Il Corriere della sera affronta la realtà e fugge inorridito

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A Parigi tre mangiamerda dell’ISIS entrano nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo (ossia la versione senza stile e carisma del Vernacoliere) e accoppano gli autori a mitragliate. Il mondo si erge a difesa della libertà di parola e del diritto di satira. Viene creato lo slogan “je suis Charlie” e tutti, anche i peggiori retrogradi oscurantisti, se lo stampano addosso. Travaglio per esempio è quello che davanti agli sfottò dei raccontini pedopornografici della Borromeo scrisse che avrebbe ricacciato quella merda in gola agli autori. Buona parte dei giornali schierati politicamente, specie Repubblica e Il Fatto, sono censori spietati, permalosi e implacabili.

Comunque.

Il numero successivo di Charlie Hebdo viene stampato in tre milioni di copie e distribuito in 25 paesi. In Italia, l’unico giornale che ha il coraggio di allegare Charlie è Il Fatto. Grazie alla mancanza di concorrenza vendono tonnellate di copie, perché anche chi di solito non compra il Fatto Quotidiano se vuole leggersi Charlie Hebdo non ha alternative. Gli introiti economici sono altissimi, ma il vero premio è il ritorno in termini di visibilità e autorevolezza: d’ora in poi Travaglio&Co. potranno sempre sbandierare di essere stati gli unici coraggiosi paladini della libertà d’espressione.

Questo fa rodere il culo agli altri giornali che per semplice codardia sono rimasti a bocca asciutta. Come rimediare? Come fare anche loro bella figura, adesso che l’occasione è sfumata? Nella redazione del Corriere della sera qualcuno nota che tanti disegnatori italiani hanno fatto delle vignette di solidarietà. Al Corriere se le scaricano, le infilano in un libro chiamandolo “Je suis Charlie – matite a difesa della libertà” e promettono che i ricavati andranno in beneficenza.

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Tutto senza chiedere un cazzo a nessuno.

Non è la prima volta che i cartacei prendono senza chiedere. A Doc Manhattan la Gazzetta dello sport ha rubato interi passaggi e se il Doc non avesse avuto una fanbase potente a combattere con e per lui, se la sarebbe presa a poppa.

Ora, tralasciando il fatto che la beneficenza coi soldi degli altri è disgustosa, è come se uno ti entrasse in casa, ti rubasse l’impianto stereo, lo vendesse al mercatino, ci togliesse le spese di trasporto e i soldi restanti li regalasse alla Caritas: non sei Robin Hood, sei Giuliano Amato.

 

 

I disegnatori s’incazzano a mostro, il Corriere fa finta di niente. Poi, siccome la cosa diventa grossa, pubblica l’occhiale a specchio. È un tipo di scusa particolare di noi giornalisti che consiste apparentemente nel chiedere scusa, in realtà dice in termini avvocatesi mi dispiace se siete stupidi e non avete capito un cazzo.

Se vi suona familiare è perché l’ho fatto anch’io su GQ.

I vignettisti la prendono malino. L’occhiale a specchio funziona se hai a che fare con subnormali esagitati a caccia della dose quotidiana d’indignazione: gli dai il contentino, si sentono importanti e tornano alla loro vita di odio e miseria. Se invece hai a che fare con un’intelligenza media e magari ci sono soldi (o immagine) di mezzo, le cose sono più complicate ma possono reggere, a patto tu dopo stia zitto al limite del mutismo aspettando gli indignados si frammentino. Invece la marketing manager (dico, la marketing manager) del Corsera twitta questo capolavoro di stupidità.

Michela

Tweet che fa ben capire quanto siano davvero dispiaciuti di aver rubato il lavoro altrui e di averne ottenerne un profitto. La domanda è:

Perché giornalisti italiani rubano dalla rete?

Per lo stesso motivo per cui un mensile in edicola paga chi scrive sulla copia cartacea, ma chi scrive sul sito lo fa per la gloria. Il giornalismo in Italia è ancora nelle mani di vecchi citrulli che non si sono mai voluti aggiornare e nel 2014 credono Internet sia “una nicchia di falliti”. Metto le virgolette perché ho sentito un collega (nome grosso, nazionale) usare esattamente queste parole: una nicchia di falliti. Ergo lo si può saccheggiare liberamente. Questo è il motivo per cui il Corriere ha fatto ‘sta porcata: perché le vignette erano in Internet, ossia alla stregua dei cessi degli Autogrill.

