Perché ho scritto Investigazioni Pernice

Perché ho scritto Investigazioni Pernice

Molti hanno paura che l’Intelligenza artificiale distrugga posti di lavoro.
Io invece credo che NIENTE come algoritmi, formule, prassi, protocolli ammazzino il divertimento.

Oggi l’IA può davvero scrivere un film o una serie TV.

Il problema non è la creatività alla base, quanto in cima.

Case editrici, case di produzione, etichette discografiche, sono gestite da manager e avvocati piuttosto che da persone dotate – o interessate – alla creatività.

L’ultima stagione di Boris parlava dell’algoritmo che esige e pretende ogni personaggio abbia delle caselle spuntate.

Non è un’invenzione o un’iperbole.
È davvero così.

Quella roba esiste.

Se vedete una tale mole di sequel e così pochi film originali è perché l’algoritmo dà una percentuale di successo maggiore in partenza, rispetto a una trama originale.

Di recente c’è stato un piccolo terremoto perché una casa editrice (branca di una molto grande) è stata rasa al suolo.

Chi l’ha deciso è una tizia appena uscita dall’università, la quale sostiene che ora esista un algoritmo capace di sapere in anticipo se un libro sarà un best seller o meno.

Oggi l’essere umano lavora già per le macchine, e questo, in teoria, è un bene.
Bene per gli alberi, per l’ambiente, per la qualità media delle opere.

Ma quanta varietà ci aspetta?
Quanta sperimentazione?

E alla fine: quanta roba che non sa di plastica avremo a disposizione?

Molte esperienze si godono proprio per la spontaneità.

Mangiare in uno stellato Michelin è una figata. Ma l’aglio&olio a vent’anni dopo la discoteca? La Diana rossa fumata al bar dei cinesi col birrino diluito e i vecchi coi grattini?

L’equivalente di quei libri lì, che fine faranno?

Le avventure pecorecce, i filmetti senza pretese, i ritratti di personaggi grotteschi, le infradito in spiaggia sul piede calloso, la pancia pelosa, il non sapere dove stai andando.

Goderti il viaggio, i bar sfigati, gli esseri umani fuori da Instagram.

Ecco, ho scritto Investigazioni Pernice perché volevo creare una cosa simile.

Fotografie, storie, non raccontate nella maniera tradizionale, ma sentite per caso in un bar.

Dettagli.

Qualcosa che non dovesse passare per un agente che poi lo passa a un selezionatore che poi lo passa al manager che poi lo passa a un ventaglio di editor, calendarizza la distribuzione, stabilisce il messaggio, valuta il mercato, inserisce personaggi inclusivi, toglie riferimenti per massimizzare la possibilità di posizionamento nella selezione del premio.

Volevo i bucatini alla zozzona e addormentarmi sul tavolino.

Se siete pronti alla tazzina di caffè lavata male e all’odore di candeggina, buona lettura.