Le origini del veneto



Mestre. Treviso. Verona. Vicenza. Bassano. Belluno. Il livello culturale di questa regione rasenta talmente tanto l’incapacità di intendere e di volere che al Gazzettino presero me per fare la cronaca bianca.

Figuratevi che cos’era la media degli altri curriculum.



Qui fioriscono partiti indipendentisti, il M5S ha grande seguito, l’abbigliamento è così omologato che pare la versione gay degli operai vietnamiti, la pettinatura più in voga è “Balotelli” per lui e “frisèe Non è la Rai” per lei. Le religioni dominanti sono videopoker e reality, gli sport più praticati pilates e prostituzione casalinga. Le sole razze tollerate sono quelle che hanno una categoria su youporn. Qui parole come “altruismo” significano sboccare nell’etilometro per salvare quelli dopo. In città girano prevalentemente SUV, quelli che non ce l’hanno si appiccicano “auto di cortesia” sulla propria per smettere di vergognarsi. Mutui trentennali ospitano esaurimenti nervosi e cani, di solito 3000 euro di pedigree che latri a ogni stronzo che passa il tuo essere zitella. Qui i risparmi vengono ben investiti: cause civili, antidepressivi e mutui per le ferie da postare su Facebook. 

Se proprio sei una che ha svoltato, avvocati divorzisti e stivali da cavallerizza.
Del resto si sa che il punto G delle venete è alla fine della parola shoppinG.



Un prodotto tipicamente veneto è il bar Ikea.

Si tratta di locali sbocciati dalla geniale pensata “apriamo un bar uguale a 989485 altri, ma alziamo i prezzi e avremo una clientela esclusiva”. Così mentre al mondo esistono posti come il Bennigan’s pub di Trieste, il Bella Vida cafè a Praga o il Trabuxu a La Valletta, in veneto i bar somigliano  all’incubo di un designer palleggiatesticoli. Dopo due anni chiudono in bancarotta tra piagnucolii e suppliche di aiuti statali, convinti che la loro chiusura “solleverà un polverone”. In realtà finiscono in sedicesima sul Gazzettino senza che freghi un cazzo a nessuno tranne a una coppia che esulta dicendo “e vai, sono falliti, ora potremo aprire un bar come il loro, ma per una clientela esclusiva”. Anni di questa strategia hanno fanno sì che oggi, in veneto, è possibile bere mojito annacquato a 12 euro seduti in una cucina Ikea.
Stranamente a nessuno piace strapparsi le palle e prendercisi a sberle, così questi posti rimangono deserti.



Allora come fanno a durare così tanto? 
Con la bamba.

I gestori la comprano dai magrebini, la tagliano con l’intonaco e la vendono nel retrobottega ai cosiddetti “avventori esclusivi”, ossia persone che pur di sopportare l’orrore della propria vita snifferebbero sperma incrostato. Dopotutto fanno un lavoro che detestano in grado di pagargli oggetti inutili atti a sedurre donne ignobili con cui far rosicare persone che odiano, però tengono duro in attesa di Equitalia.
Questo di letto di Procuste termina quando in caserma dei Carabinieri arriva il nuovo comandante, prende il fascicolo “coglioni inutili da spazzare via per fare bella figura” e seleziona le prime venti schede. BAM! Il centro città diventa un’ecatombe di AFFITTASI VENDESI CEDESI finché una coppia decide di investire l’eredità paterna e aprire un bar.

-Però per gente esclusiva, eh? – sgomita lui alla moglie, ammiccando.





L’economia veneta in breve.
Ma qual è la storia di questa gente?
Cosa li spinge a legarsi le palle alla turbina di un F-35 e con un sorriso smagliante fare pollice in su al pilota? 

Se fosse un film partirebbe dalla fine, con lei in carcere che viene massacrata di botte da una prostituta romena e lui che si sta facendo spaccare i denti per succhiare meglio l’aidsburger di capitan Cazzoauncino. La telecamera indugia sui canini sanguinolenti a terra, indietreggia verso le sbarre mentre i suoni delle percosse svaniscono. Cielo bianco, poi azzurro. Nuvole. Scende adagio su una scuola e inquadra Cecilia, appoggiata al muretto, che legge Io e te 3MSCCecilia ha tredici anni, è figlia di un’imprenditrice e di un medico. Nessuno dei due genitori voleva che alla piccina mancasse niente. Le hanno presentato i rampolli delle famiglie bene, pagato rette in scuole cattoliche, iphone, iPad, iMac, vacanze in costa Smeralda, vestiti di Prada, scarpe Louboutin, trucchi di prima scelta e paghetta settimanale superiore allo stipendio di un operaio bosniaco.

