Alex

“Ut sit magna, tamen certe lenta ira deorum est”
(Anche se grande, l’ira degli dei di sicuro è lenta)
Lost

Nel 1990 tutti quelli che non avevano voglia di fare un cazzo dopo 20 anni di discoteca, bamba e lifestyle tipo “Vacanze di natale 1986” decisero di aprire un’azienda col ragionamento “se assumo gente io faccio lo re e loro fanno il lavoro, non mi servono competenze”. Al re per aprire un’azienda serviva un capitale iniziale.

Non aveva neanche quello, così andava dalle banche pretendendo gli dessero, sostanzialmente, i proventi dei risparmi altrui. Le banche lo fanno. Ai vari re viene così data la possibilità di creare microaziende incapaci, incompetenti, inutili, che campicchiano giusto quello che serve per pagare le spese. Sono aziende che sfruttano tutto lo sfruttabile da chi ci lavora, evadono le tasse e campano grazie al sudore di stagisti, Co.Co.Co, Co.Co.Pro e contratti a chiamata. Tutti in nero. I giovani eseguono, ben consapevoli che alla prima alzata di testa scatterà la frase “uè sbarbi, se non ti va bene vattene, c’ho la fila fuori di stronzetti neolaureati pronti a fare ‘sto lavoro per meno”.

Chi sono, questi in fila?
Si chiamano tutti Alex.

Alex ha 26 anni, una laurea qualunque, scarica casse al mercato in nero col capoccia che gonfia i prezzi, parrucca la merce e non batte scontrini. Alex a 45 anni s’è trovato in strada perché l’azienda ha finto di fallire ed ha riaperto con operai stranieri. Non gli rinnovano il contratto. Alex, due lauree in lingue, lavora come commessa in aeroporto per 800 euro al mese. Gli straordinari non vengono pagati né dichiarati. Quando protesta, le dicono che se ne vada pure perché c’è la fila di laureatine che farebbero questo lavoro per meno. Alex ha appena finito un master in economia. Le propongono un lavoro di 8 ore al giorno, 5 giorni su 7, a 200 euro al mese.

E’ la migliore offerta che trova. Alex lavora al porto, fa turni di 12 ore. Il suo stipendio è stato massacrato dalle tasse ma è sveglio: vive in un garage ex sala prove, ha una 600 usata, fa fatica e galleggia. Finché non arrivano spese mediche improvvise, perché in quel caso è fottuto. Alex ha l’azienda di famiglia o è fottuto. Alex è un medico brillante ma in Italia non ha trovato posto, racconta al Sole 24 Ore: in Italia i professori anziani non schiodano e ti fanno terra bruciata attorno, a volte addirittura insegnando male per non avere concorrenza.

Grazie ad Alex – che, su carta, non esiste – i microimprenditori comprano ville, Mercedes, vacanze, filippini che gli puliscono il culo, gioielli a mogli e amanti. Sono gli anni d’oro dell’Italia. Hippie tutti kefiah e ganja trovano nell’import export la soluzione ai loro problemi: stanno in Thailandia 6 mesi a scoparsi una zoccola sedicenne con gli occhi a mandorla che passa sopra l’ascella pezzata, la pancetta, l’alito mostruoso e la maleducazione; comprano tonnellate di bigiotteria etnica fatta da manodopera (minorile) e la rivendono al 1200% in Italia perché, eh, la moda alternativa vende. Lo stesso fanno con i sexy shop che spuntano come funghi.

Nara Camicie (Treviso) crea cripte sotterranee alle fabbriche dove far lavorare Alex cinesi. I carabinieri s’insospettiscono al terzo che trovano morto in un canale vicino a quello strano paesino nel trevigiano dove tutti i cartelli stradali sono in italiano e in cinese. Nomi, volti, che non esistono, tutti sotto i diciotto anni.

L’inchiesta è ferma e anche se Alex lavorava al Gazzettino (a 4 euro ad articolo) non ha potuto scriverne.

Bar, negozi d’abbigliamento, pizzerie, sono buchi tutti uguali privi di identità, idee od originalità. Ce ne sono milioni in tutta la penisola. Quelli che non possono sfruttare Alex, sfruttano Hazim. Quelli come Hazim fanno meno i saccenti, non conoscono sindacati, li puoi ricattare con il permesso di soggiorno, pagarli meno, fare magheggi con assicurazioni e contributi. Ad alcuni re va bene: vanno in pensione a 45 anni senza avere mai fatto, davvero, un giorno di lavoro.

