THE WAY BACK è un capolavoro.

 
 
Ho conosciuto Ed Harris guardando The Rock.
Sconvolto dalla potenza espressiva del generale Hummel ho visto pressoché tutta la filmografia di Ed, rimanendo incredulo davanti al carisma che emanano i personaggi che interpreta. Tutti. Da Apollo 13 ad Appaloosa, da Il nemico alle porte a The Truman Show, Ed Harris è perfetto. Ti basta guardarlo negli occhi durante la prima scena per capire che andrà tutto bene.
The way back è la storia (vera) di tizi che scappano da un gulag e camminano fino in India. Fine. Non c’è altro. Se sommate tutti e tre i Signore degli Anelli vedrete meno gente che camminaSu carta lo avrei archiviato nella sezione “due marroni” e mi sarei riguardato Paura e delirio a Las Vegas, ma c’è Ed Harris. Non si può saltare un film dove appare Ed.
 
Dopo mezz’ora sono ad occhi sbarrati che guardo un capolavoro.
 
 
 
 
The way back è la storia di sette formiche che lottano contro un titano, armati solo della loro determinazione. Credo un film sia come un’orchestra: non serve avere un violinista della madonna se i percussionisti sono dei punkabbestia fatti. Tutto deve muoversi all’unisono e incastrarsi alla perfezione, cosa che qui succede. Partiamo dai protagonisti.
 
 
 
1. La natura
 
L’abbiamo vista coccolosa e posticcia nel Signore degli Anelli. Supercafona su xXx. Bombata di steroidi su Vulcano, Twister, 2012, Deep Impact. Romantica ed epica su Pirati dei Caraibi. Tutto bello, ma si vede che è finta. Per poterla ritrarre in maniera credibile serviva gente che ci lavora da anni con mezzi, amore, umiltà ed esperienza.
 
In una parola: la National Geographic.
 
Per la prima volta sullo schermo appare lei in tutta la sua magnifica, crudele, inamovibile indifferenza. Su The Way Back ogni inquadratura comunica la reale dimensione dell’uomo di fronte ad un pianeta. E’ una sensazione desolante e miserabile che annichilisce la persona più motivata. Ogni passo è ridicolo, di fronte tale immensità. Ogni speranza, ogni pensiero, sembrano peti di pulce. Masse da miliardi di tonnellate di roccia, pianure sconfinate, oceani di sabbia o mostri di foglie e neve immobili, eterni, indifferenti.
 
 
 
2. Gli sceneggiatori
 
Puoi mettere tutti gli effetti speciali che vuoi, le esplosioni, tirannosauri, F-35,  colpi di scena Shakespeariani, trame complicatissime e improbabili, ma se i protagonisti sono monodimensionali il film sarà una merda. I personaggi sono tutto. TUTTO. I personaggi sono l’unica cosa che conta. Sapete qual è il metodo che uso per capire se un personaggio mi piace o no? Provo a descriverlo senza citare l’aspetto fisico o i vestiti.
 
Ian Solo è solitario, spaccone, coraggioso, segretamente idealista, ironico, scanzonato, orgoglioso.
Frodo ha gli occhi blu.
 
Dart Vader è intelligente, tormentato, condannato, determinato, fedele, triste, potente, spietato, motivato.
Legolas tira bene con l’arco.
 
Barbossa è fiero, rabbioso, capace, orgoglioso, romantico, ironico, determinato, appassionato e combattivo.
Twilight
 
 
Ogni personaggio ha una storia, un motivo, evolve o involve. Non c’è punto debole, peso morto o comparsa. E’ un film di protagonisti. Ognuno ha il suo ruolo e lo svolge alla perfezione, interagendo con gli altri in maniera bidirezionale. I dialoghi sono folgoranti, profondi, rapidi e geniali. Non c’è una parola fuori posto, un gesto sbagliato o incoerente. Se su Prometheus avessero dato un decimo dei soldi spesi in lucine azzurre a degli sceneggiatori (o avessero pagato qualcuno per sparare a Lindenlof) ne sarebbe uscita una bomba.
 
 
3. Gli attori
 
Colin Farrell nei panni di Valka, più bestia che uomo, è superlativo. Ed Harris in certi primi piani ti strapperesti gli occhi da tanto è bravo, quando in uno sguardo riesce a dire tutto senza aprire bocca (tipo in questa scena che non vi spoilero).
 
 
 
 
I comprimari sono perfetti. Vederli consumarsi scena dopo scena, dimagrendo, abbrutendosi, degenerando fino allo stremo è uno spettacolo agghiacciante di bravura e professionalità… che non noti. Non guardi il film, ci sei dentro. Gli dai suggerimenti. Li avvisi, li aiuti, li consigli, ti disperi. Piangi. Ridi. Ti esalti. Resti a bocca aperta per la fotografia e il momento dopo inorridisci.
 
The way back è un capolavoro.
Ed Harris è Dio.
  • Marco Manconi

    Non so se mi leggerai, e chissà perché nessuno ha commentato, quindi lo faccio io. Sopratutto dopo aver visto quell’immagine di Harris, esattamente la stessa che colpì me. Anzi, che mi ricolpì, perché ho rivisto il film proprio l’altro ieri. Posso anche spoilerare, visto che nessuno ha commentato, dicendo che è quando la ragazza sta morendo, anche se non ho mai capito di cosa.
    Sì, Ed Harris lo adoro anch’io, ha un volto vero, ecco, tutto qui, un volto vero che quasi il cinema non lo merita, non oggi, raro, come, che so, lo scomparso Hoffman, ma in maniera diversa, Più uomo e reale di un Estwood o di un Newman, ecco, sarà quello, forse ci si avvicinava Jack Palance.
    Quando i russi non gli sparano, sembra quasi che sia una scena voluta da lui in quel momento lì e che i russi siano degli attori cui cambiano il copione al volo, lui è troppo reale, che cazzo spari.
    Quanto al film concordo più o meno su tutto, nessuna forzatura, nessuna strizzata d’occhio, la natura è come deve essere e così i personaggi, nessuna concessione, nessuna melensaggine, neanche quando quella bestia fino a farti tenerezza e pietà di Valka rimane in Russia e sul confine con la Mongolia stringe la mano all’altro, niente occhioni commossi, nessun cedimento patetico così da far apparire ancora più merdoso Valka che invece non ha problemi a pagare le sue scelte, non prendiamoci per il culo, almeno questo.