Tuttavia, da giornalista, penso ci sia anche un secondo motivo che i lettori (o i giornalisti che non han fatto gavetta nei quotidiani) non possono sapere.

La prendo un po’ da lontano.

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Nel 2003 facevo il rapper e volevamo fare un videoclip all’interno dei negozi di Mestre, piccoli spezzoni di non più di dieci secondi montati assieme. Siccome volevamo fare le cose per bene abbiamo domandato il permesso al proprietario. Che problemi potevano esserci? Noi facevamo il video, lui ci guadagnava in pubblicità. A ripensarci è ridicolo, ma avevo 23 anni.

«Mah, prima voglio sentire la canzone» dice il proprietario incrociando le braccia.
Gliela facciamo sentire.

«Non mi piace» fa.
Chiediamo se possiamo comunque fare il video.

«Ma di che tipo?»
Spieghiamo che si tratterebbe di camminare tra gli scaffali e parlare.

«E dove verrebbe proiettato?»
Su MySpace, diciamo.

«Ah, no su MTV?»
No. Magari in futuro.

«Eh, ma io dovrei allontanare i clienti»
Diciamo che no, sarebbe una cosa di pochi secondi.

«Ma magari a loro da fastidio e io perdo soldi»
Ci fa capire con un giro di parole che vuole la mandola. Spieghiamo che non possiamo permettercelo, siamo due sfigati di 23 anni.

«Eh ma allora io cosa ci guadagno?»
In effetti, niente.

«Allora non vi do l’autorizzazione»
Salutiamo e passiamo al negozio successivo, dove si replica la stessa scenetta. In quello dopo, idem. E poi in quello dopo ancora. Troviamo un solo negozio disponibile su una cinquantina. Badate, tutto quello che sto raccontando è vero. Nel negozio iniziamo a fare riprese. Siamo io e un tipo con una videocamera. Dopo tre secondi una tizia sui quarant’anni ci guarda allibita e domanda cosa facciamo. Spieghiamo che stiamo facendo un videoclip.

«Ma voi non mi avete chiesto l’autorizzazione per essere ripresa» dice.
Effettivamente no, diciamo. Se le da fastidio aspettiamo che se ne vada.

«Io resto qui quanto mi pare»
Domandiamo se la signora è disposta a rilasciare l’autorizzazione. Lei dice che dovrebbe leggere il contratto e sapere “a lei quanto viene”. Nel frattempo attorno si forma una folla di gente che la supporta. Noi spieghiamo a tutti quello che abbiamo spiegato prima, ossia che è un videoclip amatoriale a basso budget. Le persone quando sentono “Internet” si allontanano deluse, ma resta la quarantenne che insiste per essere cancellata dai filmati. Cancelliamo e ci allontaniamo in un’altra corsia. Lei ci segue, determinata. Domandiamo perché, lei risponde “è un suo diritto”.

Mentre penso a quali grandi vittorie devono aver costellato la sua vita, rinunciamo.

Il giorno dopo passiamo la mattinata a farci compilare da uno studente di giurisprudenza il consenso all’utilizzo dei dati personali. Ne facciamo una ventina di fotocopie e ci ripresentiamo. Iniziamo a girare e un tizio si intromette dicendo che lui non ha dato l’autorizzazione a farsi riprendere. Esibiamo il foglio, quello ci blocca dicendo “io non leggo niente, non m’interessa”. Allora cambiamo corsia e si forma un capannello di gente con sguardo ebete che osserva e fa “ciao ciao” alla telecamera, o fa scenette che reputa buffissime. Ogni volta che lo fanno, quello che riprende smette e chiede cortesemente di non fare così. Loro rispondono dicendo “io faccio quello che mi pare”, “ho il diritto di” e altre amenità. Quando al terzo tentativo uno cerca di mostrare che sa fare il giocoliere rinunciamo definitivamente.

