La vera trama de Lo Hobbit 3

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Avevamo lasciato Hamas e la compagnia dei nani McDonald nella montagna proibita dopo aver fatto conoscenza col signor Morte-Distruzione-Smaug, un drago che Internet ha definito “sfaccettato, complesso e molto profondo” perché è un personaggio senza vita affettiva che vive in un buco senza uscita sommerso di oggetti che non gli servono, modo letterario per definire un paladino di 90° livello su World of Warcraft. Tra loro c’è Bilbo Teabaggins, che tutti ben conosciamo.

Nella valle sottostante, a Venezia, il nano figlio del peggior giavellottista del mondo è stato ingabbiato perché incarnava la profezia per cui non dovevano farlo entrare in città, quindi la cosa migliore da fare è tenerlo in città. Gli altri nani, tra cui quello fissato con l’interrazziale, cazzeggiano in giro.

Morte-Distruzione-Smaug plana su Venezia bombardandola col napalm. Il nano incarcerato si libera dalla prigione come fosse di cartapesta, usa il proprio figlio per costruire una balista di fortuna e si prepara allo scontro epico con Smaug che tra monologhi tonitruanti e frasi drammatiche sicuramente impiegherà molt
Muore.

«Smaug è morto» annuncia Bilbo, guardando Venezia dall’alto della montagna proibita.
«Ma smettila» sbuffa un nano.
«Raga, sul serio. È volato in cielo, ha urlato e s’è smaltato per terra»
«Seh vabbè, Smaug Taricone»
Risatine soffocate.

«Ha gettato il sangue sul serio, deficienti!»
«Bilbo, c’han fatto due palle così col personaggio enigmatico e complesso, le profonde pieghe della sua psiche travagliata… figurati se muore»
«È morto che pare il M5S!»
«40 minuti per uscire da casa tua e per accoppare fuoco-morte-distruzione una sveltina? Dai, per cortesia»

«E’ MORTO!»
«Ma va là»

«Se guardassi il cazzo di Bossi vedrei qualcosa più vivo di Smaug»
«Impossibile»
«SE GUARDASSI YARA CHE CAVALCA IL CANE CON L’EBOLA SU PER LE SCALE DELLE TORRI GEMELLE
«Basta!» lo interrompe Hamas «La voce della morte di Smaug si spargerà in fretta, tutti vorranno l’oro della montagna» medita, preoccupato.
«C’avevo parlato con Smaug, era forte» geme Bilbo, sedendosi «orbo come una talpa e privo di motivazioni come me, sì, ma comunque aveva più spessore dell’imbecille lì» dice indicando con la testa un nano a caso.
«Cerchiamo l’arkengemma» dice Hamas «o meglio, voi la cercate, io mi siedo sul trono di marmo nella stanza buia a parlare da solo»

Stacco. Gandalf è imprigionato in una gabbia circondato da orchi e fantasmi, arriva l’elfessa con l’agente Smith di Matrix e lo stregone cattivo del Signore degli Anelli, si menano coi mangiamorte di Harry Potter, Gandalf rimedia il solito ciclomotore cavallo non si sa da dove e galoppa verso Venezia per avvisare che un casino di orchi palestratissimi sta arrivando per appropriarsi dell’oro con cui pagare l’abbonamento al Mordor fitness center.

A Venezia il nano figlio del giavellottista diventa l’eroe degli sfollati e organizza l’evacuazione nella città abbandonata sulla terraferma, cioè Mestre. L’altro nano fissato con l’interracial flirta con l’elfessa che a parte citare Fabio Volo non serve a nulla. Questa portentosa compagine di profughi giunge a Mestre trovando milioni di elfi in armatura, anche loro giunti lì per battere cassa. Nella montagna Hamas decide di barricarsi dentro facendo costruire agli sgherri un muro di Pongo a mo’ di porta. Il portavoce degli elfi giunge sotto le mura cavalcando un alce.