Per Alex, invece, la pensione non c’è.
Lavora per pagare quella dello re.

Al governo lo ammettono senza problemi.

The Artist è la storia di un attempato attore del cinema muto che durante una conferenza stampa nota una fan neomaggiorenne che lo idolatra. I giornalisti li fotografano insieme. La moglie dell’attore – ormai vecchia ed inutilizzabile – osa chiedere spiegazioni. Lui risponde giocando con un cagnuolo puccettoso e deridendola. Nel frattempo la sbarbina riesce ad avere una parte in un film dove recita il vecchio. Lei è bella, giovane, libera e allegra mentre lui è sposato e potrebbe essere suo padre.

E’ quindi ovvio che si innamorino.

Mentre la ragazza si strugge d’amore annusandogli i vestiti e sognando di essere abbracciata ad un pensionato i produttori mostrano al geronte i progressi del cinema: è arrivato il sonoro. Lui scuote la testa ridendo di loro e delle loro cazzate modaiole. Non è il futuro, è solo una stupidata da ragazzini. In pochi mesi, difatti, la sbarbina diventa una star dei film parlati facendo un successo strepitoso. Lui si ostina a far faccine buffe nei film muti che non caga più nessuno. Dramma. Noi spettatori ci restiamo male, maledicendo il maledetto progresso: andava tutto così bene, perché hanno dovuto mettere l’audio ai film? Lei ora ha una villa da sogno, macchine strabilianti, soldi a palate, le copertine di tutti i giornali, un fidanzato – orrore! – coetaneo e Hollywood che se la contende.

Ma tranquilli, a lei tutto questo non interessa. No, lei desidera ed ama solo il vecchio. Quando lui mette all’asta i mobili, lei li compra tutti. Quando lui licenzia l’autista, lei lo assume. Quando lui tenta il suicidio, lei lo ospita a casa sua e ricatta i produttori perché gli diano una parte. Loro rispondono picche, ma la ventenne non si dà per vinta: manda affanculo i sogni di tutta una vita per trovare un compromesso e ridare vita al geronte. Finisce a ballare il tip tap con lui che nell’ultimo colpo di scena mostra di avere un difetto di pronuncia. Fine.

Cinque Oscar.

La trama non è molto differente da un qualunque film italiano degli ultimi trent’anni, Vanzina e Neri Parenti compresi: i giovani sono tutti bellocci senz’anima che venerano, ammirano e cercano di emulare ciò che è vecchio. Musica, film, libri, attori, pittori, governi, ideali del passato sono meravigliose reliquie da rivisitare, discutere, idolatrare. I ragazzi fanno gli istruttori di fitness, i commessi o i camerieri. Le ragazze sono studentesse ingenue o puttane che non vedono l’ora di darla a vecchi raggrinziti in cambio di un voto o una vacanza ai caraibi. I cinquantenni, per contro, sono tutte persone di successo. Avvocati, commercialisti, banchieri, ingegneri, medici, notai che scopano questi ragazzini grazie ad un giro di raggiri, truffe e balle vergognose ammiccando e dandosi di gomito. Loro sanno come si sta al mondo. Nel lieto fine gli scaltri anziani si ricongiungeranno al talamo familiare dalla moglie/marito rompicoglioni senza che degli acerbi amanti si sappia più nulla. Sono comparse, corpi senza sentimenti né futuro che una volta utilizzati svaniscono, precipitando da quel breve momento di paradiso giù fino al loro limbo di anonimato e mediocrità.

Incassi a palate.

San Remo, il festival della canzone che tutto il mondo ci invidia, invita più o meno gli stessi ospiti da quella volta. Iva Zanicchi, Celentano, Gianni Morandi, Loredana Bertè troneggiano in mezzo a ragazzini che sì, anche s’impegnano, ma non hanno il talento di Gigi d’alessio. Si vede. Del resto le preselezioni sono state rigorosissime: era prioritario segare qualsiasi emergente che avrebbe tolto luce agli anziani, rischiando di far notare quanto facciano pena. Niente deve guastare un festival dove vecchi circondati da ragazzine seminude si autocelebrano. Per migliorare gli ascolti il prossimo anno è stato suggerito il ritorno di Pippo Baudo come presentatore. Il passato, dicono, è il nuovo futuro. I Pooh sono d’accordo. Il loro nuovo singolo, “Dove tramonta il sole”, dura la bellezza di 11 minuti e 30 secondi. Non è strano: gli anziani diventano logorroici e il più giovane dei Pooh ha 61 anni.