Ma Cecilia è infelice.

Odia i genitori oppressivi, i professori che la criticano, i compagni di classe  che sono tutti bravi ragazzi. Lei vuole stare in mezzo a gente vera che sa stare al mondo, fa esperienze emozionanti e si ribella alla società. Per compensare le sue mostruose insicurezze Cecilia si accompagna a scarti da suburbia. In mezzo a loro è la più bella, la più intelligente, la meglio vestita, la più colta. Le donne del gruppo la odiano, gli uomini le muoiono tutti dietro e, cosa più importante, questo infastidisce molto sua madre.

Cecilia racconta aneddoti di inimmaginabili sofferenze patite per ingraziarsi i subumani affinché la compatiscano. Scopre che essere compatita le piace un sacco, così ingrandisce le storie fino a raccontare balle clamorose. Del resto, il pubblico è troppo stupido perché possa capirlo né ha le conoscenze per verificarlo. A sedici anni, fuori da una discoteca di gente vera – ossia scimmie impizzate di cartoni – conosce Manuel. Ha sette anni più di lei, è nato da una gangbang nei cessi di una discoteca di domenica pomeriggio. Tiene la voce in gola per sembrare più duro. A quindici anni ha mollato scuola per un lavoro di merda che gli possa comprare lo scooter e ora frequenta ragazzi che condividono la sua passione per le droghe, cosa che ne stermina alcuni con coltellate, incidenti stradali, eroina e/o suicidi post test HIV. 






Quando Cecilia sente queste storie capisce che è lui l’uomo della sua vita. Giovane, ribelle, duro, trasgressivo. Passano pomeriggi romantici a base di ketamina e coca cola light. Manuel deflora la fica di Cecilia su cui la madre aveva speso 600 euro di depilazione laser nella speranza che servisse a figli di commercialisti e avvocati. Dramma. Dolore. Tragedia. Conflitti. C’è tutto quello che Cecilia sognava. All’ennesima litigata a base di “smetti di vedere quel coglione” Cecilia fugge e va a vivere con i genitori di Manuel, persone semplici ma vere.

Lui disoccupato, lei finta invalida.

Insieme vedono milioni di volte gli unici film che Manuel capisce: il Padrino, Fast&furious, Blow e Scarface. Grazie a questi comprendono cosa devono fare: fottere il sistema, vivere come fuorilegge in fuga, una coppia innamorata contro il mondo omologato. Osare. Fare qualcosa che nessuno, NESSUNO, in quella città di fighetti, avrebbe il coraggio di fare: spacciare.

Partono con fumo e ganja, poi con cartoni e pastiglie fino a planare sulle dolci innevate  colline della cocaina. Le cose vanno benissimo. Loro sono più furbi delle forze dell’ordine e, quelle volte che la beccano, basta una telefonata alla madre di lei. Sono uniti. Inseparabili. Ribelli. Bellissimi. Cecilia come copertura lavora come banconiera, lui anche. 

Le amiche di lei si sposano, figliano, trovano lavori ordinari e patetici.
Cecilia le guarda e al mal di stomaco risponde, spavalda: “io sono migliore”.

Dopo qualche mese, con l’apertura mentale che solo la cultura ti dà, con l’esperienza che si ottiene solo confrontandosi con persone diverse, nasce il loro sogno: aprire un bar. Due anni dopo, grazie all’eredità dei genitori, Cecilia e Manuel consegnano al vecchio proprietario del locale una valigia di contanti e quando lui se ne va fanno l’amore sul vecchio bancone. Tre anni dopo gli affari vanno malissimo; nessuno vuole bere il loro mojito da 12 euro con menta di strada e rum cinese. Sono pieni di debiti, litigano sempre e Manuel ha un’altra.
Una mattina Cecilia sta pulendo il bancone, piangendo lacrime silenziose e facendosi molte domande, quando davanti al bar si fermano due volanti dei Carabinieri. Li osserva tra il terrore e l’incredulità. La telecamera la inquadra, sola in mezzo a un bar deserto. Le ombre dei militari si allungano verso di lei, percorrendo la lama di luce del mattino. L’inquadratura si sposta lentamente a sinistra e mette a fuoco il titolo del Gazzettino: “Nuovo comandante dei Carabinieri di Mestre”.
Primissimo piano del volto di Cecilia. Nelle iridi si intravedono riflesse due sagome, stagliate contro la luce esterna. Le labbra di lei tremano. Con un ultimo movimento che fa scendere le lacrime, Cecilia getta un’occhiata alla foto di Al Pacino in bianco e nero sul muro, poi un Carabiniere ci si para davanti. Ora la telecamera inquadra il bar dall’esterno e sale, lenta, verso i tetti e poi al cielo. Non c’è colonna sonora, solo il suono del traffico pigro del mattino. Lentamente riemergono i suoni delle sevizie e i gemiti di dolore del carcere. I titoli scorrono lassù, nel cielo che si fa via via più azzurro.

