amica della mia ex. Tutti vestiti bene, io in felpa bianca Lonsdale. Buffet dove persino da bere ti veniva dato in mano da un cameriere coi guanti dietro al bancone. Poi la stronza della mia ex mi ha portato via sul più bello, ovvero quando è arrivato il primo (povertà di qualche spaghetto al sugo arrotolati artisticamente nel piatto e consegnati direttamente dallo chef) dicendo che si stava vergognando… Ma lasciami fare il finto 30enne pieno di soldi e di capricci, di quelli che spendono una fortuna per mettersi in casa robe tipo “la merda in barattolo”…

    La seconda domanda retorica è ovviamente sul maiale, ma ancora non ho elaborato la cosa… Non ci riesco, sono ancora sotto shock…

  • Alahambra

    Io voglio sapere se addetti ai livori è voluta o è un refuso. Se è voluta, hai vinto tutto solo con questa.

    • Lorenzo Fossi

      É chiaramente voluta.

  • Aduad

    E cosìì mi hai fatto passare la voglia di trasferirmi a Milano.

  • Qualcuno deve spiegarmi chi si puo’ permettere di fare quella vita a Milanostan. Tutte le volte in cui mi hanno chiamato per lavorarci mi hanno offerto un cocococoprocro anale da ottocento euro al mese, da me terronamente e orgogliosamente rifiutato. Chi e’ che guadagna tanto da potersi permettere i cocktail destrutturati da 18 euro, a parte gli spacciatori di cucaina? O forse e’ gente che dorme sotto un ponte e si alimenta di cadaveri di brasiliani di Quarto Oggiaro per rientrarci nelle spese?

  • Gianluca Bevere

    Tutto falso.

  • IVAN il castigatore

    Tutto vero ma anche peggio
    Questa ben spiegata puzza sotto al naso mischiata a pensieri di plastica pervade anche le persone che provano ad essere alternative.
    A me piacciono un sacco di generi musicali e questo mi ha portato a frequentare ambienti hip-hop, metal, fricchettoni e via dicendo.
    La costante sono sempre i milanesi che riescono a rendere commerciale anche l’essere dei punkabbestia, a renderlo industriale (nel senso di standardizzato).
    Brutta gente.

  • IVAN il castigatore

    Comunque, vi prego, postate il pezzo di Nebo qui : http://hookii.org/il-piano-per-riaprire-i-navigli-di-milano/