Gireremo “Generazione” nel sotterraneo di un condominio. L’unico spezzone coi negozi è un fotogramma di qualche secondo che abbiamo girato fuori, dopo che aveva chiuso.

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Nel 2008 facevo l’apprendista giornalista. Ogni volta che ho avuto a che fare col pubblico mi sono trovato di fronte alle stesse pretese di soldi e atteggiamenti da viveur cosmopolita il quale per sciorinare gossip sulla signora del terzo piano pretende somme favolose e di essere trattato manco fosse Mitrokhin. Nel caso migliore, quando domandavo “cosa pensa della nuova urbanistica”, lui rispondeva “eh, guardi, io saprei certe cose…”. Domandavo chiarimenti e lui asseriva con mascella alta e fiera “ehe, devi farmi la domanda giusta”.

All’inizio ci provavo. Dopo ore di dialogo patetico tipo Jason Bourne di Marghera scoprivo che la sconcertante rivelazione erano un grumo di illazioni, cattiverie, farneticazioni da pescivendoli e borborigmi da analfabeta. E questo schema si ripeteva per commercianti, passanti, lavoratori, unica eccezione gli studenti. Tenete presente che facevo cronaca bianca a Mestre, eh, neanche 200,000 anime. Appena ingrandisci un po’, peggiora notevolmente.

 

Quindi?

Penso che oltre ai motivi economici e d’immagine, forse, il Corsera ha preso senza chiedere per la sua esperienza pregressa col nostro strampalato popolo. Il quale, generalmente, rende la via disonesta l’unica percorribile.

  • Zen my Ass

    E’ una (possibile) ragione, non una giustificazione: la maggior parte degli autori chiamati in causa e’, se non famosa, pubblicata regolarmente da altri editori. La leggerezza del Corriere, in questo caso, e’ davvero indecorosa e, a mio avviso, dannosa.

    • Pietro L’irriempibile Donganag

      LEGGEREZZA?!?!?!?! un giornale pieno di giornalisti, tecnici, e persone del mestiere ha fatto una truffa a danno di queste persone, ha RUBATO le loro produzioni e ne ha fatto quel che voleva senza autorizzazione. Prova tu a copiare un pezzetto di un articolo su un blog e vedi come vengono a chiudertelo, o chiamano mammina google o altervista minacciandoli per farsi dar ragione…non scherziamo

      • Zen my Ass

        Sono convinto che non ci abbiamo affatto pensato, ed e’ per questo che Nebo ha ragione nel suo articolo. E’ stata una leggerezza, con conseguenze gravi ovviamente, ma una sempre leggerezza, a livello di intenzioni.

        • Pietro L’irriempibile Donganag

          una leggerezza la può far Nebo o uno chiunque, non una redazione con centinaia di professionisti (o dichiarati tali). Penso che si son presi il culo alla vista delle vendite del fatto e hanno “rimediato” a modo loro col lavoro degli altri

          • Zen my Ass

            Dimentichi che stiamo parlando del giornalismo professionale italiano… dopo questa figura di merda, io mi domando come De Bortoli (e tutta la dirigenza) possa ancora occupare il suo posto.

          • Pietro L’irriempibile Donganag

            stessa cosa per tutti i giornalisti, ma di tutti i giornali italiani…pubblicano notizie senza controllarne le fonti, fanno apologia di qualsiasi merda pur di vendere una copia, non si fanno più inchieste o interviste come si deve, tutti asserviti al potente di turno, in funzione dei propri gusti politici. Nessuno che fa domande scomode, tutti chini (ognuno al suo Signorotto). Il giornalismo in italia è una casta, una casta di merda, sovrastata di merda, coperta di merda, ripiena di merda…spero di non aver offeso nessuno, tranne chi volevo offendere

          • Vedi che hai offeso la merda. Chiedile subito scusa!

          • Pietro L’irriempibile Donganag

            devo fare delle scuse di merda, giusto?

    • Alberto aka Jordi

      Tra l’altro le scuse di De Bortoli sono arrivate su twitter
      Davvero professionale come giornalista

      • Zen my Ass

        Fossimo un paese appena decente, De Bortoli sarebbe stato licenziato (o costretto alle dimissioni)… fossimo un paese decente, appunto.

