Parliamo di lavoro in una tempesta di figa



Un certo Francesco Lanza pubblica sul suo sito questo pezzo qui.


E’ una situazione che molti liberi professionisti hanno vissuto e vivono. E’ una gran rottura di coglioni. Chiunque lavori nell’ambito “artistico”, che sia come me scrivere o come lui fare siti, ci si è trovato. Potrei raccontare valanghe di aneddoti su tizi che volevano farmi scrivere gratis o “per la visibilità“, altri addirittura volevano che pagassi per pubblicare, altri non mi hanno mai pagato, altri ancora per 100 euro volevano inchieste “originali e inedite” corredate da fotografie professionali.

Di base, qualsiasi annuncio di lavoro che trovate qui è così.

E alcuni gonzi che ci cascano li trovano. Son quelli che introiano il mercato con roba scadente ma gratis che bla bla bla. Del resto l’ho fatto anch’io. All’inizio non sai bene cosa fare, che tariffario avere, come muoverti, cosa fare. Capita di lavorare gratis e intanto se ti va bene fai praticantato, se ti va male impari che quando a qualcuno cade la saponetta è meglio non essere gentile. 

Fa schifo? 
Sì. Il mondo del lavoro fa schifo.

E’ una grande verità della vita e sta sul cazzo a tutti, ma è così. Non esiste un lavoro piacevole. Anche se stai facendo il lavoro dei tuoi sogni (come nel mio caso, per ora) hai diecimila impicci. Le scadenze, le parti noiose, le correzioni, i redattori, l’interazione umana, la concorrenza. Tutte cose che quando facevo il manovale non c’erano, ma ce n’erano altre di diverse.

Tette antinoia.


Ora, il pezzo di Francesco mi ha colpito per due motivi: il primo è che i ciucciamatite a cinque stelle si dimostrano per quello che sono, ossia i leghisti reloaded con la stessa cultura, intelligenza e cognizione del mondo del lavoro. 

La seconda è che il cliente di Francesco ha ragione.
Perché il cliente HA sempre ragione.


Andai a trovare un’azienda che mi aveva cercato, perché qualcuno aveva parlato bene di me. Volevano un bel sito. Di fronte alla mia analisi e al mio preventivo, il titolare mi rispose con quella frase che vedete nel titolo: “Mio nipote mi ha detto che con 50 euro me lo fa”.
“E allora fattelo fare da tuo nipote.”Ho risposto così, giuro, a quel potenziale cliente. E me ne sono andato.

Non è una cosa di cui vantarsi né da dire con malcelato orgoglio.
E’ una sconfitta, porca puttana. 

Hai perso un cliente, hai perso soldi e tempo. L’idea de “io sto in un negozio quello entra prende una roba e mi paga” è una stronzata. Capisco affascini chi non c’ha voglia di fare un cazzo, ed è per questo che in giro fioriscono bar scadenti e negozi di sigarette elettroniche, ma per “lavoro” si intende “fare il triplo della fatica che ti aspettavi”. Il tuo lavoro non è fare un sito. 

E’ vendere te stesso, poi Internet, poi il tuo sito, poi fare il sito.
Da come l’hai scritta, il tuo cliente è vecchio e fa un lavoro che non ha nulla a che fare con Internet, quindi mettiamo che abbia un negozio di borse, tòh.


Posso dirti quello che avrei fatto io.
Magari è una stronzata, ma ci avrei provato così.






«Mio nipote ha detto che me lo fa per 50 euro»

«Suo nipote quanti anni ha?»

«16»

«E che scuola fa?»

«Va al liceo»

«Capisco. Quindi lei preferirebbe farsi fare una vetrina che verrà vista da chiunque nel mondo la cerchi in Internet da un ragazzino e spendere 50 euro, piuttosto che farselo fare da un professionista e pagarne 2500. Che immagine avrà il cliente di lei?»

«Bè, se il risultato è buono, forse la stessa»

Ti guardi attorno.

«Eppure lei mi sembra curi molto l’aspetto delle cose. La giacca che indossa non è comprata dai cinesi, è fatta su misura. Si vede se fa la piega o no sulla spalla sinistra, non sanno mai chiuderle. E’ moderna, ha un solo bottone. Quelle vecchie ne hanno tutti tre. Indossa una camicia costosa e acquistata di recente, vista la forma del colletto. E scommetto che non guida una 600 usata»

«Che c’entra?»

