Inside Out 2

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Riley ha 13 anni. Arriva alla festa di Frank, suo sogno erotico e popolarissimo a scuola. La casa è una villa a tre piani zeppa di ragazzini urlanti, musica, superalcolici, birra, sigarette e canne comprati grazie ai fratelli maggiori. Ha promesso ai suoi di tornare presto e di fare la brava. Del resto, sono due vecchi che si bevono qualsiasi stronzata. Riley è molto incazzata per avere due genitori tanto sfigati, ma stasera non li ha tra le palle e deve farsi notare dal suo idolo.

«DAJE RAGA» batte le mani Gioia, nella testa di Riley «tutti pronti, Tristezza nel cerchio magico, Rabbia fai i compiti per domattina e cerchiamo di fare bene.»
«S-s-sì ma» balbetta Paura «c’è tutta la scuola, qui. Una parola sbagliata e ci prenderanno per il culo fino a novant’anni. Non voglio diventare Mary Caccola.»
«O Andy Cagaddosso» completa Disgusto.
«Chad a ore due!» fa Gioia.

Chad è il miglior amico di Frank. Giocano insieme. Non è brutto, ma Riley lo reputa solo un ponte per il suo obiettivo. Sembra aver voglia di parlare. Lei lo asseconda e dopo qualche minuto di conversazione vuota, come aveva sperato, Frank li raggiunge. Lei ha le gambe deboli, il cuore in gola e lo stomaco sembra essere indifferente alla forza di gravità.

«Fumi?» dice Frank, offrendole una sigaretta.

A Riley sembra il regalo più bello del mondo. Non può mostrarsi immatura né spaventata, e ha già fatto un tiro ogni tanto. Chad se ne accende una e accende quella di Riley. Lei fa la prima boccata guardando negli occhi Frank e cercando di sembrare sexy. Invece lui si alza e se ne va, dando una pacca sulle spalle a Chad.

«M-ma dove…» fa Disgusto «dove va?! Perché?!»
«Ci molla!» dice Rabbia «ci molla con questo scemo!»
«Calmi, forse va solo in bag

Nella sala controllo tutti gli allarmi esplodono.

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Nella testa di Riley i suoni sono ovattati e distorti. Se fissa le luci, quelle esplodono fino a colorare tutto quello che vede. Sente il suo corpo. Percepisce gli alveoli dei polmoni, sente il peso del fegato, il sussulto del cuore. Si guarda le mani e scopre di poter unire le dita in un solo blocco di carne. Le osserva sciogliersi e ricostruirsi. Chad è ancora lì che le parla, ma lei non sente niente.

«Acqua!» urla Disgusto «beviamo acqua, ci hanno avvelenati!»

Il tilt organico si propaga a tutte le terminazioni nervose, mandando in corto circuito l’impianto visivo e uditivo. La sala piomba nel buio, rotto solo dal lampeggiare degli interruttori. Il montacarichi alle loro spalle si apre di schianto e appare una ragazza sui vent’anni. Ha il cranio rasato, una maglia di cotone verde oliva, un giubbotto di pelle raffazzonato, una bisaccia a tracolla, pantaloni neri che hanno visto tempi migliori, una cintura piena di scomparti, stivali usurati e polverosi. Scatta in avanti, afferra il braccio di Gioia, glielo torce dietro la schiena tirandola a sé e le punta un coltello alla gola, piccolo e spesso. Nessuno si muove.

«Cosa vuoi?» fa Rabbia, alzando le mani «chi sei?!»
«Io e la vostra amica abbiamo un lavoro da fare» risponde la ragazza. Indietreggia fino al montacarichi, poi col manico del coltello preme il pulsante discesa.

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Alla festa Riley sente il bisogno di stare da sola e di inseguire i caleidoscopi di luce. Non è triste, non è felice. Non è arrabbiata né spaventata. Si alza, ignorando Chad e le sue chiacchiere. Cammina alla ricerca di un posto isolato, facendosi largo tra ragazzi che si deformano al suo passaggio.

«Chi sei?» fa Gioia, mentre il montacarichi scende.
«Mi chiamo Xeni.»
«Xeni?! Sembra il nome di un detersivo!»
«Senti, ho venti minuti per salvare Riley e rimediare i casini che avete combinato in tredici anni, evitiamo le dissertazioni sul mio nome.»
«Riley? Ma sta benis
Xeni le gira la faccia con un ceffone: «Sì, finché stava da sola in cameretta. Fuori durerà meno di un gatto nel porto di Rejana.»
«Re…?»
«Lascia perdere» sbuffa Xeni, guardando l’acqua watch del Mulino bianco al polso.
Segna le 19:42. «Riley è in pericolo, punto»
«La sigaretta» sbianca Gioia «cosa c’era dentro?»
«Che ne so. A naso direi DMT. Calcolando la massa corporea della sottosviluppata…»
«Riley non è sottosviluppata!»
«No? Si muove per emozioni, come una blatta o un sorcio. E ci sta, al mondo c’è posto anche per loro. Ma Riley ha un destino diverso.»

Raggiunto il piano terra, Xeni la trascina verso la terraferma. Imponenti scaffali di ricordi. Immagini. Suoni. Voci. L’odore del tappeto quando giocava da piccola e quello delle confezioni di Lego appena aperte. Il suono di un aereo sopra casa e di un pallone Teranga calciato bene. Riley che tossisce fino a spararsi il cibo nel naso.
«Và! Và quanta roba sprecata» ringhia Xeni, camminando in fretta «dov’è Bing Bong?»
«Chi?!»
Il pugno la fa piegare in due e cadere per terra. Xeni le si accovaccia sopra: «L’amico d’infanzia. L’elefante rosa del cazzo. Dov’è?»
«S-si è sacrificato per salvarla.»
«Riley ha sacrificato l’amico immaginario per la gioia?»