  • cloudropis

    Se nel 2003 un tipo mi dicesse che vuole caricare un video su Youtube mi insospettirei anche io.

    • Nabbo

      Anche perché Youtube nasce nel 2005 😀

      • arcp

        in b4 myspace

  • Gustavo Lagnugna

    No il cavolo nebo. È il lavoro e per quanto possa fare schifo va fatto in un’ unica maniera. In fondo il vignettista del giornale lo paghi, non è che rubi a cazzo vignette su internet. E più che i giornalisti ci sono editori che questi meccanismi li conoscono bene. Non vendi un giornalino, neppure a titolo gratuito, se non hai il permesso di chi ha creato l opera. Guarda capirei gente a cavolo che non si sa chi sia e che sarebbe impossibile contattare. Ma qua si parla di gente famosa con alle spalle case editrici. E non venirmi a dire che non lo sapevano per la minchiata della nicchia da sfigati. Fanno i giornalisti cazzo: sapere è il loro lavoro

    • Tenendo presente che tra i derubati c’è anche RRobe, rileggi il post e dimmi se li sto anche solo lontanamente giustificando.

      • Avion

        Maledizione, stavo per commentare “IN BEFORE ‘AH MA ALLORA TU GIUSTIFICHI IL CORRIERE'”

    • Harry Deekolo

      Ma non mi sembra che Nebo li voglia giustificare, credo spiegasse il perché la redazione del Corsera ha fatto il ragionamento che ha portato al libro.

      In ogni caso: merde. Smetterei subito di comprare quel fogliaccio buono solo per raccogliere gli stronzi del cane, se non avessi smesso sei anni fa. Quando è morto il cane.

      • Io ho risolto il blocco intestinale del mio stampando la homepage prima di uscire.
        I cani, si sa, sono creature fin troppo abitudinarie.

    • Letterio

      Stai implicando che i giornalisti italiani sappiano fare il loro lavoro

    • BoboMilano

      Classico esempio di chi non ha letto tutto l’articolo o l’ha letto avendo già deciso cosa dicesse, senza capirlo.

  • Alice

    Mi saltano i nervi solo a leggerla , la tua esperienza. Non so come avete fatto a mantenere la calma.. avrei spaccato la videocamera in testa a tutti.

  • Chrimson

    “una nicchia di falliti”

    …Quello che non c’è su internet non esiste tipo e questi se ne escono con ‘ste perle. Non ho parole, davvero

    • barbaxas

      se però pensi che i risultati maggiori che l’Italia ha avuto su internet sono i 5 stelle e chiara ferragni… insomma… la cosa comincia ad avere senso.

  • Alberto aka Jordi

    Nebo,ma gli attentatori non erano di al-qaeda?

  • Giorgio Salati

    Il problema è che gli autori coinvolti non sono certo il popolino.

  • Mauro

    Oh, pensavo fosse un altro di quegli articoli che con Recchioni vi rimbalzate l’un l’altro (Orfani fatto da te, la roba di GQ da lui, ecc…che poi non c’è niente di male eh, però l’effetto eco mi fa sempre un po’ strano) e invece boh, è andato completamente per i fatti suoi.

    Piacevolmente sorpreso.

  • Diego Bono

    Viviamo in un paese in cui a mala pena il 50 % della popolazione ha UN COMPUTER, e che è davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria per utilizzo di tecnologie.
    L’aberrazione verso Internet parte dal basso, con una mentalità vecchia, che rifiuta la tecnologia perchè “non serve”, si sa già fare quello che la tecnologia propone, (l’italiano è colui che con una sigaretta in bocca e la canottiera urla che “Ma quale libretto di istruzioni per montare l’armadio?! Non ci vuole niente, lo so fare”.)
    Il Corriere ne è solo uno dei tanti rappresentanti.

    (aneddoto personale: durante il classico cenone di natale scopro che mia zia, PROFESSORESSA di Latino in quinta liceo, è assolutamente contro internet, i computer e le tecnologie in genere… “perchè ci rimbambiscono”.
    Gli alunni copiano come dei folli connettendosi a Wikipedia e io sto solo aspettando la faccia che farà quando scoprirà cosa è quel “Grand Theft Auto” con cui gioca il figlio undicenne)

    • Paolo B.