Benvenuti in veneto.
  • sempre pensato che nel veneto la “provincialità” è una malattia: zero umorismo e zero tolleranza, anche se per un attimo, leggendo il post, mi pareva di vedere la storia di alcune province dell’ovest

  • Anonymous

    e padova?

  • Anonymous

    Ed io che cazzo ci sto a fare a Roma?

  • Anonymous

    Madonna santa, sono riuscito a leggere solo il primo paragrafo dell’articolo, poi la nube di qualunquismo si è fatta troppo fitta e non sono più riuscito a vedere lo schermo.
    Rodolfo Bevione.
    P.S. non rompetemi i coglioni che sono con l’anonimo, non mi fa fare l’accesso con Facebook.

  • Alex

    Checcazzo, m’hai depresso… E pensare che manco ci vivo, in veneto.
    E, in ogni caso, di cecilie ne ho incontrate di più nel bresciano.

  • Anonymous

    … e Rovigo dove lo metti?

  • Detesto correggerti, il sogno non è più aprire un bar ma un negozio di sigarette elettroniche.

  • Anonymous

    Sì c’è un po’ di generalizzazione, ma a me non importa, Nebo a mio parere non fa di tutta l’erba un fascio, ma si sforza di rappresentare la media, o la mediobassa, o solo una bella storia. Scritto bene, la storia è bella, e come sempre i tuoi articoli hanno delle belle idee sviluppate molto bene. Sei bravo, è la prima volta che commento ma sei veramente bravo.

  • Anonymous

    A quanto pare il qualunquismo tira.

  • Eishiro

    e te si veneto Nebo, te le conossi ben ste robe

  • Giggi

    Mah, il qualunquismo tira.. non saprei. Non credo che ci sia qualcuno che si voglia fare un’idea precisa di quella zona basandosi su questo articolo. Alla fine è, appunto, una storia, e io la analizzerei in quanto tale, piuttosto che sindacare su quanto sia qualunquista o eticamente sbagliato un articolo simile.

  • È una fiaba e come tale va interpretata.
    Non finire nel cabbio se ci tieni a culo e incisivi.

  • Eishiro

    pensa che dove sto io la speranza media si chiama alcolismo

  • Anonymous

    io sono di Treviso e queste sono inquietanti verità. Non so come sia nel resto d’Italia, ma Nebo parla di una realtà che conosce e infatti ci azzecca.

    La Cecilia è uguale a una che gestiva un bar in centro a Tv, poi chiuso per gli stessi motivi.

    E la cosa peggiore è che ha ragione pure Deli. Sigaretta elettronica is the new Mojto.

    Nea

  • Anonymous

    Al gazzettino prendono veramente gente che scrive “assumettero”?

  • Anonymous

    veneto=disagio

  • Ho corretto, cacacazzi

  • Beh, però c’è sempre l’opzione Pietro Maso…

    Cordialità

    Attila

  • Da veneto posso dire con una certa sicurezza che in massima parte questa regione sia un grosso covo di stronzi. Bravo il nostro caro Nebo.

  • I veneti son tutti terroni, altroché!
    Soprattutto quelli di Torino e Trieste! 😉

  • Mah.. nonostante trovi il pezzo ben scritto, come al solito, e per alcune cose possa concordare, mi sembra una visione più che pessimistica di come siamo presi.

    Leggo spesso questo blog, per me è come la carta igienica dopo una brutta giornata di merda, toglie quel che non va, mi lascia con un sorriso e tutto sommato meno “onto”.