Al Mulino bianco mancano 18:31

«Sì, che c’è di strano? Una persona deve essere felice!»
«Portami nell’inconscio, rapida» dice Xeni, tirandola su. Gioia mette le mani avanti come per proteggersi: «Qui nessuno lo nomina. Niente e nessuno di quello che entra lì dentro esce. È un buco nero.»
«Sì, per gli altri. Riley è diversa. Sbrigati.»
Gioia si dirige verso l’angolo estremo del cervello, seguita da Xeni.

 

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Sul letto, Riley è un radar vivente. Tutto sembra più vivido, chiaro, intenso. Le tende della finestra s’increspano come onde dell’oceano, dove saltano branchi di pesci luminosi che potrebbero essere pulviscoli di polvere al chiaro di luna, o spermatozoi a caccia di un contratto discografico. Fuori sembra qualcuno la chiami.

Al Mulino bianco mancano 16:43.

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Un condominio anni ’60 abbandonato. Fuori, il cielo azzurro del cervello è stato sostituito da nuvole grigie e minacciose. Gioia osserva, preoccupata.
«Cosa sta succedendo al cielo?»
«Quando il cervello sente qualcosa avvicinarsi all’inconscio attiva tutti i meccanismi di difesa possibili» fa Xeni, estraendo una torcia elettrica «e Riley, grazie a voi, non fa eccezioni. Da qui in poi devi fare tutto quello che dico io, capito? Qualsiasi cosa tu veda o senta.»
«C’è il rischio di morire?» fa Gioia.
«Qui dentro niente muore» fa Xeni «ma credimi, non è un bene.»

Al Mulino bianco mancano 13:02

Riley, in camera, non si accorge che la sua mascella fa movimenti lenti e scattosi. È troppo concentrata sulla fantasia floreale del copriletto. Prova a cogliere un fiore. Uno le resta in mano. Lo osserva, rapita. Bussano alla porta dietro di lei, e i colpi somigliano al suono che faceva il pallone da calcio in vacanza.

 

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Le lampade s’illuminano un istante prima che loro arrivino e si spengono appena passano. Le scale sembrano non finire mai. Gioia non osa guardarsi indietro, terrorizzata dal buio che sembra inseguirli.
«Senti, ho un’idea migliore! Bing Bong non è un mostro, giusto? Di sicuro non è qui!» dice correndo.
«Certo che è un mostro, rincoglionita.»
«Ma io me lo ricordo come un elefante carino, dolce, altruista, semplice!»
«Appunto.»
Alla fine delle scale c’è un tunnel.

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Davanti a loro provengono urla, grugniti e un clangore metallico, come quello di una catena che s’appoggia su una lastra di vetro. L’odore è disgustoso e dolciastro, merda fritta nell’olio delle patatine. Dietro, Gioia sente uno scalpiccio di passi frenetico.
«CORRI!» grida Xeni, scattando in avanti.
«Chi c’è là dietro!?» grida Gioia, seguendola a ruota «CHI SONO?!»
«Le persone che avresti potuto essere.»

Al Mulino bianco mancano 12:53

Chad apre la porta della camera e trova Riley immobile sul letto. Si siede vicino a lei. Le mette una mano attorno alle spalle, poi le fa passare le dita tra i capelli.
«Riley?» la chiama. Non ha risposta.
Si alza e chiude la porta della camera da letto.

 

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Xeni e Gioia percorrono un corridoio di cemento sgranato, la cui luce filtra da finestre coperte di muffa oltre le quali si intravede un bosco avvolto nella nebbia. Con la vista periferica, Gioia percepisce dei movimenti. Ombre. Fruscii. Se si gira verso il vetro, delle ombre ci si incollano contro, come per guardarla meglio.

 

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«Oh, Dio» fa Gioia «quanto durerà?!»
«Qui non esiste né tempo né distanza» fa Xeni, col fiato corto «l’inconscio è una dimensione in cui non sai quando, dove o se esisti. Non sei né quello che sei con gli amici, né quello che sei da solo. Sei come quelle figure alla finestra. Altre versioni di te.»
«E perché ho l’impressione mi vogliano fare del male?!»
«Perché è esattamente così» fa Xeni «una di quelle è un’eroinomane suicida che prima di morire ha visto sé stessa seduta al tuo posto. Una s’è fatta marcire l’utero ed è morta incontrando te nonna. Una è una morta di cancro ai polmoni vedendo te che non hai mai iniziato a fumare. Una s’è fatta sgozzare da un violento ubriaco e ha visto-
«BASTA!» grida Gioia, fermandosi contro il muro «Stai zitta. Basta. Ti prego, basta.»
Xeni si ferma, ansimando.

Al Mulino bianco mancano 10:12

Chad sussurra nell’orecchio di Riley parole che lei non sente, persa com’è nel guardare le stelle vibrare al ritmo della musica. Le annusa l’attaccatura dei capelli dietro l’orecchio. È un odore dolce e acerbo, coperto a malapena da un profumo di cui fanno la pubblicità durante MTV. Ci appoggia un bacio. Lei alza la mano verso la finestra. Sorride.
Lui la stende dolcemente sul letto.

 

Gioia e Xeni sbucano in una stanza tetraedrica, tutta di legno. Il pavimento è inclinato verso l’alto, il soffitto deformato e storto a sinistra. Il fondo è un blocco di buio da cui proviene uno scricchiolare di ossa. Gioia sbianca, indietreggiando: «Io so cos’è quello» ansima «andiamo via. Andiamo via!»
Xeni lancia un fischio. Lo scricchiolio tace, poi dei passi acquosi riverberano nella stanza, che diventa più piccola. Dal buio esce un cranio bianco e minuscolo. Gli occhi sono neri e sporgenti, il naso un buco sanguinolento, le labbra penzolano dal mento come la fica di una novantenne. Sotto si intravedono denti gialli e aguzzi. Gioia urla così forte da intontirsi.
«Ciao» dice Xeni.
Il mostro non si muove.
«Sto cercando Bing Bong.»
Gioia è rannicchiata in un angolo, annichilita.

