Vieni a conoscere i miei genitori?

 
 
Entri e la casa ti riconosce subito come organismo estraneo. 
Ogni cosa attorno a te fa di tutto per metterti a disagio. Apri la porta e appare il cane, una bestia immonda dal nome imbarazzante col respiro catarroso, la lingua di fuori e gli occhi divergenti. Metti la giacca sull’appendino, un albero di veliero del 16° secolo che non regge e precipita sul mobiletto con le foto della nonna trapassata.
 
Rimetti a posto, avanzi nella tenebra.
L’illuminazione rende il corridoio un oscuro campo minato. 
Nella penombra intravedi decine di mobiletti carichi di paccottiglia sistemata in posizione tattica per distruggersi al suolo alla minima vibrazione. Gattini di porcellana. Vetri di murano. Cornici di vetro. Castelli di carte. Urtarli causerebbe catastrofi inimmaginabili, reazioni a catena che terminerebbero con l’esplosione dello scaldabagno.
 
-CIAAAAOO! – dice la donna che succhia il tuo pene, venendoti incontro. 
 
E’ la casa dei suoi genitori e tu sei stato invitato a cena. Vogliono conoscerti. Nei giornali maschili e femminili ci sono tonnellate di consigli sul primo appuntamento, ma di questo nessuno parla. Mai. Finché si parla di cazzate è un conto, ma nessuno va sui giornali a scrivere le grandi domande della vita. C’è Dio? Esiste l’aldilà? Perché viviamo? Come siamo giunti qui? Nessuno. E’ una cosa troppo tragica e imbarazzante per parlarne.
 
Tipo quello di voi che è giunto su questo blog cercando tette morte lecca scolopendra.
 
 
 
 
 
 
 
Il mobilio ereditato
della bisnonna è un obbrobrio di stucchi e intagli che mettono subito a loro agio l’ospite, creando quell’atmosfera accogliente e spensierata che c’è in ogni negozio “compro oro”. 
Hai portato del
vino? 
Il padre è astemio. Hai portato dei fiori? Il fratello è allergico. Hai portato dei dolci? La madre ha il diabete. 
 
Hai portato dei cioccolatini?
La nonna è morta.
 
Entri nel salotto con un elmo da minatore e ti trovi nella giostra dei faraoni a Gardaland. I divani sono ancora nel cellophane d’imballaggio dopo trent’anni, tanto che ormai nessuno
saprebbe dire di che colore sono. Sulla libreria, sopra i centrini cuciti dalla
nonna, domina una foto in bianco e nero della famiglia col vestito buono. I quadri sui muri sono prodotti delle frustrazioni sessuali della madre che dopo un corso di pittura ha deciso di ritrarre sé stessa, il cane e i propri pargoli. Al trentesimo, rottasi i coglioni, ha voluto mettere un pizzico di follia. Ora la parete ha quadri astratti dove il cane ha il corpo del marito, il figlio ha la testa della madre, la figlia ha i vestiti del marito che s’incula il cane con la testa della nonna.
-Ti piacciono? –
-Particolari, particolari – dici.
Sulla
libreria scorri titoli come “La Casta”, “Il codice Da Vinci”, “Le dame del
Cavaliere”, “Dianetica”, “Manuale di Astrologia”, “Psicomagia” e “Come curarsi con l’omeopatia”. Sulla parete alle tue spalle c’è la cronologia temporale della figlia. La nascita. La scuola. 
La comunione. La cresima. La laurea. Una cornice vuota ti scruta, ammiccando, e tu pensi che sarebbe uno spot della madonna per una marca di preservativi. O della vasectomia.
La sfilata degli abitanti inizia.
Dopo il cane segue la madre, un troione da balera che ti squadra con aria famelica, fa sorrisi agghiaccianti, passa la sera a guardarti il pacco e ha l’occhio languido. Di solito è Xanax. Segue il fratello, un sedicenne distrutto dalle
droghe leggere coperto di stracci neri che si esprime a monosillabi e ha gli occhi di un corpo senz’anima. 
L’ultimo è il padre. 
 