«Bè, credo lo faccia perché tiene a dare una determinata immagine di sé, non per vanità. L’immagine è un messaggio molto potente, anche per quello che fa intuire. Ci dice “oh, ha speso parecchi soldi per il sito, dev’essere stato fatto da un professionista”. Le conclusioni sono che lei è un bravo imprenditore, al passo coi tempi, sa dove e come investire, e dati i soldi che spende, direi che gli affari le vanno bene. Quindi, per traslato, la roba che vende è un pezzo di lei. E io, che sono il cliente, voglio essere come lei»

«E’ solo un sito»

«E quella del suo negozio è solo una vetrina, eppure per quella si rivolge a un vetrinista»


Moar tette
«Guardi, io non è che voglio farmi fare il sito da mio nipote, posso anche farmelo fare da lei, però il suo preventivo è troppo. Sto dicendo, mi venga un po’ incontro»

«E’ quello che sto facendo. Se lei si rivolge a un mio collega, e a quello dopo ancora, il preventivo vedrà che salirà. O scenderà assieme alla qualità. Il prezzo che le sto proponendo è congruo per tempi di lavoro, manodopera e guadagno. Posso spiegarglielo, se ha tempo»

«No, no, per carità, mi fido. E’ solo che per un sito Internet, 2500 euro mi sembrano una follia, tutto qui»

«Preferisce pagare qualcuno che la rovini per 50 euro?»


«Non la seguo»


«Il suo target d’età va dai ventotto ai cinquanta. Buona parte dei suoi clienti, oggi, usa Internet come prima scelta. Può confrontare una borsa fatta in India e farsela spedire, piuttosto che entrare nel suo negozio per avere la stessa identica borsa per quasi il doppio dei soldi»

«Che discorsi, la qualità mia non è paragonabile»

«E in base a cosa lo sanno, se lei persino per fare il sito ha speso 50 euro? A vederle, le borse sono uguali. Non possono toccarle. E mentre siti come Etsy, Amazon o eBay sono funzionali, il suo è lento, le foto sono sgranate, non aggiornate e graficamente sgradevoli. Se il cliente vede un sito del genere, fiuta una trappola e se ne va»


«Non è detto. E poi le mie sono fatte in Italia»

«Lei è in Africa, e deve prendere un volo per tornare a casa. Ha due piloti. Il primo è un italiano sporco, trasandato, con una bottiglia in mano e barcollante. Il secondo è un cinese impettito in giacca e cravatta. Quale dei due piloti sceglierebbe?»

«Il cinese, chiaro»

«Eppure l’italiano ha studiato in USA, è un ex pilota dell’aeronautica militare, ha migliaia di ore di volo sulle spalle. Il cinese è un novellino»

«Questo lei non me l’aveva detto, però»

«Già. Perché non me l’ha chiesto. Ha badato solo all’aspetto esteriore. Proprio come i suoi clienti quando entrano nel sito»

Signori, la fica.

«Senta, ho capito il punto. Ci penso»


«D’accordo. Però, da professionista a professionista, sa benissimo che il tempo costa. Oggi abbiamo parlato ed è giusto. Se però me ne vado, e lei in futuro sceglie di contattarmi, il costo aumenterà»


«Come sarebbe?»

«Come ho detto. Nessuno lavora gratis»



Magari andava bene, magari tornavo a casa con le pive nel sacco (probabile), ma almeno ci avevo provato. Non te ne vai. O la va o la spacca, ma non te ne vai. Cazzo, non te ne vai.

Io sono d’accordo con tutto quello che hai detto, Frà, specie sui grullini. Resta il fatto che a leggere quel pezzo la figura del perdente l’hai fatta tu, per me.
  • Sto aprendo una attività, e non hai idea di quanto sia concorde con te.

    Forse perchè io SO fare siti internet, per questo so quanto valga.

    Ho passato tre ore a spiegare ai miei soci perchè io posso PROVARE a fare il sito internet, ma chiarendo che il risultato non sarà all’altezza di quello di un professionista.