«Ha ha ha, ma vaffanculo» ride Hamas «dai cazzo, era più dignitosa la Lambretta»
«Poche storie, vogliamo la nostra parte di grana!» tuona l’elfo.
«Per farci cosa?» risponde il capo terrorista «che ve ne fate, vivete per migliaia di anni!»
«Appunto! Ogni pranzo di natale coi parenti par la distribuzione degli aiuti umanitari a Mogadiscio! E’ meglio morire qui che dover affrontare una cena con la famiglia di mia morosa, al settordicesimo bisnonno che mi chiede che lavoro faccio m’ammazzo comunque! E poi…»
«…poi?» chiede Hamas, curioso.
«…dobbiamo pagarci un nuovo interior designer, va bene?» spiega il portavoce.
«Un cosa?»

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«Ma l’hai visto Gran Burrone!?» strilla quello « Mia nonna ha la camera da letto al ventesimo piano e il cesso in cantina, si caga addosso al decimo e si riaddormenta al tredicesimo! Ogni mattina c’inciampo, sveglio a calci lei e atterro sulla sua merda io!»

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«Io tornavo a casa dal lavoro alle nove di sera!» grida un soldato elfo «piuttosto che fare cinquanta piani di scale per trombarmi mia moglie preferivo incularmi l’inquilino del primo piano! Ho divorziato e lei s’è buttata dal balcone per disperazione! Abbiamo dovuto fare i funerali col paracadute o arrivava già putrefatta!»
«Poi tutte ‘ste cazzo di cascate senza ringhiere, in un mese totalizziamo più affogati dello sbarco in Normandia! Siamo l’outlet delle barriere architettoniche!»

«Calma, calma» fa Hamas «capisco le vostre ragioni, in questa montagna è tutto marmo a chilometri sottoterra, fa così freddo che mentre uno cagava è caduto ed è morto impalato. Ma l’oro è solo mio»
«E cosa ve ne fate, voi nani?» domanda l’elfo.
La compagnia dell’obesità si gira verso Hamas, incuriosita. Nessuno di loro saprebbe rispondere.

 

 

 

 

«Bè… statue, perlopiù» fa spallucce lui «…ma grosse, tipo»
«Anche il vostro interior designer è un genio»
«Eh, non si finisce mai di impalare»

La compagnia di Hamas è composta da undici obesi e un muro di plastilina, gli elfi sono milioni incattiviti e ben armati. Non si capisce perché trattare quando potrebbero fresargli il buco del culo ruttando, ma proprio quando questo pensiero sfiora l’elfico portavoce, arrivano gli orchi. Inizia il massacro. Risulta subito chiaro che gli ufficiali degli elfi si sono addestrati su Internet, in quanto l’organizzazione di fanteria, cavalleria, arcieri e artiglieria consiste nel buttarli tutti dentro a cazzo. I fabbri delle armature invece devono averli presi tra i mastri vetrai di Murano perché sono bellissime lucidissime e offrono la stessa protezione dell’imene di Valentina Nappi.

«Sai, Bilbo, m’è venuto in mente che Smaug con tutto quell’oro forse doveva pagare l’ENI» mormora Hamas, osservando la battaglia.
«Mentre ci pensi faccio un salto alla Feltrinelli» risponde Bilbo, calandosi dalle mura e portandosi dietro l’arkengemma.