E’ quando incrociate gli occhi che è più dura. Le donne non possono capirlo, sono fatte in modo diverso. Solo un uomo sa cosa si prova. Dalla Cina al polo nord, dall’Africa alla Russia, questo è un momento fondamentale. E’ quando l’uomo che ha allevato, cresciuto e mantenuto la sua piccola dolce bambina incontra l’uomo che le sborra in faccia urlando. 
 
C’è giusto quel pelo di tensione.
A tavola posate, piatti e
bicchieri sono uguali a quelle di casa tua, di casa della tua ex, di casa della mia ex, di casa dei tuoi amici. Ce l’hanno tutti, dobbiamo averceli anche noi. I piatti quadrati. Le tazzine del caffè spiritose. I bicchieri azzurri ondulati. I cucchiai handicappati. Le posate da trattoria. A un certo punto cominciamo a dare segni di alienazione e nel bel mezzo della cena spariamo brene spaventose. Tutti si girano a guardarci e noi, sconvolti, ci scusiamo: credevamo fosse casa nostra. Basta una distrazione e sei fottuto.
 
A tavola con i parenti di lei l’unico che
parla è Mentana.
 
Il primo piatto è un tentativo di ricetta originaria de “La
prova del cuoco”. La madre a un quarto della preparazione ha detto “ho
sbagliato”, a metà a detto “non ho tempo per rifarla” e alla fine ha commentato
“vabbè tanto è buono lo stesso”. Lei lo chiama pasticcio di qualcosa. E’ colla
per idrovolanti. Il padre assaggia, sputa sul piatto e dice “bea merda”. La figlia pilucca, guardandoti innamorata. Il fratello succhia la forchetta
vuota. Deglutisci l’abominio sotto lo sguardo attento dei presenti e ti
congratuli. Buonissimo. 
In questo momento i tuoi amici si stanno scafando pappardelle al ragù e cabernet in una trattoria, parlando di chi sia meglio tra Batman e Ironman.
Ma questo non lo leggi, nei giornali maschili.
 
  • Patrick Partesotti

    ” E’ quando l’uomo che ha allevato, cresciuto e mantenuto la sua piccola dolce bambina incontra l’uomo che le sborra in faccia urlando. ”

    UNA FOTTUTA PERLA. 😀

  • lars

    ci sono articoli molto belli, giuste osservazioni, un’analisi attenta della realtà blablbla. ecco, il problema si pone quando si parla delle ragazze che frequentate voi maschi e lì, cari miei, scatta il patetismo squalloide. vi giuro che ogni volta che leggo questo tipo di racconti ”machisti” nei quali definite quelle con cui uscite ” la tizia a cui sborro in faccia” o robe simili mi viene l’orrore. nasce e subito dopo muore in me la speranza che non tutti gli uomini siano degli insicuri che hanno bisogno di fare i gradassi in pubblico per poi leccare la figa della propria tipa per due ore finchè non avete un blocco mascellare. eh già, perchè qui c’è scritto che una donna non può capire la sensazione che si ha quando si guarda negli occhi il padre della propria partner ”a cui sborrate in faccia”. beh fattelo dire, pure noi abbiamo a che fare con le vostre madri che vi hanno chiamati ”il mio bambino” fino a poco tempo prima,se non anche nel mentre, e pure noi quando incrociamo gli occhi vediamo le vostre facce che vengono spinte lentamente tra le nostre gambe. offendere quelle con cui state o con cui siete stati non vi rende più uomini e nemmeno più fighi, ci fa solo capire che siete degli insicuri, magari anche bruttini, che sono stati trattati male da qualche ex e che non scopano da un botto. grazie per l’attenzione, se ci sarà

    • NanoVolante

      Ho letto attentamente. Grazie per il contributo.

  • Se.

    cinzia, sei tu?

  • Non vedo l’ora di vivere un giorno questo momento.