Ad un tratto il giocattolo si rompe.

C’è qualche anno di scompenso, di confusione, di ricerca del capro espiatorio semplice e facile che una volta ucciso rimetterà tutto a posto. Goldstein. Berlusconi. I comunisti. I terroni. Gli statali. Gli immigrati. Qualunque colpevole va bene, pur di non guardare nello specchio del bagno, persino i propri figli. E’ colpa di Alex che è un fannullone, dice uno. E’ colpa di Alex che è un bamboccione, dice l’altro.

Non sa godersi le cose. E’ debole.
Non basta.

Arriva un governo tecnico – l’equivalente economico della legge marziale – e dopo aver fallito ogni altro tentativo ammette di dover iniziare a chiedere le tasse arretrate ai re sparsi per l’Italia. BOOM. Ogni categoria professionale toccata insorge. Persone incapaci, mantenute dallo stato che tanto disprezzano e dai figli che sfruttano, scoprono di non essere intoccabili e che oltre ai diritti c’erano dei doveri. Doveri che hanno abbondantemente ignorato per tutta la loro vita. Lo stato comincia a chiedere a commercianti, bottegai e imprenditori di pagare le tasse che non hanno mai pagato. Quando le banche si rifiutano di prestare soldi a quelle aziende che senza banche non vivevano l’economia collassa. Bar, negozi ed aziendine tutte uguali falliscono, svendono, affittano.

Una generazione che nella propria esistenza non ha mai affrontato nessuna responsabilità né conseguenza delle proprie scelte si trova per la prima volta con le spalle al muro. Reagiscono come hanno sempre fatto: scaricano le colpe e cercano di scappare. Alcuni si suicidano. Altri gettano molotov e minacce contro gli uffici che pretendono i soldi che hanno rubato ad Alex. Giornalisti, colleghi ed amici si stracciano le vesti urlando stato assassino, di tasse si muore, bisogna fare qualcosa, fiaccole, manifestazioni, “salviamo le piccole aziende, salviamo gli artigiani, i piccoli imprenditori”. Un vecchio, costretto da Equitalia a pagare ben mille euro di tasse, prende un fucile, 15 persone in ostaggio e si barrica nella sede di Equitalia.

– Ma perché? – urla, incazzato – ci siamo buttati da un aereo diecimila metri fa e non ci è mai successo niente, perché ora stiamo per schiantarci? Andate a vedere quelli che non le pagano davvero, le tasse, tipo Alex! Io mi vergogno di essere italiano, questo paese è una merda, me ne vado, bisognerebbe fare la rivoluzione! Anzi, Alex, falla tu!

E all’improvviso, per la prima volta, Alex viene interpellato.

Gli hanno preso soldi in busta paga senza chiedere, gli hanno rubato la pensione senza dirglielo, lo hanno sfruttato senza che potesse scegliere, lo hanno deriso senza che potesse replicare, lo hanno fatto suicidare senza che potesse spiegare, gli hanno chiuso facoltà senza che potesse salvarsi, gli hanno mangiato la sua razione senza che potesse difendersi e ora gli chiedono: non provi un po’ di pietà per questi suicidi, Alex?

  • Anonymous

    …e la crescita?

    *esplode*

    – Doc –

  • Anonymous

    Lucido, politicamente scorrettissimo, mai banale.
    So che te l’hanno detto in tanti, e che in Italia ci sono più scrittori che lettori. Ma tu un libro dovresti scriverlo per davvero.

    Francesco Luzzini

  • Anonymous

    bello assai… solo mi chiedevo, il post su the artist in mezzo… è voluto?

  • Sì. Volevo dare una panoramica di come i media rappresentano lo scontro generazionale, creando un’attesa tra la prima parte le l’altra.

    Esperimenti, signora, esperimenti.

  • Bel post. Una dei tanti “Alex”.

  • Anonymous

    c’è una parte che mi ha ricordato “vellità” dei Cani, anche se non c’entra un cazzo.

  • Anonymous

    velleità*

  • Tra l’altro, “suicidi in aumento” ‘sto cazzo.