      Sì, ma vedendone i risultati, è fin troppo. Indagherei più sull’analfabetismo di ritorno, prima di chiedere un computer a cranio, che poi vedi che diventano tutti follower di Salvini e ritwittano senza capire nemmeno cosa c’è scritto.

    • Omen

      Anche perchè, in fondo, lo specchio di “certa società” italiana è questo:
      https://www.youtube.com/watch?v=CrfIbm-9wHY&list=PLCB7ACA83614C98D7&index=20

    • Jules Verne

      Che palle questi “l’italiano è /denigrazione a piacere/”

      Io non sono.

      Tu non lo sei.

      Molti, se non tutti, quelli che hanno commentato qui non lo sono.

      E in questo esatto momento uno in Germania, talmente germanico che i suoi antenati invasero l’impero romano, sta dicendo “Aber was ist manuelle, das Gehäuse zu montieren? Er nimmt nichts, was ich tun kann” con la sigaretta d’ordinanza in bocca.

      • La traduzione, che il mio tedesco è arrugginito.

        • Jules Verne

          La stessa frase dell’italiano davanti all’armadio, solo in tedesco.

          Tradotta da G-Translate.

      • Jack

        Te invece lo sei, visto che usi google translate a cazzo di cane perché il tedesco non lo sai. La frase che hai copiaincollato qua farebbe vomitare un’insegnante di tedesco delle elementari in terronia. Al massimo il tedesco direbbe “Das Bedienungsanleitung, um den Schrank zu bauen? Ich brauche es nicht, ich kann es tun”. E pure il mio tedesco fa abbastanza cagare

        • Jules Verne

          Ahahah, ma fatti una camomilla e ripigliati 🙂

          • Jack

            No problem, son calmo :D. Però è sempre la stessa storia: Italiani che dicono “non insultare gli italiani, io sono italiano e non sono ignorante, hurr durr”, e prima ancora di finire la frase dimostrano di essere più stupidi di una femminista

        • “un insegnante” senza apostrofo

          • Jack

            Non ho ancora mai visto un insegnante maschio, specie alle elementari. Quindi è corretto 😛

    • UndergroundNick

      Penso di poter dire che abbiamo proprio a che fare con un paese di vecchi dalla mentalità chiusa e altzzosa, conservatori e ladri. Io ormai la televisione non la seguo più, ma le poche volte che mi passa sotto l’ occhio un telegiornale che stanno seguendo i miei inorridisco: immagini di qualità scadente, evidentemente riprese da cellulari, quindi molto probabilmente reperite in rete da coloro che hanno montato un servizio. I più imponent mass media italiani prima abusano senza scrupolo di questi mezzi e poi li denigrano pure.

    • caziz

      Fottesega alla gente di quello che scrivo ma non metterei mai in mezzo le persone perchè si può dire di tutto.

      Nebo ha il suo punto di vista ed è ovvio che tua zia abbia motivo di odiare robe come YouMath, Sparknotes, community di lingue a prescindere ammesso che le conosca.;0

      Il liceo poi è pieno di bassi e se succede qualcosa rispondi con “tutto bene” a tutti, ma è anche vero che internet è pieno e strapieno di (esempio) giochi dal design poco etico dove il tempo non giocato=contenuto perso (per tenere i membri paganti a lungo).
      Così vale per i millemila social network e “i tweet di gazebo”, canali youtube, ecc ecc ecc, artisti della tv.
      Imho internet non è abbastanza a prova di scemo per vederlo come semplice strumento estraneo a tutto che altro non è.

      Nebo ci arriva meglio di me, anche con vecchi dementi in carica, che senza internet dovrebbe intervistare complessati così come ogni persona farebbe un problema delle cose più piccole senza media in giro.

      • caziz

        Con robe piccole parlo dei 10 secondi di rap al supermercato e non tutto il casino del corriere. Corriere merda eccecc

  • Ruby

    Concordo su tutta la linea.
    Aggiungo che l’avversione a internet e in genere il considerare la rete come il cesso del mondo è diffuso fino all’Università. Ho sentito professori che trattano di storia contemporanea e marketing (non filologia germanica eh, ma questioni recentissime e in continua evoluzione) rifiutare commenti e ricerche d’esame solo perché basate su teste online (che nel caso di certe notizie provenienti dall’Asia, ad esempio, sono le uniche voci imparziali in paesi che censurano qualsiasi informazione scomoda al governo).
    Lo schifo dentro.