    Però, oh, me la cavo, e so che posso fare una cosa carina.

    Il nipote di 16 anni, di sicuro non ha l’esperienza di uno di 20.

    Così come uno che ne ha 20, non avrà l’esperienza di uno che ne ha 40.

    L’immagine costa.

    Sempre.

  • Anonymous

    Concordo su tutto meno che sul punto “Costa di più=è migliore” per ovvie ragioni. Per il resto dovresti dare un’occhiata al blog di David Thorne che è piuttosto inerente all’argomento, oltre che essere infinitamente ilare.

  • bel sito, bell’articolo, belle tette.
    come prima visita non c’è male
    mi hai convinto, verrò a trovarti anche domani 😉

  • Forse hai ragione. O forse semplicemente Lanza ne ha già abbastanza di lavoro ben pagato da potersi permettere di non aver voglia di fare questi discorsi ai clienti, e prendere commissioni solo da chi sa apprezzare il suo lavoro.

    Tutto il discorso che fai è molto bello, ma molto teorico. C’è gente che non capisce comunque, che si sarebbe rotta le scatole del discorso dopo due frasi e ti avrebbe mandato a quel paese, e in quel caso tanto meglio risparmiare fatica e dedicarsi a lavori più interessanti e pagati bene.

  • Anonymous

    in parte sono d’accordo e in parte no. Alle volte il cliente scorbutico non accetta il ragionamento ponderato e capisce solo le sberle. Purtroppo il campo della comunicazione è sottovalutato e cani e porci si spacciano per ciò che non sono a prezzi ridicoli. Anche dove lavoro io vendiamo un servizio di qualità, ma ci siamo inevitabilmente dovuti adeguare al periodo, dove le priorità hanno assunto dei contorni meno indispensabili, abbassando il prezzo dei nostri servizi. Non so se mi spiego… ormai di importante vedono solo il pane e l’acqua, tutto il resto è un optional e va pagato il meno possibile, salvo poi andarsi a sputtanare millemila euro per la stronzata in preda a raptus di follia alla paperon de paperoni. L’ho visto io con la mia responsabile: 400 e passa euro spesi per farsi pubblicità su seat pagine gialle salvo poi avere richieste di contatto solo da due persone in un anno. Tutti gli altri che hanno chiamato e che ancora adesso passano per chiedere info hanno visto i volantini, hanno usato il passaparola e hanno guardato le pagine bianche. Io per mesi mi sono battuta con lei per dimostrare che la pubblicità non è uguale per tutti e che ogni attività ha il suo tipo di pubblicità che rende ma lei zero. E a un certo punto (ovviamente non solo per la questione pubblicità sia ben chiaro), si è trovata a dover fare i conti anche per comprare l’acqua da bere. Probabilmente con i volantini avrebbe speso 200 euro visto che glieli avrei portati in giro io, e avrebbe bevuto un bicchiere d’acqua in più ottenendo maggiore visibilità,però purtroppo in certe situazioni chi dà un consiglio sensato il più delle volte non viene cagato nemmeno di striscio.

  • Tu dai per scontato che quel cliente era in grado di sostenere un discorso del genere, ma quasi certamente non è così, perchè uno che ti dice “mio nipote lo fa con 50 euro” non ha rispetto per chi ha di fronte ergo è un ignorante.

    Belle le tette.

  • Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  • Io sono un altro che SA fare siti internet di alta qualità, conosco bene purtroppo la situazione italiana in merito. Quando ti rivolgi a un commerciante per proporgli un sito internet, 9 volte su 10 mi rispondono: “Eh ma io ho già la pagina Facebook”… ci sono poi quelli che ti cercano per farsi fare il sito, ma poi ritengono il preventivo sempre troppo alto.
    L’Italia è un paese per tradizione legato alla piccola e media impresa, e vi lascio con un dato che la dice lunga sull’ignoranza informatica di questo paese:
    In Germania ci sono 1/4 delle piccole/medie imprese rispetto all’Italia, ma il quadruplo dei siti (sempre in riferimento alle PMI).