Al Mulino bianco mancano 9:30

Hai mai pensato a come il suicidio risolverebbe tutti i problemi?

«Bing Bong» ripete il mostro, e la voce ha il suono del professore che scorre il registro.

Secondo me se lo uccidessi riusciresti a farla franca, basta pensarla bene.

«Amico immaginario d’infanzia. Elefante rosa, carino, simpatico» dice Xeni.

Ci vuole poco per avvelenare quel cane.

«Sì, lo conosco. È qui con noi.»

Sei una fallita incapace.

«Chiamalo, siamo di fretta.»

Ti sta per succedere qualcosa di brutto.

«Xeni» geme Gioia «tu non le senti?»
«Cosa, le voci nella testa? Sicuro. Fanno compagnia.»

Hai una malattia.

«Compagnia!? Come fa quest’inferno a sembrarti normale?! Voglio andare via! Rivoglio il cielo azzurro! I ricordi base! Falle stare zitte!» piange, coprendosi le orecchie.
«Ragazze, grazie per il benvenuto, ma Gioia qui è suscettibile» sospira Xeni.

E se provassi a fare la troia in webcam? Sono soldi facili.

«Ragazzeeeee…»

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Chad abbassa i jeans di Riley sempre più in fretta, con l’erezione che gli pulsa e un desiderio che parte dalle mani. Le stringe le tette, alza la maglietta, le infila sotto e le stringe ancora. La pelle è liscia e calda. Solleva il reggiseno e alla vista dei capezzoli rinuncia a spogliarla. Si apre la fibbia della cintura, ma è di quelle a corda e s’incastra. Gli tremano troppo le mani. Impreca, se la strappa con tutta la forza che ha. La fibbia cede, sfilacciandosi. Con un solo strappo apre i pantaloni, infila entrambi i pollici dentro i boxer e abbassa tutto in un unico gesto. L’uccello spunta fuori come un finanziere al Grand Hotel. Le afferra le mutandine – orsetti e macchinine, ma che cazzo – e strappa verso il basso.

Da piccola indossava un vestito a righe e papà le faceva gli orecchini con le ciliegie. L’estate era lunga, il giardino immenso e pieno di avventure. Ricorda l’odore dell’erba tagliata, il rumore delle cicale, gli angoli dei cespugli dentro cui si nascondevano goblin e troll pronti a rapirla. Ma lei non aveva paura, perché era con il suo migliore amico.
«Era fatto di zucchero filato» sussurra sul letto «aveva una bella bombetta e una giacca.»
Chad le copre la bocca con la mano.

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«Bing Bong!» grida Gioia, scattando in piedi e correndogli incontro. L’elefante ha la stessa espressione allegra. È un po’ ingrassato, ha una giacca nuova e dei guanti di pelle.

«Mi dispiace» piange lei, affondando la faccia nella sua giacca «mi dispiace tanto.»
«Oh, no» fa lui, abbracciandola «l’hai fatto per il bene di Riley. E poi qui sto bene. Ci sono le voci nella testa, il mostro sotto il letto, la cronologia di Youporn e gli incubi peggiori siano mai stati creati. È gente interessante. Basta non parlare di politica.»
«Non volevo dimenticarti. Non è giusto. Ti avevo promesso d-di… oh, Dio, scusami. Perdonami.»
«Certo che ti perdono» dice l’elefante.
Xeni manda un colpo di tosse.

Al Mulino bianco mancano 8.01

«Che ci fate qui?» domanda Bing Bong a Xeni «ti conosco?»
«Tra meno di otto minuti devi essere al quartier generale» fa Xeni, indicando Gioia «e rimediare alle cappelle di questa cinciallegra.»
«Ho qualcosa di utile» dice l’elefante, tirando fuori dal suo sacco una sfera giallastra. Appena la appoggia per terra, si gonfia. Lui ci salta sopra e le tende la mano. Somiglia a una sfera ricordo, ma è molto più grossa. Gioia afferra la mano e si sistema tra le sue gambe incrociate.
«Tu però non ci stai» fa Bing Bong a Xeni.
«E per fortuna. La mia parte l’ho fatta, se rivedo il mondo coccoloso lì fuori mi prende l’orticaria. Andate, io m’arrangio.»
La sfera parte come una palla di cannone.

Chad si sistema sopra Riley e la guarda in faccia. Cerca di entrare, ma i pantaloni di entrambi sono ancora attorno alle caviglie e i movimenti sono difficili. Non riesce ad aprirle le gambe a sufficienza. Struscia appena contro il cespuglio di peli ispidi. Non è facile come raccontava Frank. Incazzato, si alza e tenta di strappare via i pantaloni di Riley. Le scarpe fanno da tappo. Tira quella destra, ma i lacci sono troppo stretti. Si rassegna a scioglierli.

Al Mulino bianco mancano 2:00

«Cos’è questo ricordo?!» grida Gioia, gli occhi chiusi per il troppo vento.
«È un motivo!» fa Bing Bong «Il cervello degli umani non funziona solo a emozioni. Non produce solo ricordi. Ha bisogno di un motivo per funzionare. Cos’è che ti spinge a vivere? Chi te lo fa fare? Che senso ha? La risposta è questa sfera qui. A volte nella vita cambia, ma la prima nasce sempre dal subconscio.»
«E ci si può salire sopra?»
«Dipende dal motivo. E Riley ne ha uno molto forte.»
La palla disintegra la parete del condominio e vola su nel cielo grigio, diretta verso il quartier generale.