    • Fistia o.O Da noi t’impongono corsi apposta per imparare a usare gli strumenti online. Come diavolo la fai una ricerca seria senza usare internet?

      • Ruby

        Nel caso specifico era un esame riguardante i rapporti internazionali della Cina.
        Un ragazzo ha nominato una testata online che pubblicava notizie e aggiornamenti riguardo agli avvenimenti di Hong Kong, e la possibilità di portare all’esame una sua ricerca personale sulla faccenda. Il professore l’ha squadrato come fosse un alieno e gli ha risposto “meglio affidarsi a fonti ufficiali e più attendibili che i giornali online”.
        I brividi.

        • Ma anche le fonti ufficiali sono online X°D Santi numi! X°°°D

        • Pikkio

          🙁 Le famosissime “fonti ufficiali attendibili” del Governo Cinese. Mamma mia… e questi son quelli che dovrebbero indirizzare correttamente le generazioni future. Brividi…

        • Jay S

          Non per rompere le palle, ma in una ricerca accademica in una qualsiasi parte del mondo non si può avere fonti che non siano da istituti ufficiali o altre ricerche accademiche… se a Cambridge, sia in un paper che in una dissertation, usi come fonti giornali cartacei o online e non utilizzi, ad esempio, altri accademici che hanno trattato la questione (a meno che non faccia tu una ricerca sul campo) ti cacciano dall’università a calci in culo. Lo stesso vale per MIT, Harvard, LSE e qualsiasi altra università top ranking mondiale o sconosciuta… non è una questione di italia (che sicuramente non è all’avanguardia) ma di metodologia internazionale dell’utilizzo delle fonti! Se la fonte è opinabile, non documentata o verificabile non è una fonte ma il Fatto Quotidiano! Se non ti fidi delle fonti governative ufficiali, trovi sicuramente nelle librerie elettroniche (che sono accessibili dall’università) qualche stronzo che ha parlato di quello che cerchi perché l’ha studiato sul campo!

  • Miozio

    Leggendo la tua esperienza nei negozi, inizio a convincermi che gli sciachimisti abbiano ragione…

  • Alessandro Mattedi

    Qui in Abruzzo i passanti si sarebbero preoccupati di non rovinarvi le riprese passandoci per caso e i negozianti vi avrebbero chiesto se potevano fare qualcosa per darvi una mano.

    • Bjornvetr

      Da abruzzese, concordo.

      I passanti sovrappensiero si sarebbero piegati in stile Matrix pur di non passare nel campo visivo della telecamera, rischiando fratture multiple, e probabilmente i negozianti ti avrebbero rimproverato per non aver avvisato due giorni prima, in modo da permettergli di tirare tutto a lucido e di preparare un rinfresco con 72 (mila) portate.

      • Eirini

        Mi chiedo da cosa derivi quest’amore degli abruzzesi per la discrezione davanti alle riprese video. A Roma ho fatto diversi sondaggi improvvisati e, le persone che si piegavano/scansavano/chiedevano scusa se solo esistevano quando facevamo foto, erano quasi tutte abruzzesi. Checcazz’.

        • Bjornvetr

          Sappiamo quanto sono fastidiosi i photobombing, volontari o meno. O magari non vogliamo farci rubare l’anima dalle vostre diavolerie elettroniche. Anatema!