  • Ciao, sono Francesco.
    (:
    Grazie per il link e per la citazione.
    Volevo risponderti che hai ragione.
    Sì, ho perso. Ho perso un cliente e l’ho trattato male e si sarà rivolto o a qualcuno che ha più pazienza di me, o a qualcuno che ha provato a fare tutto il discorso (corredato da ottima fica) bellissimo che hai proposto come alternativa meno volte di quante non ci abbia provato io (e ti giuro che il discorso “buono” l’ho fatto tante tante tante tante tante volte)

    Purtroppo quel cliente è arrivato in un momento nel quale già stavo decidendo di abbandonare lo sviluppo dei fottutissimi siti per darmi a qualcosa di meglio e ci è finito in mezzo.

    Sono stato troppo duro, è vero, ma che vuoi farci.
    Capita di sbagliare.
    Tornassi indietro lo rifarei e aggiungerei anche: “Il cliente ha sempre ragione, anche le teste di cazzo come te” e sbatterei più forte ancora la porta, se potessi.
    Perché ad abbandonare quel mondo, e a lasciarlo a chi ha più voglia o pazienza, ci ho solo guadagnato.
    Ma questo vale per me, eh?
    Nella dimensione del customer care, ho decisamente perso.
    (;
    Ciao!

    p.s.: bel pezzo, belle tette.

  • Anni, quando studiavo ancora, facevo il fotografo.

    Feci un sito di mailing list ad uno stabilimento balneare, che era convinto di usarlo SEMPRE.

    Lo feci, lo pagarono.

    Mai usato.

    C’è chi ci crede, nella comunicazione e nella visibilità, ma poi non sa usare questi strumenti.

  • Ho letto tutti i tuoi articoli e ancora non riuscivo a capire appieno il significato della fica piazzata lì senza un motivo apparente, a parte ovviamente il fatto di essere una fica piazzata lì. Non vedevo come la cosa si dovesse integrare con gli argomenti che stavo leggendo. Non ne capivo il pathos. Questo articolo mi ha aperto gli occhi, grazie mille.

    PS. Anche il resto non era male…

  • È facile mettersi nei panni degli altri e costruire, con tutto il tempo che si vuole a disposizione, una storia alternativa dal titolo “Cos’avrei fatto al posto tuo”. Questa gente non vuole farsi fare i conti in tasca e figurati se vuole sentirsi fare la paternale da persone che vorrebbero pagare il meno possibile. Il cliente avrà anche ragione, ma quando poi la prende in culo sarai tu che gli dirai “te l’avevo detto di usare la vasella”. LÌ sì che esci vincitore.

  • E’ ottimo il ragionamento ma purtroppo la gente non è così ragionevole, puoi stare ore e ore a spiegare che un immagine non la puoi farla diventare rettangolare se è quadrata senza tagliarla, come non riescono a capire che il loro nome non deve per forza essere enorme, come anche il fatto che il bianco non è uno spazio vuoto, ma una tinta. In altri tempi lascerei a se stessi quelli che pensano di farsi il sito da soli, così che imparano sulla loro pelle che l’immagine conta, ma in tempi di crisi dove c’è da tirare su bisogna provare a portarsi a casa lo stesso il cliente, come hai detto tu, armandosi di tanta, tanta, tanta pazienza, prima di cominciare, durante il lavoro e dopo quando c’è da incassare.

  • Vorrei capire cosa c’è di “artitistico” in tutto questo.

  • oddio ho scritto non la puoi farla, uccidetemi

  • Un altro fattore che si dovrebbe sempre addurre, se possibile, è che mentre il nipote di 16 anni magari ha imparicchiato da poco e i 50 euri valgono quella sua passione di dieci minuti scarsi, il preventivo di 2500 euro serve a ricordare che il cliente non paga il tuo lavoro come pagherebbe una fotocopia. Paga i mesi e gli anni che ci hai speso tu ad imparare il mestiere, per padroneggiarlo, per procurarti strumenti e professionalità (sempre nel meraviglioso ambito di chi sa quel che fa e che non se la tira eccessivamente per la propria abilità). Per questo una macchina costa di meno di una persona quando si produce materiale, perché la macchina richiede solo di essere costruita e una volta attivata fa quello che le viene richiesto, con limiti precisi. Verrà pagato cospicuamente il suo ideatore e costruttore, ma una volta sola. Il lavoratore invece apprende qualcosa che non è nato per fare, e la fatica impiegata per ottenere l’abilità la rimpolpa facendosi pagare per ciò che sa fare, e non per una sua azione spontanea e naturale, come respirare o mangiare. Difatti la maggior parte dei lavori retribuiti dovrebbero essere (si spera) retribuiti proprio su qualcosa che l’essere umano non sa fare dalla nascita, sennò sai quanta gente si farebbe pagare per testare materassi o degustare cibo. Uno degli uomini impara a costruire una cosa o a fornire un servizio, gli altri pagano per ottenere quel qualcosa che non sapevano fare.
    Forse è un po’ presa alla lontana, ma il concetto ce lo siamo tirati appresso fin dal paleolitico e poi durante la rivoluzione industriale si è arrivati alla svolta. E sono comunque secoli fa. C’è gente che ancora non comprende.