    Sono di Treviso, ho vissuto molti anni a Padova, una delle compagnie con cui ho coltivato ricordi felici di gioventù era sparsa tra Mestre e Venezia, senza contare amicizie sparse per tutta la regione e morosa del vicentino (non era per bullarmi era solo per dire che parlo con un minimo di cognizione di causa… ribadisco, minimo).

    Ci sono grossi problemi, e tante teste di cazzo, come in ogni luogo del mondo abbastanza grande da contenere più di 10 persone.

    Eppure persone in grado di guardare a letteratura superiore all’ultimo libro di moccia, o di vedere un film con interesse che non sia targato Vanzina, che possano frequentare tanto una disco quanto un contest di metallari, che non si fermi all’apparenza pur avendo i mezzi per uniformarsi alle mode sono sparse in ogni dove anche se spesso ci ostiniamo a non vederle.

    Io stesso faccio parte di un’associazione di volontariato, e fidatevi di altruismo ce n’è molto, nel solo comune di Treviso di associazioni collaterali alla mia ce ne sono una trentina, senza contare i centri giovani e distaccamenti di altre ONLUS.

    Sta a noi decidere dove guardare, ma finchè ci fermiamo a fissare la minuzia della foglia non comprenderemo mai la maestosità dell’albero (come potremmo non renderci conto che anche una foglia ingiallita porta con se della vita).

    Mi scuso per la prolissità dell’intervento, e ringrazio chi ha letto fino in fondo.

    Un’ultima nota, sui SUV hai tutto il mio appoggio; siamo in pianura ed abbiamo SUV che occupano due posti auto (spesso per trasportare 1 passeggero), ti bloccano per 30 minuti nel tentativo di far manovra, con la pioggia vanno a 30kmh/h, alcuni dotati di barra antibufalo che non fa prender loro le giuste distanze durante parcheggi (la mia Punto ne sa qualcosa) e pare ci vogliano caricare vicino alle strisce pedonali (il mio ginocchio sinistro sbraita).
    Contando che in alta montagna hanno ancora le 127 c’è effettivamente qualcosa che non va.

  • El Saviano de noàltri! Ziocanaja! Wiwa Rovigo! Patria della moda e delle pasticcerie fighe.

  • Anonymous

    Par fortuna che mi vo solo in osterie con veci che batte el fante e se sfonda de gotti.

    Toni Mola

  • Anonymous

    Ma nessuno commenta il tatuaggio di testa al post? 😛

  • Anonymous

    no perchè anch’io inseguo i sogni che credo…lol…cmq nn so niente dei retrobottega cocainosi, ma di bar finto wenghè, di compensato impiallacciato e sgabelli alti effettivamente ce ne son quintali…qui a verona poi ce ne son un paio con un ottimo servizio divanetto coperto da tende, zozze incluse….almeno giustifican in parte i 12€ a mojito….lol

  • Anonymous

    Vomitare merda sulle proprie radici è uno sport molto in voga nelle Venezie.
    Ho pensato molto sulle possibili cause che spingono così tante persone ad essere così violente verso la propria gente.
    Mi viene in mente una forma di antipatriottismo condizionato.
    Potrebbe essere un riflesso di verso opposto ma di uguale intensità (e becero qualunquismo) nei confronti del pseudoleghismo.
    E’ un meccanismo naturale ma piuttosto infantile: per prendere le distanze dall’ignoranza leghista che celebra il localismo, io mi oppongo sputando sopra la propria culla, con altrettanta ignoranza di chi la santifica, chiedendo scusa in ginocchio agli italiani mendicando la loro comprensione. Scusatemi se sono veneto. Io non sono come loro. Amatemi.

    Questo fenomeno è rintracciabile anche nei Sardi, Siciliani o napoletani imigrati da tempo qui. Abbassano la testa di fronte alla cronaca che non rende affatto onore alla loro terra. Dopo un po’ la piantano di blaterare la solita manfrina di sole mare e ientu. Capita raramente, ma capita.
    In fondo in minculpop italiota (la tv trash) continua a sbattere i loro conterranei a fare i buffoni, vuol dire che sono loro quelli simpatici. I veri italiani insomma…
    In ogni caso, tendono a fare spallucce.
    I veneti anti-veneti invece imbracciano il lanciafiamme e bruciano tutto.
    Se solo lo facessero con fare costruttivo, forse, sarebbe anche un bene, magari buttando l’occhio verso quello CHE SI PUO’ ANCORA SALVARE o che addirittura va bene così com’è (SIC!) .