  • Speriamo che i suicidi continuino

  • Anonymous

    Bah. Stavolta mi sa che l’hai fatta fuori dal vaso. C’è tanta retorica che ci si potrebbe riempire le protesi della Parietti. Dire che tutti gli imprenditori che in questi giorni si stanno ammazzando sono i bauscia dei Vanzina è come dire che tutti i siciliani sono mafiosi e (qui cito il Maestro) tutte le donne sono puttane. Così come dipingere la nostra (mia? tua?) come una generazione di martiri è ridicolo.
    La mia generazione è fatta di tanti Alex, è vero, ma ci sono Alex e Alex. Ci sono quelli di cui parli tu, e poi ci sono quelli che col 110 e lode alla Bocconi rifiutano un posto in banca solo perché devono cominciare dallo sportello (Dio ce ne scampi e gamberi). Quelli che dopo aver pascolato 9 anni a Scienze della Metempsicosi Veterosanscrita Equa e Solidale si laureano e si lamentano perché non li mettono a dirigere Alenia Aerospazio o non danno loro una cattedra al Liceo Classico. Quelli che a 28 anni per riempire un cv devono scrivere gli esami universitari e poi mettere le cornicette con i cuoricini sennò non arrivano nemmeno a fondo pagina. Quelli che “io durante l’università lavoravo” perché un sabato pomeriggio sì e uno no distribuivano i volantini delle discoteche. Quelli che un lavoro non ce l’hanno perché c’è la crisi, epperò hanno la macchina nuova, l’iPhone, l’iPad, l’iStocazzo, l’happy hour tutte le sere, e si sentono poveri anche solo a PENSARE di dover rinunciare ad una di queste cose.
    È vero, siamo una generazione che l’ha presa in culo. Non ci piove. È vero anche che il nostro è un paese gerontocratico come nessun altro, dove un capello bianco vale più di sei pagine di curriculum. Ma cosa vogliamo fare? Iscriverci ai terroristi come il Magnotta? Giocare al piccolo Lenin e i suoi kulaki godendo come mandrilli ogni qualvolta un tizio con un estratto conto più fico del nostro finisce con il culo all’aria? Oppure vogliamo smetterla di frignare come checche isteriche, visto che sono finiti persino i soldi per i pat-pat consolatori.
    Faccio sommessamente notare che avere tra i 20 e i trent’anni nel 1945 era un tantinello peggio. Non c’era nemmeno uno straccio di App che ti avvisasse dei rastrellamenti nazisti. O una suoneria per i bombardamenti degli alleati. Eppure quella è stata la generazione che ha innescato il boom economico dei ’60. Pure tra i vituperatissimi yuppies degli anni ’80 c’era gente che si laureava in quattro anni col massimo dei voti, faceva la valigia per Londra e si metteva a spillare birre e farcire tramezzini solo per poter servire al tavolo QUEL broker, fargli vedere quanto erano fighi, e svoltare.
    La MIA generazione (me compreso, per carità) non sarebbe in grado di trovarsi il buco del culo nemmeno con le indicazioni di Google Maps.

    @Pautasio

    PS: e comunque negli anni ’80 sono esplosi i Metallica, noi invece abbiamo Justin Bieber. Forse forse tutta questa merda ce la meritiamo fino all’ultimo cucchiaino

  • Sacrosanto.
    Sul serio, riga per riga di quello che hai scritto lo condivido. Il motivo del post – e del fatto che finalmente su qualcosa non siamo d’accordo! – è che in media stat virtus. Ci tenevo a fare una campana opposta, visto che sembra siano gli imprenditori, i martiri.

    Forse perché vengo da esperienze umane e lavorative diverse, ma non la penso affatto così. Ho fatto il manovale per anni, poi la bianca per La Nuova e il Gazzettino tra centinaia (non è un’iperbole) di commercianti e piccoli imprenditori che erano proprio così come li ho descritti se non peggio.

    Il suicidio non è mai la soluzione, Luca. Solo che non mi va di vedere strumentalizzati e santificati personaggi che in linea di massima non erano stinchi di santo. Men che meno mi piace vedere Equitalia trattata alla stregua di banditi solo perché chiedono di pagare le tasse arretrate a gente che fino a ieri non le pagava utilizzando le giustificazioni più meschine.

    Poi come ti ho detto su Twitter, sarebbe da prendersi una bottiglia di whisky e parlarne tutta la notte senza credo venire a capo di granché.