Al Mulino bianco mancano 1:15

Chad toglie una scarpa a Riley, sfila i pantaloni e l’orlo si incastra sulla caviglia. Lo strappa via di forza, poi monta su di lei e la guarda in faccia. Riley è un monumento al nulla più assoluto. Appoggia il cazzo sull’apertura e cerca di farlo scivolare dentro, ma è secca e ruvida come un sacco di juta. Si sputa sulla mano, se la passa attorno e ci riprova. Questa volta funziona, ma incontra resistenza. RIley fa una smorfia di dolore, mentre nota le orecchie di Chad allargarsi come le ali di Dumbo. Alza le mani per afferrarle, lenta. Lui la lascia fare.

Al Mulino bianco mancano 0:28

«Gioia!» fa Rabbia, guardandola uscire dal montacarichi con Bing Bong.
A lei basta uno sguardo al monitor per capire che la vita di Riley e tutto il loro lavoro stanno per venire disintegrati e sostituiti da una lunga, infinita serie di palline azzurre e viola.
«La consolle non funziona. Riley non prova niente» dice Tristezza.
«Ma non è vero» dice Bing Bong, avvicinandosi ai comandi «ha solo bisogno di un motivo per farlo.»

Al Mulino bianco mancano 00:13

Xeni, nel profondo dell’inconscio, guarda l’orologio e poi alza gli occhi verso il soffitto. Il mostro fa lo stesso.
Riley, distesa sul letto, per la prima volta dopo anni si ricorda Bing Bong.

«La maggior parte delle persone dimentica gli amici immaginari. Cresce, come su Toy Story. A tredici anni puf! Sei bello che sparito» spiega l’elefante, armeggiando coi fili dentro la consolle «e devi pensare all’amore, allo studio, agli amici, a cosa farai da grande. Non vuoi più andare sulla luna con il tuo elefante. Ma a volte…»

Chad con una smorfia trova la fessura giusta. Riley gli tocca le orecchie. Le mani scendono, accarezzandogli il viso. Lui non capisce, poi la vede avvicinarsi per un bacio. Sorride. Frank l’aveva detto che era una vacca. Le va incontro.

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«…a volte no» dice Bing Bong, prendendo delicatamente i comandi.
Il cielo nel cervello s’incrina e disintegra. Riley spalanca gli occhi.

«Alcuni, quando scoprono il mondo reale, ne hanno un tale orrore che l’amico immaginario diventa l’unico motivo per vivere» fa Bing Bong, alzando le manopole «allora pur di non lasciarlo morire, sacrificano Gioia. Per buona parte dell’adolescenza se la dimenticano. Assieme al loro amico immaginario si perdono negli abissi dell’inconscio. La personalità si frammenta.

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I valori, gli ideali, tutto quello in cui credevano, speravano, pensavano, crolla. È uno stato di morte apparente, un coma dell’anima. Non sanno chi sono, sanno che non sono più com’erano. Però hanno lui. E per lui combattono; soli, tormentati, torturati dai propri simili, si strappano la faccia che gli altri gli hanno appiccicato.

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Oh, che viaggio tremendo è la loro adolescenza. Vedere gli altri correre verso il lieto fine lasciando loro indietro è atroce. Ma resistono. Non importa quanta disperazione dovranno attraversare, quanti sacrifici, dolore, miseria, sofferenza o solitudine: l’elefante non deve morire. Non sanno perché, non ancora. Lo fanno e basta.»

Chad urla mentre i denti penetrano la carne, scavandola alla base del naso, facendo sgorgare un fiotto di sangue rosso e caldo. Tenta di sottrarsi, ma lo strappo fa saltare le cartilagini. Lei gli tiene la testa ferma e sente il sapore di ferro e adrenalina in bocca. Non è arrabbiata né spaventata.

Non sa perché lo sta facendo.

«…per un amico immaginario!» fa Bing Bong, premendo i comandi a fondo scala «per salvare un’idea, questi pochi ragazzini faranno amicizia col mostro sotto il letto, diventeranno amanti delle voci nella testa, affronteranno tutte le domande più orrende, le tentazioni più indicibili, i dubbi più strazianti che i loro coetanei evitano. E alla fine, quell’amico immaginario sarà in grado di assumere ogni forma. Si chiama fantasia. Un’arma che garantirà loro l’assoluta comprensione delle emozioni. Sapranno riprodurle negli altri. Riley è una di quelle persone. A tredici anni li chiamano disadattati, strani, alienati. Da grandi sai come li chiamano?»

 

 

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«…artisti» finisce Gioia «abbiamo cresciuto per tredici anni un’artista come se fosse una cheerleader.»

Il naso si strappa con un suono viscido coperto dall’urlo di Chad, che vede solo un muro rosso e il dolore è così forte da trasformarlo in una bestia senza raziocinio. Cade a terra tenendosi le mani sulla faccia, cieco. Riley si alza di scatto, coperta di sangue, il moncherino ancora in bocca. Lo sputa, poi ha un conato di vomito e indietreggia sul letto. Grida anche lei, mentre la porta cede di schianto sotto le spallate di due studenti.

Quando sull’ambulanza l’infermiere cerca di tranquillizzarla, Riley rinuncia all’idea di spiegargli che sta piangendo per un elefante rosa.

 

 

 

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«Per poco ‘sta cretina non la faceva diventare una figa di legno senza cervello» sospira il mostro, passeggiando nel bosco del subconscio. Xeni beve un sorso da una borraccia e brinda al cielo.

Tua madre non vedrà mai i suoi nipoti.

«Alla salute, ragazze» sorride.
«Che succederà a Riley, adesso?» domanda il mostro.
«Chi lo sa? Ogni storia è diversa. Potrebbe iniziare a frequentare questo posto, o restare in superficie e farsi domande. È un viaggio lungo, il suo. Però scoprirà che il lieto fine dei suoi compagni di scuola è il suo fine primo tempo. Tanto basta.»