  • Rufo

    Il nostro strampalato popolo ha un’abitudine nota e manifesta: rovinare il quarto d’ora al proprio prossimo se se ne presenta l’opportunità

  • Flaws

    Dal canto mio trovo moralmente obbligatorio prendere RRobe (e gli altri), chiuderli in uno stanzino, e riempirli di manganellate* finche’ non si decidono a passare per vie legali contro gli stronzi del corsera, perche’ a fargliela passar liscia sto’ giro ce ne abbiamo solo da perdere tutti

    * manganellate molto affettuose ovviamente. Capisco il discorso che fanno nel volersi lasciare questo disastro alle spalle, ma resto molto poco d’accordo. Il Corsera ha fatto un atto di vero e proprio bullismo: e si sa che i bulli, se non subiscono le conseguenze delle proprie azioni, continueranno e continueranno e continueranno…

  • von kleist

    nebo che mette una vignetta di ortolani, due dei miei profeti nella stessa pagina *.* sono estasiato

  • Più che l’esperienza de “la via disonesta è l’unica percorribile” credo ci sia la prepotenza del pesce grosso. Non è la prima volta che assisto alla commedia: un giornalista/scrittore/altro frega contenuti di un blog che ritiene semisconosciuto. Quando il blogger protesta, la risposta è “oh maccheccazzo vuoi” o “è stata una svista, quanto devi esse nammerda per aver pensato male?”. Perché lui è uno scrittore/giornalista, ha sempre ragione.
    Per quanto riguarda il Corriere, la faccenda è ancora più grave, visto che il giornale ha deciso (decisione vigliacca, ipocrita, disgustosa) di non pubblicare vignette su Maometto o la nuova copertina di Charlie, per non ferire i mussulmani. In altre parole, vogliono far quattrini infangando proprio quella libertà di espressione per cui i mangiarane sono stati crivellati di piombo. Non è nemmeno vuotar le tasche al cadavere, è vuotare le tasche al cadavere e poi scoparselo a pecora finché è ancora caldo.
    Ergo io capisco se diversi vignettisti si sono incazzati, a prescindere dai guadagni persi. Se un mio disegno fosse finito in un’opera così schifosamente ignobile, mi sentirei sporca a vita.

  • Simone

    Nebo, tu in compenso hai rubato una foto di fabio volo in questo post!

  • la tristezza del Corriere, fossi un pubblicitario mi rifiuterei di fare campagne promozionali su quel giornale o di avere a che fare con quella responsabile Marketing, piuttosto le faccio su Caccia & Pesca

    • Bjornvetr

      Anche perché il target di pubblico è lo stesso.

  • Laurelion

    Merda che chiama merda insomma, boh, spero sempre che questo marasma di macilente merde prima o poi realizzi la vera essenza della loro natura però niè, nix, nada.

    P.S.
    A me dal Fatto m’avrebbero anche allontanato, ma eliminare i commenti sulla loro homepage non è censura O:

  • Laurelion

    P.S.
    Nebo tira fuori i coglioni, vogliamo il nome grosso e nazionale. E che cazzo almeno le iniziali.

    A me un nome bello peso dell’illustrazione m’ha risposto che non poteva fare commenti sul mio portfolio perchè il suo tempo costava 😀

    A differenza di tutti gli altri pori stronzi…

    Solo ho il terrore che i pori stronzi che stanno sotto una volta su si comporteranno uguale o peggio, il nostro DNA è fallimentare…

    • Versami 5.000 euro di avvocato e 15.000 euro di eventuale risarcimento per una causa per diffamazione e ci sto.

      • Laurelion

        Seeee, booom, diffamazione.
        Cioè accusi ma non t’esponi, manco fossi un blogger del Fatto O:
        Tristezza..

  • Paolo Reale

    Se filtri attraverso il colino lo sputtanamento degli altri, rimane ben poco spunto creativo. Chi è senza peccato scagli la prima uedra.

  • Michael Salone

    Non è comunque un buon motivo, il permesso si chiede, punto. Nessuno ha mai detto che fare le cose nella maniera giusta sia facile.

    • Gabriele Rent-Boy Mariani

      Penso che fosse una battuta finale sarcastica

  • Addavenìbaffino

    In effetti se leggi i commenti alle notizie sul sito del corriere l’immagine della nicchia di falliti è perfettamente calzante

  • Trollone

    Che poi oh… solo io provo schifo per tutti gli stronzi che dopo la strage di charlie hebdo, devono ricamarci sopra?
    Ma proprio tutti eh, partendo dall’editore che fa il numero la settimana dopo in tre milioni di copie, ai giornali francesi che sbraitano di libertà di espressione (lol), ai giornali italiani che sbraitano di libertà di espressione (SBROTFL), ai fumettari che per due clic in più al proprio blog o profilo facebook fanno subito la vignetta, ecc ecc ecc?