    Prendila così: questa è l’altra campana. Piaccia o non piaccia, di realtà come ne ho descritte ce ne sono da anni e non perché mi piacerebbe, ma perché le ho conosciute di persona o ne ho sentito da fonti attendibili. Non sto parlando dei figli di papà disfattisti e perdenti che c’han voglia di fare un cazzo e frignano, occhio. Ti parlo di gente che nella vita s’è sempre rimboccata le maniche ma è rimasta fottuta e nonostante tutto non si suicidano.

    E pagano le tasse.

    • M.E.B.

      mi hai fatto commuovere con quattro anni di ritardo.

  • Andare nel dettaglio su un post del genere è illogico, semplicemente perché non ci chiamiamo tutti Alex.

    Però come ha rovinato il nostro paese gli anni ’80, gli anni della cicala, gli anni della maturità non raggiunta, c’è solo la guerra.

  • Anonymous

    Basta, basta lamentarsi.
    è vero l’italia è fondata sui papponi.

    ma possibile che non si riesca mai a fare niente per se stessi tranne
    questa sterile invettiva a carattere generale, senza MAI parlare in modo specifico di nulla. “ciccio mio tocca”?
    Ma alex hai idea di quanto sia grande il mondo?
    Voglio proprio vedere dopo che ti hanno impiegato alle poste di cose ti vai a lamentare!

  • …eh?

  • Anonymous

    Per una volta non sono molto d’accordo su quanto hai scritto, ma capisco il voler esser bastian contrario per andare contro al conformismo imperante, (prima imprenditori tutti ladri, ora tutti martiri, cazzo ci sono arrivati anche Saviano e Fazio! Rendiamoci conto!). Come sempre la realtà è diversa ed occorre fare dei distinguo, per un imprenditore che si spara ce ne sono 100 che vendono la villa con piscina ed il suv per non fallire, ma non fanno notizia, per un commerciante che non ti fa mezza fattura ce ne sono 100 che per pagare le tasse vendono anche i biglietti del tram che ti danno il 3%, e che se sbagli a dare al cliente ti mandano in rosso(“Almeno mi pago la bolletta della luce” diceva mia madre, giornalaia e cartolaia di paese) Equitalia è un mostro partorito da uno stato che è diventato in tutto e per tutto una s.p.a., e andrebbe combattuta tornando a pagare le tasse all’agenzia delle entrate direttamente, invece che lanciando molotov, del resto l’impiegatucolo o il direttore di sede non sono colpevoli del meccanismo perverso per cui le cartelle esattoriali devi pagarle in 30 giorni, mentre i rimborsi ti arrivano a 3 anni. Avrei tanto da dire sulla situazione odierna, avendo 34 anni e campando di lavoretti saltuari che non mi faranno vedere la pensione (sono un geologo n.d.a.), ma preferisco evitare, non è la sede giusta. Insomma, per concludere, hai fatto un poco il demagogo anche tu, hai messo insieme i luoghi comuni un po’ di tutti, (imprenditore=ladro giovane=sfruttato) ma per te la perdono, perchè resti sempre piacevole da leggere. Ciao Nebo.

    P.M.

  • *entra ballando il tip tap in modo imbarazzante*
    comunque la giovane attrice di The Artist ha tipo 35 anni ed è pure la moglie del regista *esce rotolando sulla scenografia*

  • Anonymous

    scusami ma il tuo sistema, di raccontare gli estremi per descrivere la realtà, stavolta di quest’ultima da una immagine distorta. c’è alex e c’è alex, imbecilli e intelligenti, fannulloni e lavoratori, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. quel tipo di interpretazione culturale dello “scontro generazionale economico” che tu vuoi criticare non è solo italiano, così come l’opposto (“colpa tutto dei vecchi, noi giovani solo tutti vittime” – Occupy e compagnia bella). ma cosa ci differenzia economicamente dalla germania? dalla svizzera dall’inghilterra? l’economia è la scienza il cui scopo è fornire a chi comanda sistemi di prendere per il culo le persone, ma alcuni dati oggettivi li da. l’evasione di molte zone del nord è a livelli del centro e nord europa. la tassazione – e particolarmente, con specifco riferimento al tuo post, quella sul lavoro – è enormemente più alta; i servizi lasiamo perdere, difficile dire se complicano la vita di più al cittadino, all’imprenditore o al lavoratore.
    che la colpa più grande in questa situazione ce l’abbiano gli imprenditori mi pare molto forzata, mi sembrerebbe forzata anche se fossero tutti come quelli da te descritti – e non lo sono. poi certo non pagare le tasse non aiuta, prendersela con equitalia è il classico “guardare il dito che indica la luna”, ma, e qui sta il punto, anche pagarle, da solo, non basterebbe.