  • Non è facile però rispondere nel modo in cui avresti fatto tu, e in situazioni del genere spesso non si pensa, si agisce. Poteva rispondere così, oppure come ha fatto. Magari ora si mangia le mani leggendo quel che hai scritto, dicendo che sì, poteva non andarsene. Mmmah…
    Comunque bel pezzo, mi piace come scrivi, (mi piacciono le immagini!!!), il pezzo sui veneti m’ha ammazzato, e pure quello di Man of Steel.

  • Alex

    Aggiungerei una cosa, che fin qui non è uscita.
    Nel nostro mondo (io sono un informatico esperto in infrastrutture di reti, sistemi, datacenter) c’è anche in giro TAAAAAAAAAAAAAANTA gente che si spaccia per PRO, quando in realtà si tratta di CANI.
    Questi sono quelli che sputtanano alla grande il nostro mestiere.
    Senza parlare di manageroni (lavoro in una multinazionale e ne so qualcosa) che tagliano anche l’intagliabile o esternalizzano tutto, fingendo che il fatto che tutto il loro business viaggi sui sistemi IT non richieda persone “engaged” e “sul pezzo”. Poi quando qualcosa salta lo stronzo non è chi non ha messo i soldi per far funzionare tutto come un ingranaggio ben oliato, ma del povero disgraziato che cerca di tenere in piedi una rete dove lavorano in 3000 con server che spesso hanno 7 anni…

    Ho visto cose che voi umani…

  • Alex

    Dimenticavo: no, quelle tettone flaccide fanno pietà.
    Ma l’ultima tipa è una gnocca STREPITOSA.
    Grazie!

  • Io faccio falegname (asd) e giusto qualche giorno fa una signora mi ha chiamato per confermarmi un lavori di cui le avevo fornito il preventivo, sue testuali parole:
    “sa, il suo non è il prezzo piu basso che mi han fatto ma il preventivo spiegava bene i lavori e poi aveva il furgone in ordine e pulito..”

    l’esser liberi professionisti (dall’idraulico al webmaster) è 50% saper lavorare e 50% saper vendere il proprio lavoro e se stessi…

  • Sono un tecnico informatico da 6 anni e mi trovo molto d’accordo con quanto detto da te, anche se la parte del “cliente che ha sempre ragione e che prima di essere mandato male, bisogna provare almeno a convincere, sempre”, non è facile da mandare giù(e in questo sono più d’accordo con Francesco che con te).

    Cazzo, sei un professionista. Loro saranno clienti e non puoi permetterti certo di mandarli male(la parte della “trattativa” è da mettere in conto di default), ma di certo non devi e non puoi arrivare al punto di proporre “lavori per cibo” già all’inizio dell’accordo PER OGNI LAVORO, perché poi la magra figura la fai te.

    Non so se mi sono spiegato. :V

    Un po’ di orgoglio, dai. Anche saper mandare male chi incontro non ti viene è SAPER LAVORARE.

  • Anonymous

    Nel pezzo manca che i grillini hanno detto (a ragione o a torto, non entro nel merito, ma mi pare ragionevole) che nel comune c’erano già degli informatici pagati e rivolgersi ad uno esterno, per un comune che non ha soldi, è stato uno spreco che si sarebbe potuto evitare. Loro hanno criticato in toto la scelta, ed hanno sbagliato, d’accordo, ma questa è una motivazione comunque non da scartare. Detto questo,

    “Non è una cosa di cui vantarsi né da dire con malcelato orgoglio. E’ una sconfitta, porca puttana.”