Nel campo di battaglia arrivano i parenti dei nani che combattono fianco a fianco con gli elfi. Segue siparietto di Legolas che conduce la sospensione dell’incredulità in un campo e la giustizia con una pistolettata alla nuca. Hamas va nelle viscere della montagna, si cala un acido, fa un trip peso e ne esce allucinato. Smonta il muro di pongo e conduce gli undici obesi all’attacco al rallenty, arriva al rallenty, parla al rallenty, mena al rallenty. Purtroppo gli orchi son gente pragmatica e continuano a decapitare, mutilare, squartare gente come se niente fosse. In disparte quelli che dovrebbero essere i protagonisti chiudono le loro linee narrative con duelli contro orchi personalizzati. Hamas si trova su una lastra di ghiaccio contro l’orco capo, che sospetto essere lo stesso attore di Avatar, di Cowboy contro alieni, di Super8, di John Carter, insomma quello che cammina stringendo i deltoidi per evidenziare le possenti spalle. Il duello finisce che s’ammazzano a vicenda nell’indifferenza del pubblico che odiava Hamas molto più dell’orco. Kate le prende da un goblin e sta per morire ma arriva l’elfo interracial che muore, allora Kate passa a un altro goblin e anche qui sta per morire. Lo sguardo di lei è disperato, fiero, spaventato, coraggioso. L’orco è immenso e spietato. Per un istante, caricando il colpo ferale, il mostro alza gli occhi al cielo dietro di lei. L’espressione di rabbioso trionfo gli si scioglie addosso, poi gli sceneggiatori e il regista lanciano la scelta più coraggiosa di tutta la trilogia:

A-ding-ding-ding, ha-ha-haaa, dice Afric Simone dalle casse dell’impianto, a-ding-ding-brrrr, Rama-ya!

Wham! Le luci del cinema s’accendono come d’incanto, dal soffitto cala una palla da discoteca. Per un errore di trascrizione nella sceneggiatura, Radagast è stato trascritto Ramaya. La sala è tutta in piedi mentre sullo schermo Afric Simone cavalca le aquile verso la battaglia finale. E’ una scena bellissima che vale il prezzo del biglietto. Siamo tutti che balliamo cantando e abbracciandoci. Tanto, ormai, nessuno ci rimborserà mai il prezzo del biglietto.

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Afric Simone si appresta a risolvere quello che all’apparenza sembrerebbe l’ennesimo blocco narrativo causato dalla più assoluta ignoranza delle più elementari nozioni di storia militare europea, ma MIRANDA TUMBALA

tumblr_inline_mid81qar7Q1qz4rgpBOKUKO RAMAYA!

Le aquile planano tra le fila degli orchi, decimandoli.  Legolas col fucile Barrett su una torre uccide l’orco che stava per uccidere Kate, poi vola. Vola, sul serio. Legolas vola. Atterra su un sasso che fluttua nel cielo tipo Sonic, si gira verso il basso e grida al generale degli elfi che mettere donne in fanteria e uomini arcieri si è inaspettatamente rivelata un’idea del cazzo ma HEY JAMBOJI BARA BARA, qual è il problema?

Stephen-colbert-celebration-gifLALA LALA LA LA!

Decapitazioni, mutilazioni, sangue, squartamenti ballano sullo schermo e balliamo noi, dimenticandoci che in un film di Hobbit si suppone dovrebbero esserci hobbit mentre l’ultima volta che ho visto Bilbo stava dormendo su un sasso trenta minuti fa. M’importa? BOKUKO RAMAYA. Metà protagonisti sono morti senza che io abbia capito che erano protagonisti, l’antagonista è sbadatamente morto nel prologo ed è stato sostituito dalle comparse orche del primo film, MIRANDA TUMBALA?

tumblr_mbr3owhfBh1qbexe6o1_250OH OH OH RAMAYA!

Gioiamo e balliamo felici perché sono riusciti a truffarmi, mai avrei osato mettere piede al cinema se la trilogia si fosse chiamata “Lo Hobbit – Chi l’ha visto”, se mi avessero detto che avrei speso oltre venti euro per guardare undici spiderman obesi senza storia o personalità messi lì senza motivo tipo me in una facoltà di lettere, ma che importa?

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La battaglia termina: contro tutti i pronostici gli orchi hanno perso di nuovo. Bilbo torna nella Contea e scopre che gli stanno vendendo gli stracci credendolo morto. Lui si barrica dentro e per 110 anni scrive questa perla di storia. Il film si conclude con Gandalf che gli fa una visita, iniziando una trilogia vera.