    Marcello

    • v43

      tu intanto pagale

  • Anonymous

    il problema è che c’è chi si lamenta di questa Italia e poi chiede a persone come te di scrivere un libro

  • Anonymous

    Non ho capito se è un insulto o un complimento.

    Nebo (sloggato)

  • Anonymous

    credo di essermi innamorata del tuo articolo e anche di ciò che dice Pautasio. sono concorde con entrambi e l’unica immagine che si staglia nitida è solo quella di un mare di cacca dove stiamo affogando per nostra volontà o meno. chi se la cerca e chi se la prende in quel posto. Di sicuro un resoconto dettagliato. complimenti…. Lucrezia

  • Anonymous

    Sinceramente parlando, credo che tu abbia scritto una marea di cazzate. Capisco la libertà di espressione, divenuta ormai una moda obbligatoria, ma se avessi avuto esperienze di vita differenti avresti scritto magari tutto il contrario. Questo post (a mio avviso) è utile come una discussione su quale sia la squadra di calcio più forte. Buona serata. Francesco

    • Dude ohRly

      Sinceramente parlando, credo che tu abbia scritto una marea di cazzate. Capisco la libertà di espressione, divenuta ormai una moda obbligatoria, ma se avessi avuto esperienze di vita differenti avresti scritto qualcosa di intelligente. Questo post (a mio avviso) è utile come una discussione su quale sia la pianta più intelligente. Buona giornata a te Francesco. Ah e grazie del post perché calza proprio a pennello per rispondere al medesimo.

  • Anonymous

    Ho letto con piacere il tuo articolo e ti dico che la forma con la quale l’hai fatto sembra del tutto teatrale! La ripetizione, un po’ di surrealismo e qualche battuta – un monologo calibrato alla perfezione. Anche il risultato è niente male poichè hai stimolato il dialogo e lo scambio di opinioni, quale migliore risultato di questo? Per cui ti faccio i miei complimenti perchè è così che ti ho letto pensando che la tua idea non sia l’espressione lineare di un pensiero da sottoporre a critica (c’è chi ha interpretato Alex con serietà materiale..) ma un bel pezzo di teatro. Grazie e se un giorno mi capita magari ti scrivo per farlo da qualche parte.

  • Anonymous

    Non c’è che dire! descrizione affascinante. Sicuramente è uno spaccato, ma le iperboli rendono il racconto sicuramente più intrigante. Se poi vogliamo parlare di cose serie, punterei un po’ più il dito su come i media abbiano convertito un’intera nazione al papponesimo (non tutti poi lo fanno, ma rimane il fatto che i cinepanettone vendono più delle panetterie al sabato…un motivo ci sarà.
    Aggiungerei anche che non basta una laurea con 110 e lode a fare di un eccellente studente un altrettanto eccellente lavoratore. Non tutti i giovani sanno buttarsi in imprese originali e probabilmente siamo i primi responsabili delle nostre schiavitù. Se ci sono così tanti evasori, invece di accettare il lavoro, basterebbe minacciare di mandare la guardia di finanza. Forse siamo poco propositivi, poco intraprendenti, sicuramente poco coraggiosi.

    P.S. ovviamente si parlava di grandi numeri, non della totalità. La situazione è talmente complessa, che senza semplificazioni bisognerebbe riempire l’equivalente di 10 enciclopedie…

    Francesco

  • Anonymous

    Purtroppo ho scoperto solo da poco il tuo blog (metà settembre) quindi arrivo in ritardo su questo articolo.

    Mi ha fatto veramente male leggerlo, male dentro. Quel male che ti viene quando ti sbattono un’amara veritá dritta in faccia.

    E questo è un bene. Almeno aiuta noi Alex a ricordarci che esistiamo anche noi.

    Grazie Nebo.

    stronzoqualsiasidicuinonfregauncazzoanessuno_7777

  • Anonymous

    il rosiko dei 40+enni(e se più giovani, evidentemente figli di imprenditur) in calce a questo post, è delizioso

  • Anonymous

    I odio i vecchi mi fanno vomitare, poi creano traffico in statale.

  • Angelo Sciancalepore

    Io amo alla follia questo post.