Dalle stelle alla fica



«Non sarebbe bello essere delle persone importanti? Sapete, fare la differenza, essere conosciuti, aver soldini e fama? Conoscere persone che altri non possono conoscere, entrare in posti che per altri sono accessibili, avere dei privilegi, essere speciali? La risposta, ovviamente, è sì. C’è chi lo ammette serenamente e chi inventa buffe scuse retoriche. 

La parola più quotata nell’ambito comunicativo è “ESCLUSIVO”. Se io faccio un posto dove puoi entrare quando vuoi con chi vuoi ci verrai una volta per sbaglio. Se io ti dico che è riservato ad una clientela d’elite pagherai somme stratosferiche per riuscire ad intrufolartici. In parole povere, se il tramonto fosse a pagamento lo guarderebbero tutti. 

Se vi guardate attorno vedrete persone indossare e comprare oggetti totalmente ridicoli per somme altrettanto ridicole. Andiamo, se nel nel 2000 avessimo visto un uomo con camicia fucsia attillata con scritto a brillantini “baci e abbracci” avremmo riso allo spasmo. Appena saputo che l’aveva pagata 200 euro saremmo morti rotolandoci per terra. Il motivo, oltre allo stare al passo coi tempi, è l’emulazione. Come quando eravam bambini e giocavamo a “facciamo finta che”. 

Mi compro occhiali da 280 euro per fare finta che.
Compro una macchina che fa 6 chilometri con un litro per fare finta che. 

A questo ragionamento può arrivare chiunque ed è talmente sdoganato, talmente banale, talmente ovvio che sta cominciando a diventare fuori moda. Non basta vestirsi e guidare per fare finta che. 

Non è più convincente, non è più APPAGANTE, serve qualcos’altro.
Ora serve addirittura pensare, per fare finta che. 





Se c’è una cosa che l’essere umano non sopporta è il non conoscere: l’ignoranza ti fa sentire piccolo, indifeso, e soprattutto spaventato. Se io dico “qui dentro fa freddo, c’è qualcosa che non va” spavento. Se io dico “qui dentro fa freddo, è schioppata l’aria condizionata” la gente mi ignora. Dai un nome al mostro sotto al letto e farà subito meno paura. 

Se legate queste due cose insieme, escono i dietrologi, i complottisti ed i cacciatori di cospirazioni. 

Persone che non sopportano né accettano di essere piccoli e di non essere in grado di fare la differenza; odiano chi è al potere ed accusano lui di ogni loro fallimento; cercano in ogni modo di attribuire al potente le colpe di ogni cosa, anche le più fantasiose storielle. Se mia moglie mi fa le corna non dipende dal fatto che io la chiavo solo il 31 del mese, dipende dal fatto che la CIA sta emanando onde mentali che fanno il lavaggio del cervello alle persone. Se il mio capo redattore mi butta fuori a calci nel culo non è colpa dal fatto che io non faccio un cazzo dalla mattina alla sera: è colpa di Berlusconi, dei comunisti, della CIA, dei terroristi. 

Perchè io non sono un granello di sabbia. Io POSSO FARE LA DIFFERENZA, magari con petizioni online o catene di S. Antonio. Non c’è niente di più difficile, al mondo, che ammettere di non contare un cazzo. 



Così nascono cazzate improponibili come le scie chimiche, le torri gemelle abbattute dagli americani, il tubo Tucker ma soprattutto, signora, nascono i profeti: gente che non propone mai un cazzo ma attinge dal bar sport presente in ogni città, quello dove ci si trova a parlar male del governo. 

Questi profeti del nulla hanno la capacità del caccapupù elitario: ovvero dicono banalità sconvolgenti (i politici rubano, i gay sono uguali a noi, gli immigrati non sono tutti cattivi, le donne devono essere uguali agli uomini, l’erba è meglio del cemento, la pace è meglio della guerra, la CIA fa cose segrete, i giornalisti sono faziosi, i gattini sono teneri, le veline sono sceme, la merda puzza, l’acqua è bagnata). 

Vendono queste verità come elitarie, raccogliendo un gruppo di persone attorno a loro e dicendo “noi sappiamo la verità, ma ci perseguitano e vogliono chiuderci la bocca”. 

Così fanno finta che. 

Fanno finta di essere importanti, di conoscere, di sapere, e soprattutto fanno finta di credere, perché se c’è una cosa di cui abbiamo disperatamente bisogno è quello di credere in qualcosa o qualcuno. Da quando abbiamo smesso di credere al papa robot crediamo ad ogni puttanata elitaria. I no global, i wannamarchisti, i tuckeristi, i grillini, i travaglisti, i codicedavincisti, gli sciachimisti, gli scientologysti. Si tratta di una “cerchia d’eletti” che ha scelto di credere, non di ascoltate la ragione trasformando il ragionamento deduttivo in induttivo: non più “siccome X è 1, allora credo che” bensì “siccome credo 1, allora è X”. 

Si tratta di persone che credono.
Avere fede in qualcosa implica la cecità totale, l’assoluta mancanza di obiettività o di possibilità di dibattito. Tu sei una donna intelligente che è in grado di ragionare con la propria testa, credi ai fatti e non parli per fede o pregiudizi. Quindi ora girati e proviamo nel culo» 

«MA NON ABBIAMO LUBRIFICANTE! » 
«…secondo te cosa ci fa quella noce di burro sul comodino? »
  • Anonymous

    Finale inaspettato!
    Dobbiamo credere che le grilline non ci provano nemmeno?

  • Uahahahahah!! Sei genio, Nebo!

  • Anonymous

    Sono d’accordo fino a un certo punto. Credere a qualcosa è una necessità per l’uomo. Anche solo credere che il mio tostapane non mi esploda in faccia quando lo faccio partire e che quando compro una bottiglia con scritto “acqua”, che sembra acqua, che sa di acqua, in realtà non è cianuro, ma acqua.
    Inoltre ogni uomo “crede” in qualcosa, i suoi valori. Un mondo migliore (qualsiasi cosa questa parola voglia dire). La “democrazia”. Fare un sacco di soldi e andare col motoscafino al largo a guardare i buzzurri sulle spiagge libere. Saperne di più sul mondo di quanto ne sapevi ieri. Risolvere un problema. Risolvere il problema di entrare in più buchi femminili possibili prima della mezza età e oltre.
    Ognuno di noi in definitiva alza il culo dal letto ogni mattina per quello in cui crede.
    PS. “siccome X è 1, allora credo che” e “siccome credo 1, allora è X” non sono dei ragionamenti nè induttivi nè deduttivi tecnicamente. Dipende da come saturi la X. Inoltre nel primo c’è una variabile nascosta, che porta ad avere tre variabili, contro le due del secondo esempio. Ma queste sono solo cazzate tecnicistiche.

  • UndergroundNick

    D’ accordo con te su tutto ancora una volta, però quella che descrivi tu non è tanto fede quanto fanatismo.