    Quindi ne deduco l’inscindibile rapporto tra forte identità e forte vergogna, che genera forti fanatismi e forti cagacazzismi come quello ascoltabile nelle chiacchiere della tipica universitaria di sinistra a Bologna (ovviamente veneta) e in parte in questo post.

    ASPETTI TECNICI EVOLUZIONISTICI della presenza di ignoranza in veneto?
    Pure un paramecio capirebbe che il brusco passaggio tra un mondo prevalentemente agricolo e un incontrollato e brusco boom economico, causerebbe squilibri psichici e sociali nel popolo in questione.
    In veneto è successo esattamente questo, ed è una fase storica che estenderà i suoi danni ancora per molto ma verosimilmente non sarà eterna
    Questo è un altro motivo per il quale non bisogna mettere alla gogna un intero popolo non appena incespica e cade.
    Se la storia e l’opportunità ci ha portato dai campi all’imprenditoria senza il tempo di passare per bene sopra i banchi di studio (che, a differenza che nel “triangolo industriale” non erano molto allettanti vista la MISERIA e una miopia che poi abbiamo corretto), non ha senso usare il lanciafiamme. Occorre lasciare che si assesti la situazione e chi si subiscano i danni causati dai sbagli passati, e non pisciare sopra la situazione facendo un po’ come i barboni impazziti che gridano “l’apocalisse è arrivataaaaaah!” nelle strade di Manatthan.

    In tutto questo marasma emergono i giustizieri della notte. Veneti di merda, dicono.
    Non esiste opposizione, se guardiamo loro.
    Chi pensa fuori dagli schemi, chi IN TEORIA rappresenterebbe L’EVOLUZIONE del veneto, ovvero i veneti che dopo l’incespicata e la caduta AFTER-BOOM dovrebbero rialzarsi e fare il salto di qualità anche culturale… questi o emigrano sbattendo la porta o fanno i post cagacazzi.
    Magari giustificando l’italianità a tutti i costi e contro ogni deprimente evidenza.
    Chissene se nelle Venezie c’è il più alto numero di compagnie teatrali e i rendimenti scolastici migliori nelle materie scientifiche (ma come? ignoranti caproni, veneti trogloditi leghisti di merda?!?), eccellenza di donazioni di organi e sangue e sopravvive la lingua autoctona (che è un valore ammesso che non diventi un feticcio).
    Ma noooo, sti evasori veneti del cazzo! Chissene che se guardi direttamente i dati del ministero del tesoro non è affatto vero che i veneti evadono più di tutti, casomai il contrario… eccheccazzo, odiamoli sti stronzi!

    Il veneto non merita comprensione o un briciolo di amor patrio, secondo loro ^_^

    Così un popolo non ha davvero speranza.

    • giglax

      chapeau signor anonimo, chapeau.

    • arcp

      l’autocritica è tutto, invece.

  • Sembra tutto così dannatamente vero..perchè è così vero..Mette una tale tristezza però.. 🙁

  • Anonymous

    e non avete visto Riccione…

  • Anonymous

    Pò Mestre col casso che se el Veneto, vialtri e la vostra “EVVE” de merda! XD

  • Anonymous

    Requiem for a Dream in val padana.

  • Anonymous

    oh, anonimo del megapippone tecnico-evouluzionistico

    ma stì cazzi ‘nce li metti?

  • Anonymous

    OH NO!!!!
    UN INSULTO ROMANO!
    E ORA CHE FACCIO?
    Qualsiasi cosa scriverò non arriverà mai a tal livello!!

    *panico*

    Vado ad aprire un bar.

  • Anonymous

    Dei veneti che conosco, un paio sono brave persone. Le altre sono grillini – o hanno lo stesso grado di intelligenza.

    Grazie di avere confermato la teoria.

  • Sembra la cronaca di Molfetta, la città in cui vivo.

    Bar ovunque. Che chiudono ovunque. Che aprono ovunque.

    Uno dopo l’altro. Per gli stessi motivi. Dalla stessa gente.

    Che impressione, m’hai fatto a ‘sto giro.

    -Angelo.

  • Anonymous

    Domanda : ma ce l’hai perche’ t’e’ toccato pagare un mojito 12 euro?
    La prossima volta pigliati na soda …

  • Anonymous

    Generalizzazioni? Probabile. Qualunquismo? Forse. Ma voi in veneto c’avete mai abitato? No perchè chiunque ci abbia passato più di un anno può mettere nomi, cognomi e luoghi a una storia così.