Morirai sola circondata da gatti.

«Mi mancherete anche voi» fa Xeni, rimettendo la borraccia nella borsa a tracolla.
«Hai appena dimostrato che la droga aiuta il subconscio» fa il mostro «una morale pericolosa.»
«Te l’ho detto, ogni storia è diversa. La droga qui ha solo tirato fuori dall’oblio un amico immaginario. E poi noi siamo fantasie, bello» dice Xeni, incamminandosi tra gli alberi «il nostro scopo è aiutare gli uomini a vivere. Con ogni mezzo necessario, diceva qualcuno.»
Il mostro la guarda svanire: «Quel tizio troverà mai il coraggio di raccontare la vostra storia?»

Xeni fa un sorriso a labbra strette e mostra le dita incrociate.
La nebbia la inghiotte.

Fine.

  • Manuele Covili

    Fanculo Nebo, io che mi immaginavo un racconto alla cazzo e invece hai tirato fuori un racconto con i controcoglioni.

  • Rael Montecucco

    Grazie.

  • Quarkius Michele Smilzo

    Geniale, assolutamente geniale. Non riuscivo a smettere di leggerlo, un cazzo di genio assoluto.

  • Paolo Comandini

    Hai superato i livelli de ‘il compagno di classe’. Sono estasiato. Grazie Nebo.

    • Rob Von Soma_Cruz

      A che ti riferisci?

      • Paolo Comandini

        Una serie di vecchi post su questo blog che formavano una specie di mini-romanzo e che ho sempre trovato meravigliosi.

        • Rob Von Soma_Cruz

          Ah sì, li avevo già letti ma non ricordavo che la serie si chiamasse così.

      • WRONG
    • Lorenzo Rotesi

      coincidenza vuole che abbia letto proprio oggi “compagno di classe” ma devo dire che lo ho trovato migliore e più “disturbante” di questo.

  • Nebo, una nuova perla. semplicemente geniale

  • Nanni Mattei

    Voglio vederlo animato. Dalla Pixar.

    Quindi l’idea è che solo chi ha fatto pace con gli incubi nel cassetto può essere uno scrittore, nel senso più vero del termine?

    • Qui funziona per Riley, per altri potrebbe essere l’opposto. E’ la storia di una persona, non di tutte.

      • Nanni Mattei

        Ci sta, ci sta.
        Torno a fare il rompicazzo e mi chiedo: perché Bing Bong dovrebbe rassicurare Gioia sull’averlo sacrificato per il Bene di Riley, se fu lui stesso a farlo di sua iniziativa e all’insaputa dell’emozione?

        Comunque. Stai sempre un passo avanti. Grande.

        • È quella che viene chiamata “sindrome del sopravvissuto” per cui chi sopravvive sente un senso di colpa nei riguardi di chi non ce l’ha fatta, anche se non poteva farci comunque nulla.
          Immagino sia per quello 🙂

          • Nanni Mattei

            Figo.
            Ora devo solo capire se Bing Bong o un fine psicologo o solo uno stronzo.

          • Laurelion

            E’ quella che viene chiamata “incoerenza narrativa.”

          • Io l’ho letta così e ci ho trovato perfettamente senso e coerenza. Ma è evidente che tu sai cose che io ignoro.
            Ad esempio sai rompere il cazzo in casa d’altri.

  • Il Giovane Dave

    Ho apprezzato che ti sia piaciuto il film.

  • Dario Frisicaro

    “me Cojoni” direbbero dalle mie parti…. i 5 minuti meglio spesi su un blog sconosciuto!

  • rufo

    *ispidi

  • Fantastico…

  • Stefano

    Ti seguo da qualche anno e, ad eccezione di rari casi, ho sempre apprezzato il tuo lavoro. Questa è la prima volta che commento, probabilmente perchè ho sempre preso il tuo blog come una pausa nella giornata in cui mi prendevo del tempo per leggere un tuo post, traendone a volte vagonate di risate, altre spunti/punti di vista interessanti.
    Oggi mi sento in dovere di farti i complimenti: quello che ho letto oggi è un pezzo incredibile. Trovo geniale la tua capacità di unire i testi con pics/video/gif azzeccatissime. Bravo

    • Ferdinando

      Cultura da chan

      • No. Manicomio, 63° forum di NGI. Quando sono entrato in rete io, chan non so nemmeno se esisteva.

  • Giulio Tedesco

    è bellissimo nebo, davvero. hai vinto tutto.

  • Abigaille

    Complimenti O.o

  • orazon

    Racconto autobiografico?

  • Marco Begliardo

    E’ scritto bene, da te non mi aspettavo niente di meno. Pero’ mi ha disturbato come stare seduto dietro in macchina con uno che si crede la reincarnazione di Senna. Ho la nausea (e due bambine).

  • Giovanni Folena

    Non riesco a fare a meno di immaginarmi cosa sarebbe successo se ad andare con Xeni fosse stato Paura.

    • Lorenzo

      tremendo.. comunque giuro che giunto al finale del film ho pensato a come si sarebbe messa in un sequel adolescenziale e che una cruda cronaca di trincea di Nebo sarebbe stata perfetta (avevo già letto un pezzo in cui ne aveva parlato in modo simile)
      chapeau, davvero.. sarà che mi sento uno di quelli che credono nell’amico immaginario, anche se non penso che siano così pochi

  • Francesco Donatelli

    Ammetto di averlo letto più volte e di averci dovuto ragionare diverso tempo prima di cogliere ogni singolo dettaglio e saperlo elaborare ed immaginare nel migliore dei modi… Ma mi resta ancora un nodo, spero poco importante, che non so sciogliere… Perchè cazzo Xeni si chiama Xeni?