    Ok che nella società mediatica nulla ha più valore, quindi la sacralità della morte se n’è andata affanculo da tempo, però io sono comunque perplesso

    • Jules Verne

      Hai detto bene, società mediatica.

      In questa società bisogna dare segni tangibili di partecipazione emotiva ad un evento. Il silenzio come forma di rispetto non esiste più, in particolare se un vignettista fosse stato zitto sarebbe stato interpretato come menefreghismo.

      Il mondo ora è così

  • First197

    C’è anche da dire che il video “Generazione” è tuttora una bomba, se pensi con che mezzi l’abbiam fatto.

    • Pensavo la stessa roba riguardandolo l’altro giorno. Certo, poi la cosa più divertente era la raccolta di tutti gli outtake. Ce l’hai ancora?

  • Gabriele Rent-Boy Mariani

    Bravo. Dico davvero.

  • Les Uppercutt

    Un articolo illuminante e frustrante da leggere, nel suo cogliere perfettamente il nocciolo.
    Grazie.

  • G.B. Shock

    Nebo, ma hai chiesto il permesso a Ortolani?

    Dai che scherzo

    • No, in effetti no. Spero non se la prenda.

      • giovanni todini

        comunque se magari correggessi un po’ il tiro (magari essendo leggermente meno esplicito) zio leo ti farebbe scrivere dei pezzi su rat man (tipo “i miei ragguardevoli sabato sera”) anche se i tuoi pezzi sono avanti anni luce rispetto a “i miei ragguardevoli sabato sera” , hai mai proposto qualcosa del genere a leo?

        • No, ma penso abbia già fin troppa roba per le mani, adesso. Chissà chissà, il futuro è pieno di sorprese.

  • cinque carte

    Complimenti per questo post, di gran spessore. Un contenuto intenso, una spanna sopra agli ultimi che hai scritto.

    Ho l’impressione che ti debba ancora riprendere dall’inculata di Barbie Xanax, da allora la qualità dei tuoi post mi sembra un po’ scesa.

    In bocca al lupo per le prossime sfide.

    W la figa e l’alcool.

  • Harry Deekolo

    L’altra volta ero stato prudente con la stima del livello di cagacazzo, eh…

  • Blubbo

    Personalmente concordo con chi asserisce che l’hanno fatto con precisa malafede. Come disse il buon Recchioni in tua difesa, prima di arrivare alla copia stampata c’è un esercito di gente che controlla e ricontrolla, magari anche con 30 anni di esperienza. Ergo loro sanno benissimo i rischi che incorrono in una operazione simile. Quello che non si aspettavano era una tale insurrezione.
    In fondo la rete fin dalla fine degli anni ’90 fu vista come la gallina dalle uova d’oro con società che aprivano senza manco sapere bene cosa dovessero fare o a cosa servissero.
    A parte questo che non è nulla di nuovo vorrei far notare come gli stessi politici che urlano “w la libertà di stampa” non abbiano ancora fatto nulla per tutti quelli che per la libertà di stampa qui in italia sono esiliati dai media nazionali da diversi anni.

  • Pingback: Il Corriere della sera affronta la realtà e fugge inorridito | Bagni Proeliator - Ca-tàr-ti-co()

  • azz

    nebbio hai una barba che sembra disegnata;0

  • Conguaglio

    Ieri eri al Canton a Venezia con un cane? Non sono sicuro di averti riconosciuto

    • No, ero via.
      E non ho cani.

      • Conguaglio

        Allora ho fatto bene a stare zitto e a limitarmi a guardarlo stortissimo

  • Indovina?

    vado bene di corpo.

    ogni tre anni.

    e’ di nuovo esploso il cesso -.- stavolta dovro’ darmi alla macchia

    • Indovina?

      nebo ti ho mai raccontato di quando a capodanno sono fuggito inseguito dai razzetti? nulla come quello che ti accadde, ma quasi in contemporana.

      COINCIDENZE??????????????????????????????????????????????????????????????????????????

  • Save Drav

    Ma vai a fanculo frocio veneziano