  • Ma i commenti stizziti sono di veneti a cui brucia il culo?
    Io sono di Padova (città non citata, per altro), e da quello che vedo questo pezzo trasuda verità.
    E per dio, fatevela una risata, ogni tanto

  • Anonymous

    avresti potuto intitolarlo “le origini della lombardia” e sarebbe stato comunque azzeccatissimo 😀

  • Anonymous

    Ma chi se ne sbatte del qualunquismo, è un pezzo scritto da dio e sto soffocando dal ridere.

  • K.
  • Anonymous

    Bella storia come sempre, soprattutto la scelta della gif “economia in breve” è magistrale!
    Certo che devi aver conosciuto veramente il peggio del peggio per avere una visione così distruttiva del Veneto.
    Non corrisponde affatto alla percezione che ho io (eppure ne vedo di cose tristi…).

    In fondo la storiella di Cecilia la vedo molto più facilmente ambientabile nell’alienante mondo grigio di Torino o Milano (o comunque vada in qualsiasi parte del mondo occidentale).
    Senza contare che ultimamente i “bar sport” li aprono i cinesi, mentre di locali simili al Bennigan’s Pub ce ne sono a profusione (e comunque vada tendono comunque a somigliarsi un po’ tutti).

    La battuta sul punto G è già da un po’ che circola senza riferimento alle venete. La tua versione ci aggiunge quel po’ di violenza in più che la renderebbe più famosa!

    Certi commenti aleggiano amabilmente nel razzismo.
    Se dovessi basarmi sulla personale statistica di persone che ho conosciuto, avrei ben diritto di disprezzare a priori CHIUNQUE venga dalla Sicilia, dal Salento e dal Piemonte o dalle Marche, per alterni motivi ma tutti piuttosto ripetibili.
    Fortunatamente ho abbastanza buonsenso da non cadere in una trappola così puerile.

  • Anonymous

    Benvenuti in Veneto, tutto cartongesso, ‘tento a come te te movi e a come te si messo…

  • scusa se torno a sporcare il tuo blog, ma tanto l’hanno già fatto altri! spero solo di non ricevere un contraccolpo di sfiga

    parole sante. benvenuti in mezza italia. e tante risate.

    ah, non ho letto il post del salone mobile samurai, ma mi permetto di darti un consiglio:

    lascia l’italia.

    qualsiasi cosa sai fare in italia, devi pregare in ginocchio per farla 10 ore al giorno per due lire. ed esserne grato. all’estero fanno a gara per averti se sei mediamente bravo, e se ti dice culo la vita costa meno.

    parli l’inglese? loro pure.

    gli amici lavorano tutti e li vedi già una volta al mese, li senti per chat e non cambia niente.

    poi chiudo qui, spero di non aver smerdato troppo. Ma cazzo, se gli finiscono le marionette il teatrino chiude. non vedo l’ora

  • è per l’atteggiamento di questa gente che ho coniato il detto “a Padova dire NO è meglio che curare!”, se la diffidenza fosse moneta contante, sarei schifosamente ricco!!!

  • Anonymous

    Non sapevo il pilates fose uno sport

  • Anonymous

    a torino e provincia succede anche e soprattutto con le discoteche:
    a settembre locale esclusivo e tavoli 40 euro a cranio, escort droga vip e gestori cazzodurati
    novembre facciamo 20 va, qualche tamarro riesce ad entrare spacciandosi per calciatore (beh pregio!)
    gennaio locale vuoto, pr in modalità mercato del pesce e libero ingresso a tamarri e ‘bocia’
    marzo degrado, entri anche in anfibi e maglia dei cannibal corpse se proprio sei sicuro di entrare (ma tanto ormai si entra gratis)
    giugno chiusura estiva per lavori e tutti a lamentarsi della situazione delle serate torinesi, tanto per chi ha voglia in un’ora sei a milano

  • Anonymous

    BoB-404…
    con una faccia come la tua, la diffidenza è quantomeno auspicabile ^_^

  • simo

    una domanda sorge spontanea: perché puliva il bancone, se nel locale non ci andava nessuno? fatevele, ‘ste domande

  • 12 €uri per un mojto!

    Ma non é equiparabile alla circonvenzione di incapace?

    Capitani di lungo sorso….