    • Francesco Donatelli

      Aspetta aspetta… forse deriva da xenos, ovvero qualcosa di “Estraneo”? Se mi lasciate co sto dubbio siete delle merde…

    • Bè, è una storia lunga. La sua, dico. Il nome è Xeni per lo stesso motivo per cui io mi chiamo Nicolò e tu Francesco. Non ha “inside joke”.

      • Il Giovane Dave

        Credevo riguardasse la sua estraneità rispetto alle emozioni rappresentando la logica che conduce a trovare un motivo per cui vivere.

        • Nel mondo da cui viene, è un nome molto azzeccato.

  • Djeug WiKo Vuillermoz

    l’ho adorato, mi ha disgustato, l’ho riletto. mi fa incazzare, l’ho dovuto rivedere un paio di volte e mi sono incazzato di più perché l’ho letto di fretta dal lavoro. stasera lo leggo e lo rileggo, ma nonostante tutti i sentimenti contrastanti credo che sia il tuo pezzo più riuscito in senso assoluto.

  • Andava scritto e sono contento che a scriverlo sia stato tu. Complimenti davvero!

  • LorenzoG

    solo a me sembra che alla fine del racconto manchi la voce di Nebo che dice “E MO’ COPIA QUESTO”?

  • theWallygator

    E adesso? Come posso andare a vedere il film.?
    Ad ogni scena mi alzerò dicendo: “non è così, ve lo dico io cosa sta succedendo davvero”.
    Prevedo un accompagnamento all’uscita a calci in culo.

    • Luca Pizzorno

      Questo è una sorta di sequel, il film puoi godertelo comunque 😀

  • king fisch (karlonamed)

    sei un cazzo di genio.
    meriti di più.

  • Andrea Bianchi

    Pezzo splendido, mi rammarico solo del fatto di non riuscire a comprendere fino in fondo a la morale/il punto del racconto. Probabilmente dovrò leggerlo altre 5 o 6 volte per capirlo. (magari sotto effetto di DMT). Continua a scrivere, sei sempre il numero uno.

  • Daniele Capitanio

    Nebo, questo è probabilmente il pezzo migliore che tu abbia mai scritto! E’ più chiaro e approfondito quasto “racconto” (anche se forse “analisi” è la parola giusta) di tutti i libroni di psicologia che vengono/ sono stati pubblicati e venduti nei secoli! Grande!

    PS: Xenia, conoscendoti, non è che per caso è un po’ Xena? 😉

    • Jacopo Albertini

      Solo una domanda: hai mai letto un “librone di psicologia”? Uno vero, intendo.

    • Hahaha è vero, l’amavo quella pazza lesbicona. Però no, è un’altra cosa.

  • Manda Fede

    Ti seguo da anni e complimenti, cazzo questo pezzo è grandioso!

  • Da leggere e rileggere.
    Complimenti Nebo, riesci a stupirci ogni volta di più.
    Non vedo l’ora arrivi il libro…

  • MC

    Quello che aveva dubbi se andarlo a vedere o no…fortuna ci sei andato se no sto pezzo ce lo scordavamo.

  • angelo969

    Non che di solito qui si disquisisca di cazzate, ma questo pezzo ha uno spessore differente dal solito.
    Comunque per me l’ha scritto Ario

    • Rob Von Soma_Cruz

      Sotto cocaina

    • brahda89

      facile

  • Marco Goi

    Chissà se la Pixar te lo fa girare.
    Oppure se ti ruba l’idea senza darti un dollaro… 🙂

  • Fra Zion

    Beh, che dire: un coppino al cervello nudo. Qualcosa in me sostiene che sia un pezzo veramente tosto, ma forse ha soltanto scosso la mia di mente.

  • ospite

    mi ricordi Harlan Ellison

  • Harry Deekolo

    Te l’ha mai detto qualcuno che devi scrivere?

  • Constoignavia

    Stamattina mi lamentavo dei tuoi pochi articoli nell’ ultimo periodo e mi sei uscito fuori con questa perla.
    Senza parole.

  • Racconto bellissimo. Segnalo un refuso: “inspidi” per “ispidi”. E la ripetizione, a un rigo di distanza, della parola “profumo”.

  • Federica Ortica Saini

    sfumatura al nero…applausi…titoli di coda…colonna sonora finale…e fine.

  • Andrea La Rosa

    lungo… pesante… di spessore…
    scrivi in Inglese… il mondo merita di conoscere menti come la tua

  • Uau.

  • Utonta Niubba

    In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore [cit. io]

    Per me è ‘na cacata.

    • Clayton82

      Figa, Battiato legge proeliator

      • Utonta Niubba

        Battiato mi copiette.

    • Rob Von Soma_Cruz

      gg

  • Eritreo Caz-Z-ulati

    Ok, qua alzo tanto di cappello.
    Con questo pezzo ti sei fatto perdonare l’attesa di Nick Banana e pure la faccenda dell’Isis

  • Knicks fan

    Cazzo, è il racconto più bello abbia mai letto in questo blog. Credo che ogni tanto tornerò a leggerlo. Mi tolgo il cappello, mi spello le mani, mi metto in ginocchio… bravo

  • franco rivera

    bello! mi ha fatto emozionare

  • Ma ti è venuto di getto oppure ti girava informe, sospetto da anni, in testa e ispirato dal film gli hai dato una forma intelleggibile al resto del mondo?
    Nel primo caso sei un cazzo di genio illuminato, nel secondo capisco che forse non sono poi tanto solo.
    Grazie, Nebo.

