Devo sistemare l’orto, tagliare l’erba e piantare il basilico. A casa mio figlio urla come un tirannosauro e mia moglie mi da dell’alcolizzato. Ho quindi un’improvvisa voglia di vedere un film al cinema.
Acquisto mescalina, codeina, cocaina, Red label e una decina di Turista per sempre da grattare nell’intervallo, poi vado a vedere Biancaneve.
I film per bambini mi aiutano a smascellare senza paranoie, e dato il film posso stare certo che in sala non ci sarà nessuno.
I critici esperti esordirebbero con una dotta introduzione al film citando le recenti polemiche, le controverse affermazioni dell’attrice, la storia del film del 1937, la politica interna della Disney e com’è cambiata nel tempo.
Io invece farò come faccio con le prostitute quando gli appoggio il cronometro sulla schiena: salterò i preliminari.
LET’S GO.
Titoli.
Una carrozza ferma in una tempesta di neve. Due tizi con una corona di plastica in testa. Uccellini e scoiattoli. Tutto è realizzato in CGI del 1993 grazie a una scheda videoblaster montata su un 486 a 66 MHz e operata da Mohammad, un adolescente in Bangladesh che viene pagato con bicchieri di acqua potabile.
La voce narrante dice che Biancaneve è chiamata così perché è nata in una tempesta di neve, e non perché ha la pelle bianca.
In sala ci siamo soltanto io e i fantasmi di tutte le femministe che ho molestato online, e assieme tiriamo un sospiro di sollievo. Senza questo prezioso prodromo avremmo temuto di vedere una replica di Triumph of the will.
Stacco.
Siamo a Instagramlandia, una Los Angeles medievale dove tutto è allegro e solare, tutti sono belli, diversi, felici. In questa bellissima favola tedesca del 1937 tutti danzano assieme.
Cinesi, negri, messicani, italiani, obesi, storpi, invertiti: c’è persino un buffo omino che – nonostante la serietà della sua uniforme – ci risulta subito molto simpatico.

Biancanegra adolescente gira per le strade assieme a sua madre, interpretata da re Serse di 300, e da suo padre, Gaylord Focker con la barba.
La voce fuoricampo spiega che i genitori governano con amore, così i proletari obbediscono con gioia. Parte la danza del terzo Stato. Gli zappaterra sorridono, offrono fiori, primizie. Sono tutti così belli, puliti, felici e inclusivi che è facile capire come mai nel 2024, negli USA, ci sono state 324 sparatorie nelle scuole.
Passiamo ora a un giardino realizzato da Mohammad con il motore grafico di Age of Empire III.
La voce fuoricampo ci informa che la regina è morta di una malattia. Si presenta Gal Gadot. Il re le bacia la mano, lei dimostra di saper trasformare rose rosse in rose bianche.
«Figurati cos’altro sa fare con quelle mani» mormora il re, e la sposa.
Come spesso capita, però, dopo il matrimonio si cambia. Gal dismette l’aria buona e si trasforma in una mistress sadica e spietata, appassionata di latex, punizioni corporali, dungeon, schiavi superdotati, fruste e catene.
Il re viene mandato a combattere qualche guerra lontana. Lui non obietta, anzi: regala a Biancanegra un ciondolo con inciso “live laugh love” e parte. Nessuno ne sa più niente, nessuno chiede e nessuno si informa.
In realtà Gal l’ha fatto assassinare appena uscito dalle mura.
Ora la regina è libera di sollazzarsi con giuochi BDSM, mentre di giorno rivoluziona il regno; niente più influencer che cantano e ballano in mezzo alla verdura, se ne vanno tutti a dissodare i campi. Riforma l’esercito e manda Biancanegra a pulire i pavimenti.
È cattiva, comunque, perché veste di latex.
Un giorno, mentre Biancanegra passa il mocio nella cucina del castello, sgama un tizio in felpa col cappuccio che ruba patate dalla dispensa.
Felpa col cappuccio, giuro.
Lo affronta senza indugio: «Che scusa hai per rubare?» gli chiede.
«Zia, perché uno ruba patate, secondo te?»
«Devi restituirle, appartengono alla regina.»
«La regina è già abbastanza patata.»
«Posso chiederle di essere generosa e di dare la sua patata al popolo.»
«Tu credi ascolterebbe una sguattera?»
«Sì, se la sguattera è Biancanegra.»
«Chi?»
Offesa e delusa, Biancanegra corre fuori in giardino a parlare con delle aberrazioni in CGI. È sconvolta che il popolo abbia dimenticato lei e quanto bene si viveva sotto il regno della sua famiglia. Le mostruosità digitali le rispondono a smorfie spastiche e muggiti a 8 bit.
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Biancanegra ne è rinfrancata e motivata. Si pompa leggendo le frasi motivazionali del ciondolo. Piomba nella sala da pranzo di Gal Gadot (chiaramente arredata dallo stesso interior designer di Tony Montana) e scatena una straordinaria diatriba socioeconomica.
«Popolo volere torta di mele» esclama.