    No, signori, fare quello che ha fatto l’autore è come cercare di spiegare gli scacchi ad una papera, non li capisce e non potrà farlo, punto. Uno che ti salta fuori con “mio nipote me lo fa a 50 euro” è EVIDENTEMENTE un rincoglionito assurdo. Non puoi far capire qualcosa a qualcuno che è chiaramente convinto di avere la verità in tasca, e non siamo tutti Socrate, dediti al nobile mestiere di ostetrici di idee per permettere al prossimo una sana evoluzione delle proprie idee, in modo che possano essere messe al servizio della comunità. Davvero avrebbe dovuto prendersi cura di questo cretino per fargli fare in dieci minuti i 120 milioni di anni di evoluzione che gli mancano…? Tutti i nodi vengono al pettine: o suo nipote è bravissimo e gli farà un sito strepitoso, o il sito farà cagare e sarà povero di visitatori e pure con errori di grammatica, o il sito farà comunque cagare, ma avrà una marea di visitatori perché all’utente medio non importa una beata minchia del sito fatto bene, ed a quel punto il mercato bolla come “inutili” le competenze acquisite, giustamente, in quanto qualcosa che non porta guadagno è arte, e, nel lavoro, inutile. In ogni caso sarà il mercato, ultimo, spietatissimo giudice della scelta dell’imprenditore, e non c’è appello. In caso, magari il telefono del ragazzo ad un certo punto è squillato e dall’altra parte della cornetta è risuonata una voce del tipo “ciao, ascolta… sono quell’imprenditore con il nipote dei 50 euro… non è che mi faresti magari un preventivo ben dettagliato…? Così, per vedere”.

    Just my 2 cents.
    Rodolfo Bevione

  • Cazzate. Molte aziende “professioniste” cercano di farsi pagare il massimo possibile inserendo limitazioni (ad esempio facendo il prezzo in base al numero di pagine, ogni pagina del sito 50 euro, rendendo impossibile per il cliente inserire o modificare pagine senza contattare l’azienda) quando posso creare con molto meno lavoro un sito in wordpress che l’azienda può liberamente modificare. Stesso risultato, un decimo del prezzo.

    Stesso discorso per le mail associate al dominio, comprare da aruba mail a 10 euro l’anno e rivenderle al cliente a 2/300 euro l’anno, non ditemi che richiede grande lavoro e professionalità da non poter essere fatto da chiunque…

  • marco

    francesco,
    hai scritto un bel romanzo
    peccato che le cose non vanno così

  • Per una volta sono d’accordo al 100%.
    Sarà che sono un consulente 🙂

  • “E’ una sconfitta, porca puttana. Hai perso un cliente, hai perso soldi e tempo”.
    _____________

    Se avesse proceduto col lavoro avrebbe perso molto più tempo e quindi soldi.

  • Anonymous

    Il cliente va subito riconosciuto: c’è il tizio le cui obiezioni possono essere “provocazioni” da 4 soldi per tirare sul prezzo e il tipo che non ha la minima idea di cosa comporti lavorare con la creatività.

    Sta ad ogni professionista individuare la tipologia di cliente: investendo sui primi (come è giusto che sia e in modi analoghi a quelli che proponi tu: ottimo esempio…) motivando e facendo propaganda sul mondo della Comunicazione (benefici, modalità ecc..); ed evitando i secondi che, nemmeno con tutto l’amore del mondo si toglierebbero dalla testa che oltre i 50 euro è un furto, oltre che un’offesa alla loro furbizia(!).

    Poi sta ad ognuno valutare l’utilità di investire anche sugli ignoranti cocciuti/saputelli/improvvisati/zii di piccoli geni, ma questo dipende dalla mole di lavoro che ognuno ha.

    Di sicuro, con il tempo, ho avuto la possibilità di escludere a priori i clienti che non hanno la benchè minima idea di cosa sia un logo, un sito di e-commerce ecc..
    Anche perchè, se quelle sono le premesse, tutto l’iter sarà caratterizzato da problemi di varia natura, anche deprimenti (sigh!).