  • Andrea Pagliarino

    NEBO. TU. NON. STAI. BENE.
    #tistospammandoinognidove

  • Them

    Anche io ultimamente mi trovavo a riflettere sul fatto che il cervello abbia bisogno di un motivo di fondo per funzionare e sopportare quello a cui andiamo incontro. Ma se sapevo che avresti prodotto “questo” continuavo a pensare alla figa, come al solito!
    Sì, è un bel pezzo, sicuramente emoziona. Bravo.

  • Nicola Ragazzini

    Con questo ti sei superato, Nebo. Un capolavoro!

  • Chocolater

    Porca troia.
    Uno dei pezzi migliori di sempre

  • Tuco Salamanca

    Ammetto che la maggior parte dei tuoi articoli mi stimolano l’orticaria. Ma questa roba che hai scritto qui è meglio di qualsiasi saggio di qualsiasi Prof. e Doc. della critica cinematografica. Bravissimo.

  • Salvatore Iemmolo

    Bellissimo pezzo complimenti. Mi hai fatto voglia di andare a vedere il prequel :).

  • – Doc –

    Dimmi che hai dei backup da paura per il tuo blog. Questa roba non deve sparire.

  • Knicks fan

    Xeni rappresenta l’istinto di sopravvivenza ?

  • Laurelion

    E’ un raccontino profondamente del cazzo e fa ridere leggere la plebaglia trovarlo “disturbante” ed invocarne la realizzazione, ma vabbeh.
    Sostanzialmente fa lo stesso compitino del film della pixar, tanto quello poteva risultare ingenuo e positivo tanto questo doveva evocare merda e cazzate. Nessun estro, nessuna vera intuizione o slancio. Se uno dice “fiore” lui dice “cacca” (“amore”…”stupro”), facile facile. Del resto finché la “motivazione” di Nebo continua ad essere “tiro a vivacchiare” e non si fa scendere i coglioni per bruciare al calore di quanto effettivamente potrebbe bruciare continuerà a scrivere cazzatele senza nerbo come questa.
    Parte del mio astio viene dalla narrazione dello stupro, vero; osservi un film su una bambina/ragazzina per poi leggere del suo stupro è devastante, ma la maggior parte dell’astio è la presa per il culo che avverti dietro questa scelta, puro marketing e senza nessuna “fantasia” dietro (“fiore…cacca” compito eseguito).
    – Tò ecco la foto di una ragazzina stuprata e accoltellata.
    – Ma perché?
    – Non so, fa arte.

    Mentono tutte e due, ma almeno uno lo fa in maniera molto meno banale.

    P.S.
    Anch’io ho trovato la morte dell’amico immaginario la cosa più triste e stupida del film.

    • “Del resto finché la “motivazione” di Nebo continua ad essere “tiro a vivacchiare” e non si fa scendere i coglioni per bruciare al calore di quanto effettivamente potrebbe bruciare continuerà a scrivere cazzatele senza nerbo come questa.”

      Spiega meglio, perché promette bene.
      Quale dovrebbe essere la giusta motivazione, oh mio adorato sciroccato? A parte rovinarmi a furia di denunce, dico.

      • Laurelion

        Non so spiegarmi meglio, ora come ora arrivano solo idee confuse, ci provo adesso e proverò a spiegartelo di nuovo meglio in futuro, quelle che seguono sono un mare di puttanate apparentemente senza costrutto, per ora stanno così, il costrutto cercherò di infilarcelo dopo.

        Non ti sbilanci mai.

        E’ un letiv motiv di tutto quello che scrivi, c’è una parte di te che è un continuo reminder di quanto tu non stai facendo quello che devi fare, praticamente ogni tuo personaggio continua a urlartelo e ripeterlo.

        Stai solo cazzeggiando.

        Parli più volte di quanto sia stato complicato seguire il tuo talento, di come genitori (forse) e tu in prima persona avete continuato a girare intorno all’idea di scrivere, di buttare vita su carta, per orbitare attorno alle idee del cazzo che ci facciamo tutti a proposito di come dovrebbe andare la nostra di vita.

        Ad un certo punto ti sei svegliato, hai detto, fanculo a questa a merda, smetto di dirmi cazzate e comincio a scrivere “ovunque mi facessero scrivere”

        Fichissimo.

        Hai fatto due passi e ti sei fermato di nuovo.

        Che cazzo.

        Ora scrivi, metti la vita che hai dentro su carta, e i tuoi schizofrenici punti di vista. Ma più leggo più mi accorgo che non c’è una direzione, a volte sembri voler sbranare ipocrisia in ogni sua forma, ma a volte sembra che il solo motivo della tua esistenza siano puttane e mojito mentre altre ti scagli contro chi fa realmente di fica e alcool il suo solo universo.

        Scrivi costantemente che questo è solo un blog di puttanate e stronzate ma più passa il tempo più dà l’impressione di essere una scusa per non scrivere qualcosa che abbia veramente significato PER TE.

        E’ come se ti cagassi costantemente sotto di quanto potresti scrivere e di quanto sul serio potresti prendere quello di cui scrivi, non perché hai paura del tuo potenziale (ce l’hai) ma più perché capisci che una volta dato fondo ad esso sarà finito il tempo dei giochi e della spensieratezza, è il tempo di superare tuo padre.

        Non ho la più pallida idea di cosa arriveresti a scrivere o cosa accadrebbe, so solo che quanto leggo per ora è masturbazione. Prima usavi come scusa per non andare avanti (cazzo sì, forse anche crescere) altri sogni e fregature (il wannabe rapper o altro ancora) ora è anche peggio, pur di non andare avanti usi il tuo stesso talento per perdere tempo (o prendere), che è una cosa mostruosa. Dio merda ti sei preso di coraggio e ti sei messo alla guida della macchina e ora la usi solo per girarti il quartiere.

        Ma cristo.