«NO TORTA DI MELE AL POPOLO» replica la regina.
«Torta di mele al popolo bene.»
«Torta di mele al popolo male» fa la regina, alzandosi e prendendo una rosa con la mano sinistra e un diamante con la mano destra. Li mette davanti a Biancanegra:
«Rosa fragile, diamante duro» le dice «Rosa male, diamante bene.»
Se credete questa scena e questi dialoghi siano un’esagerazione, vi sbagliate di grosso.
Le porte si spalancano, interrompendo lo straordinario dibattito.
Entra Ugumbo, fedele e nerboruto servitore non propriamente tedesco che trascina il ladro di patate. La regina ordina di incatenare il furfante nel dungeon dove verrà punito.
«E ANDIAMOOOO» fa il ladro.
«Maestà, non giusto!» esclama Biancanegra.
«Certo che lo è» fa il ladro «Ho rubato, sono colpevole.»
«La pena non deve superare il reato!» insiste Biancanegra.
«Ma sì, ma sì, vado punito severamente, devo ricevere una sentenza esemplare, la accetto con rassegnazione, procediamo.»
«Mio padre gli avrebbe mostrato pietà!»
«Ma ti vuoi fare i cazzi tuoi?» sbotta il ladro «Sono pronto a una severa, esagerata e brutale punizione. Lesto, Ugumbo, conducimi nel dungeon, ho altre colpe da confessare.»
La regina sospira: «Va bene, Biancanegra: per stavolta sarò indulgente e ci limiteremo a legarlo fuori al freddo.»
«NOO, HO COMPIUTO ORRENDI DELITTI, VOGLIO ESSERE PUNITO» grida il ladro, divincolandosi mentre lo portano via.
Le porte si chiudono.
Di nuovo sole, Gal deride Biancanegra e lei per un istante fa intravedere il S.E.M™, ovvero il temibile Sguardo Emancipato Marvel™ con la testa bassa, la fronte corruggiata e le mascelle serrate.
Ma è un attimo.
Subito torna sconsolata e basita. Fugge. Corre davanti a uno specchio a frignare che vuole smettere di fare la sguattera e sogna non si capisce quale avventura, poi libera il ladro e gli da un pezzo di pane: «Non è molto, ma è qualcosa» gli dice.
Grazie alla scimmiesca sguattera, il ladro ha evitato una sessione BDSM con Gal Gadot e ne ha ottenuto addirittura una rosetta rafferma.
La regina, intanto, interroga ChatGPT per sapere chi è la più bella del reame.
ChatGPT risponde che i vichinghi erano originari dell’Africa, che Hitler era giapponese, che 3+2 fa 36, che l’Ucraina non è mai esistita e che Biancanegra è la donna più bella del reame.
Lei non ne dubita, proprio come mia madre non dubita dei meme di Byoblu che le arrivano su Whazzap.
Convoca Ugumbo e gli commissiona l’omicidio della sguattera. In cambio, gli dice con aria ammiccante, potrà avere “tutto ciò che desidera”.
Non è chiaro cos’abbia meritato Ugumbo quando ha assassinato il re, ma soprassediamo.

Siamo ora in una mappa di Unreal Tournament III 1024×768 senza filtro anisotropico o il processore grafico di Mohammad esplode.
Biancanegra coglie mele rosse accompagnata da Ugumbo. Gli offre una mela solo perché è nero. Lui estrae il coltello per compiere un femminicidio, lei esige delle motivazioni, lui piuttosto di ascoltare quella vocina saccente da nazitella corre a costituirsi.
Biancanegra ci resta male.
Attraversa un bosco minaccioso, finisce in uno stagno, emerge in mezzo ad altre aberrazioni digitali dalle fattezze animalesche. Lei inizia a cantare e i mostri si cimentano in un ballo contronatura.

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Terminato l’immondo sabba, le creature conducono Biancanegra nella casa dei sette nani. Si tratta di sette abominii rasterizzati come Hargid del primo gioco di Harry Potter, o almeno così dice la canzone fatta con i commenti al trailer su Youtube.
Entrano in scena cantando la loro deliziosa melodia.
Nel castello, Gal Gadot interroga ChatGPT. Le dice che Biancanegra è ancora viva. Lei convoca Ubungo e chiede spiegazioni: se non ha una giustificazione, il servo verrà tradotto in catene nel dungeon e torturato.
«SISISI CONFESSO» dice Ubungo «Se vi è rimasta un briciolo di pietà riservatela per Biancanegra, non per me. Con me andate proprio cattiva.»
«Credi di impietosirmi con la tua nobiltà d’animo?»
«Ma neanche per sogno, quale nobiltà d’animo? Io sono una bestia, un traditore, un infame, faccio schifo, ho compiuto innumerevoli malefatte. Mi aspetto inflessibilità assoluta, spietatezza, crudeltà gratuita.»
«Voglio essere buona, Ubungo» dice la regina.
«MA NO, PERCHÈ»
«Se mi convinci che Biancan-
«VI HO TRADITA-AAA, l’ho lasciata vivereeeee, sono colpevolissimooooo.»