    E’ stato un percorso delicato, che ha portato spesso a scelte sofferte, ma, ad oggi, chi mi contatta sa già, bene o male, che si parlerà di “progetti” e non di scarabocchi, disegnini o soluzioni pronte in 5 minuti.

    Considerazione: la colpa di tutto questo?

    1 – in Italia TUTTI credono di avere buon gusto/arte nel sangue
    2 – sistemi operativi user friendly e software libero (sì, di essere scaricato illegalmente…)

    Chiusura: le cose cambieranno?

    In parte, perchè dopo i disastri e le fregature ai danni di sedicenti “professionisti improvvisati”, le aziende tornano tutte all’ovile, con le ossa rotte, ma, il portafogli più sgonfio…

    Aloha
    R. (freelance designer felice e contento)

  • Anonymous

    mi piacciono le zinnone

  • Sarò becero e superficiale, ma… Chi è quell’astrofiga bionda?

  • Anonymous

    Mah… mi permetto una osservazione – un cliente che parte in quel modo, “con 50 euro me lo fa mio nipote” è un cliente rognoso.

    Siamo SICURI di volerlo? Sindacherà ogni scelta, metterà in dubbio tutto, cercherà ogni scusa per tirare sul prezzo e farsi fare lo sconto, cercherà di non pagare dopo, o di pagare a 90 giorni. E il lavoro che avevate stimato in un mesetto ne prenderà tre.

    A volte è più saggio rifiutare un cliente che prenderlo.

  • ci sará un motivo (piú di uno in realtá) se ho cambiato mestiere…

    rogne, rogne e ancora rogne, spendano pure i loro 50 euro.

  • Laura

    Carissimo, quando fai narrativa mi piaci parecchio, ma come opinionista, perdonami, finisci nel grande mucchio dei banali. Ho trovato più luoghi comuni in questo pezzo che nelle bacheche FB di un bimbominchia qualunque. Tuttavia la confezione è ottima e continuo a comprarti. Un abbraccio
    P.s. tra le tante, una vorrei commentarla. Abbi pazienza, ma fare il commerciante è esattamente come hai detto tu. Il commerciante non è un artigiano. Il commerciante compra e rivende. Il suo lavoro consiste nell’offrire competenza, gentilezza, un’immagine adeguata e, ebbene sì, pagare un affitto e “fare magazzino”. La formula che hai descritto parlando per esempio di sigarette elettroniche, si chiama, se non lo sapessi, franchising ed esiste da un tantino di tempo nelle forme e nei settori più svariati.
    Non mi frega in modo particolare istruire i lettori del tuo blog sul significato di franchising, volevo solo dirti che chi scrive, qualunque cosa scriva, non dovrebbe mai cadere nell’errore dell’approssimazione. L’approssimazione, e qui esprimo un parere del tutto personale, non è un peccato veniale.
    Una che scrive

  • Pingback: #coglioneNO, o almeno ci si prova | Non al Denaro. Non all'Amore. Nè al Cielo.()

  • Dionimal

    Il lanza, mio compaesano, è un grande. Da leggere.

  • Dane

    Discorso bellissimo che vale solo in teoria. 20 anni che faccio il mio lavoro (mi occupo di produzioni video) e la categoria di quelli che “mio nipote me lo fa con 50€” ha dei blocchi mentali da cui non escono, non c’è niente da fare.
    Il discorsetto fatto al negoziante di borse io l’ho fatto milioni di volte ai miei clienti, ma non gliene è mai fregato niente. Non ho mai accettato di svendermi, ho fatto sempre presente che volendo spendere meno avrebbero dovuto rinunciare a qualcosa e loro han sempre deciso per il prodotto inferiore: se loro reputano che non valga la pena di spendere per qualcosa come ad esempio l’immagine non li convinci.
    Poi ovviamente buttano via una cifra di soldi per pagare sedicenti esperti di marketing perchè non si spiegano come mai la fabbrichetta non riesca ad allargare il giro dei clienti approdando magari anche al mercato estero.
    E tu scuoti la testa pensando “fatti una domanda e datti una risposta, mezzadro”…

  • Tafano

    cazzo ti ho scoperto da poco e sei uno spirito simile. c’hai ragionissima cazzo. complimenti