        Com’è che Ario è sempre più incazzato nei tuoi racconti? Era partito come uno sfigo che piangeva perché dopo esserselo fatto menare inconsapevolmente da un trans era convinto di essere diventato frocio. Ora, a parte essersi mutato in un guru supremo (ammetto di usare meno gli occhiali da sole, maledetto te) è più aggressivo nei racconti, più cattivo e brutale. Ok, se è basato sul un personaggio reale ci sta, tutti noi neo trentenni sembriamo diventare costantemente più cattivi e crudeli nella realtà, ma è maggiormente te che tratta come un coglione.

        Sta cominciando ad odiarti perché non ti dai una mossa.

        Come ho detto sono delle puttanate di uno sciroccato. Ho difficoltà a concentrarmi sulle cose quindi il costrutto, come scritto all’inizio, è da aspettare. Rileggerò e appena avrò un buon periodo di lucidità e serenità scriverò qualcosa di maggiormente argomentabile.

        Tanto se quello che ho scritto ha senso te ne accorgi da solo.

        Ah, e cercare la Gioia E’ una motivazione.

        • Ci sono voluti quasi dieci anni di blog, ma ho trovato un commento da stampare e mettere in cornice. Grazie, Laurelion. Hai vinto una mail.

          • Laurelion

            Mh

          • Gabriele Flammia

            Premetto che scrivo solo per invidia, proprio perchè Nebo sta facendo quello che io avevo teorizzato da anni e che per paura e pigrizia non ho mai fatto. Laurelion, fai bene a pungolare Nebo, ma spiegami cosa tu hai prodotto finora per denigrarlo in questo modo. Dimmi se tu hai idea di cosa vuol dire un blog di successo, dimmi se tu conosci gli introiti che gli sta dando e se hai idea di quante persone leggono queste righe. In quali termini misuri il suo lavoro, spiegami in quale modo potrebbe essere migliore, se intendi che debba scrivere un libro, e che in questo modo Nebo realizzi qualcosa di superiore o più nobile che scrivere qui. Perchè davvero non capisco, Nebo ha il coraggio di esporre i suoi pensieri, di argomentarli e scrivere storie che tanti hanno il piacere di leggere, con questo mezzo raggiunge tante persone e forse ne trae anche di che vivere. Magari un giorno scriverà un opera più articolata e complessa, ma pensi che Bukowski iniziò subito con un romanzo?! Anch’io ho l’impressione che il talento di Nebo debba ancora esplodere, ma penso che avrà il suo momento, che questo blog sia la sua palestra per maturare lo stile, per prendere fiducia. Diamogli tempo e se davvero ha qualcosa da esprimere lo farà. Per ora posso solo complimentarmi con lui per quanto fatto finora.

          • Aegir Skaldsson

            Si’ ok ma noi ora vogliamo sapere come si cristallizza l’analisi di Laurelion

          • Matt Antonio Matrone

            Questo Laurelion dovresti assumerlo come agente… Ha colto la mia perplessità sul tuo lavoro nonostante non mi fossi accorto di averla. Non te ne fregherà nulla della mia perplessità, ma hai davvero un potenziale enorme di veleno e prosa per fare qualcosa di boh… Non lo so manco io come lui.
            Mi diverte ai limiti dell’attacco cardiaco “il blog di cazzate” e ti leggo da eoni senza aver mai detto “ah”, però in effetti: sembra esserci altro che non dici mai e sembri in grado di dire. Torno nelle ombre.

        • angelo969

          Forse è questa sensazione di irrealizzato, di imperfetto, un eterno avvicinarsi all’apice e ridiscendere, che rende interessante leggere questo blog. La perfezione è noiosa, non si può che ridiscendere nella perdizione della cazzaraggine, anche in questo SPLENDIDO racconto c’è un quasi lieto fine che stona un po’ con la crudezza del resto.
          E’ la vita, magari un Nebo realizzato non mi (ci) interesserebbe più. Come diceva Oscar Wilde: ci sono due tragedie nella vita, non ottenere ciò che vogliamo, e ottenerlo

        • Anch’io (stronzo qualsiasi di cui non frega un cazzo a nessuno) ho trovato dannatamente sensato il tuo ragionamento, Laurelion. In tutto e per tutto, comprese le virgole.
          E come dice Matt, “hai colto la mia perplessità sul lavoro (di Nebo) nonostante non mi fossi accorto di averla.”
          Poi intendiamoci, non so un cazzo della vita di Nebo, né mi interessa farlo, o mi permetto di giudicarlo. Ma era un’enorme impressione sopita che sei riuscito a tirar fuori.

          Aggiungo però una cosa, che può sembrare l’ennesima richiesta petulante rompicoglioni ma invece è seria: aspettiamo il libro.
          Dalle premesse mi sembra che quello sarà un vero giro di prova in macchina fuori dal quartiere.
          Daje Nebo!

          PS: però Inside Out 2 mi è piaciuto moltissimo.

  • Sei il prossimo Palahniuk. Congrats.

  • Non male. Occhio che però a dare troppo spazio alle voci e ai mostri sotto al letto, se ne diventa prigionieri. Dico per esperienza 😉
    Peraltro, per me personalmente l’adolescenza è stata una passeggiata tra i garofani rispetto all’infanzia, ma mi par di capire che per molti sia il contrario.

    • Laurelion

      Per me è stato un troiaio un po’ tutto ad un certo punto O:

  • Giacomo Bertoli

    Complimenti

  • Stefano Di Dio

    Hai provato ad immaginarti questa storia però nella testa di ario?

    • Stefano Di Dio

      Me la sono goduta comunque dall’inizio alla fine, complimenti vivissimi

  • Questo post mi ha dato una serenità incredibile…

  • Ora come ora ho la testa troppo impregnata di merdate adolescenziali per capire a fondo cosa ho letto. Ma il fatto che me ne renda conto è positivo.

    • Beh, questo post sarà ancora qui quando vorrai rileggerlo.