«Ubungo, ammiro il coraggio. Puoi risparmiarti le torture se-
«NO-O-O, confesso-o-o-o, assolutamente torture, me lo merito.»
«Ami così tanto Biancanegra da affrontarne le conseguenze?»
«Chi? Ah, sìsìsìsì, la rompicoglioni. La amo tantissimo.»
«Come desideri» dice Gal Gadot «Portatelo nei sotterranei.»

Capisco che sto per assistere a una scena che vale il prezzo del biglietto, invece torniamo alla casetta delle aberrazioni naniche e della sguattera nel bosco.
Assistiamo a simpaticissime gag dove i nani si tirano dietro le cose come quelli de lo Hobbit e altro umorismo da scimmie – detti bambini.
Il giorno dopo Biancanegra va nel bosco, sta per essere beccata dai soldati della regina ma il ladro di patate emerge e la salva. Lei non ringrazia, anzi: pretende il suo aiuto per scoprire cos’è successo davvero a suo padre.
Dal bosco emerge una posse di comparse prese dalla Skidrow. Sono gli allegri compagni del ladro. Vedono i mostri digitali, c’è qualche domanda.
Nasce un dialogo surreale in cui sia Biancanegra che il ladro dicono che i personaggi delle fiabe sono ridicoli, che sono tutte cazzate, assolutamente.
Poi Biancanegra fa la predica ai maschi presenti con atteggiamento saccente e paternalistico, si siede e aspetta i milioni di voti alle urne.
Funziona?
Nella realtà Disney sì.
A furia di essere derisi, sminuiti e umiliati gli straccioni sono ansiosi di combattere e morire per la restaurazione della vecchia monarchia.
Un soldato della regina tenta di assassinare Biancanegra con una balestra. Il ladro si getta contro la freccia, sacrificandosi per salvare Biancanegra, lei di nuovo nemmeno ringrazia.
Mentre i nani lo curano, si limita a guardarlo come gli americani guardano dai finestrini dell’aereo gli interpreti e i collaboratori afghani mentre li lasciano ai talebani.
Aberrazioni digitali naniche e straccioni ballano e cantano. Questa volta Mohammad spreme tutti i 512MB di memoria ram e crea una straordinaria e coinvolgente coreografia nel bosco incantato.
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Il mattino dopo il ladro parte alla ricerca del padre di Biancanegra, mentre lei rimane a casa. Perché va bene l’emancipazione, ma a farsi ammazzare ci vai tu.
Il ladro fa tre metri e viene catturato dai soldati della regina.
Stacco.
Siamo finalmente nel dungeon, dove il ladro in catene si aspetta le mistress, invece trova soltanto uno scheletro pieno di ragnatele e Ugumbo depresso.
«Bella bro, quando arrivano le mistress sadomasochiste?» domanda il ladro.
Ugumbo scuote la testa: «Non è come credi. Era propaganda.»
«Come sarebbe? Allora che punizone ci aspetta?»
«Giornalisti e artisti con tre o quattro molestie sessuali su minorenni nell’armadio ci faranno una lezione su quanto sono progressisti, femministi, inclusivi e arrabbiati contro la transfoba JK Rowling.»
Per un istante rimangono a guardarsi, poi si mettono a tirare insieme la catena per liberarsi.
Ai piani alti, intanto, Gal Gadot crea una mela avvelenata, e una pozione che la trasforma in una insospettabile vecchia.
In Bangladesh, nonostante un’inondazione abbia spazzato via metà villaggio di Mohammed, lui si arrampica su un traliccio. Lì c’è ancora elettricità. Elabora il file con un portatile Compaq e lo invia alla Disney, permettendoci così di assistere alla metamorfosi digitale di Gal Gadot.
La regina corre alla casa dei nani e consegna la mela avvelenata. Biancanegra la mangia e sviene. Nei sotterranei, il ladro e Ugumbo si liberano e si dividono i compiti: lui corre da Biancanegra, mentre Ugumbo diffonderà manifesti bolscevichi tra le guardie.
Il ladro arriva a baciare Biancanegra, che – al solito – non lo ringrazia e anzi gli dice di guidare nani e straccioni contro il palazzo della regina.
Lui lo fa.
Biancanegra arriva alle porte del castello supportata dal popolo. Qui Mohammed ha chiaramente saccheggiato gli scarti del Tagliaerbe, e la scena sembra un po’ più finta del previsto. Ma se ne accorge solo uno spettatore esperto.
La regina scende.
Segue il solito straziante faccia a faccia di dialoghi stereotipati davanti alla folla come nelle romcom anni ’90. Grazie alla retorica bolscevica diffusa da Ugumbo, comunque, i soldati si ribellano, Gal Gadot rosica, scassa ChatGPT e rimane uccisa da lui. Biancanegra ora può regnare e tutti vivono felici e contenti, tranne il ladro che nessuno lo vede più e nessuno se lo caga.
La morale è che gli uomini poveri si mandano combattere, ma non si sposano.